Keep on blogging

10 reasons why. Maybe too obvious, or maybe out of date. To me these are still valid: 

From the post of Alisha on Medium:

  1. Practice makes perfect: Blogging is a great way to keep the writing juices flowing regularly. Perfection may be a pipe dream but a fixed writing schedule is a step in the right direction.
  2. Learning to accept failure: I have had blogs with over 8k views and some with barely 50 views. I write each article with the same passion and diligence, so after all the rollercoaster highs and lows, I have moved from “It’s not them, it’s me” to “ It’s not me, it’s just not my day”.
  3. That one amazing response: Sometimes, a reader responds with such positive feedback, that the afterglow lasts way beyond the self-doubt of your blogging ability.
  4. A sense of belonging: It’s a community, away from our real worlds. The membership criterion is to write, and it’s a place in the digital world to call home. A happy Medium (pun intended).
  5. Instant readership: Blogging is probably one of the fastest ways to be read right away, by people all around the world. That anticipation is worth the journey and if the recommends pour in, that’s instant gratification.
  6. Visibility: Even if readers do not read your blog, they cannot avoid noticing your name, if it pops up often enough. Sooner or later, the familiarity may breed curiosity (exercising literary license here).
  7. Making connections: When I was tagged top writer in Feminism, I was approached by a couple of sites to blog for them. Even before that, my blogs were featured outside Medium. One of my posts made its way to a magazine in the Middle East! Blogging is a great way to make connections on an international podium.
  8. Therapy: Blogging is a great form of therapy. There is complete creative freedom which really helps when one wants to vent or voice their opinion.
  9. Get smarter: Many a time, blogs require some sort of research. In the process, there is always something new to learn. After all, knowledge is power. I consider it a win-win.
  10. The cool quotient: There’s always the family members and friends who will read your blog. Usually, they think it’s cool to be a blogger because writing is not everyone’s cup of tea.

WONDERBOOM. Piccola ed esplosiva

Un mesetto fa sono stato invitato da Ultimate Ears (Brand di Logitech) all'evento di lancio di WONDERBOOM. Questo minuscolo giocattolino qui sotto: 

Wonderboom

Che cos'è?

No, non è affatto un giocattolo, ma un piccolo mostro di potenza musicale. Wonderboom è infatti una cassa bluetooth dal praticissimo utilizzo. Oltre ai tasti che vedete in foto e la porta USB, posta nell'area posteriore per la ricarica, non presenta altre difficoltà.

Non solo, la cassa pur essendo delle dimensioni di un'arancia sprigiona una potenza incredibile. Ho come metro di paragone Sonos, e devo dire che a tratti raggiunge gli stessi livelli di ampiezza di volume, capacità di gestione bassi e pulizia dell'audio. La settimana dopo l'evento ho avuto modo di portarla con me in un paio di viaggi, nel primo di questi ad esempio gli amici della stanza accanto hanno sentito la mia musica come se fossero lì insieme a me.

Qui un po' di specifiche tecniche: 

  • Livello audio massimo: 86 dBC
  • Gamma di frequenze: 80 Hz – 20 kHz
  • Driver: due driver attivi 40 mm e due radiatori passivi 46,1 mm x 65,2 mm

Come se non bastasse la cassa è anche impermeabile e immergibile in acqua facendo attenzione alle specifiche: può essere immersa fino ad 1 metro di profondità e rimanerci per circa 30 minuti. Non solo, resiste anche alla polvere. Insomma, perfetta per piscina e spiaggia. 

La potete acquistare su Amazon per 99.99 eur. La cassa mi è stata regalata da Ultimate Ears al termine dell'evento. 

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Sul perché (forse) non ci sara il "prossimo" Social Network

There’s simply not enough hours in a day for everyone to use every social network out there. And so you have to choose the two or three or four that all your friends are on. And again, those are already established. So you see why this is such a mountain to climb. In the early days of the App Store, the mountain was more of a molehill. Now it’s Mount Everest.

A dirlo è M.G. Siegler

Il tempo a nostra disposizione è poco, dobbiamo essere certi di utilizzare servizi sui quali abbiamo amici e conoscenti piuttosto che dedicarci a costruire reputazione e relazioni in un posto nuovo. 

A mio modo di vedere, siccome sui fronti comunicativo (WhatsApp), quello di community (Facebook) e audivisivo (Youtube, Instagram, Snapchat) siamo già alla saturazione, aspettiamocene, se mai ci saranno, alcuni di molto verticali. Del resto per competere dovresti fare qualcosa che a) non esiste ancora o se esiste b) che sia in grado di catalizzare l'attenzione della massa perché offri un servizio ampiamente migliore del tuo diretto competitor. 

Del resto siamo animali abitudinari, anche su Internet.

 

Comunicare non è affar semplice

Il problema di comunicazione dipende comunque dal contenuto dei messaggi, dalla forma in cui i messaggi sono espressi, dalla relazione tra chi comunica e il suo pubblico e dal fatto che il pubblico “giusto” (se vogliamo usare l’inglese, il target) sia effettivamente raggiunto dal messaggio trasmesso. Se davvero c’è un problema riguardante la comunicazione, vuol dire che qualcosa non ha funzionato (e dunque che c’è stato un errore) a uno o più di questi quattro livelli: contenuto, forma, relazione, pubblico.

Annamaria Testa su Internazionale racconta in termini semplici la comunicazione e quell'arte diversamente semplice di saper comunicare.

Forma, relazione, contenuto, pubblico. Termini che in pochi tengono in considerazione quando si cimentano nel veicolare un qualsivoglia messaggio.

Sempre bene ripassare, ogni tanto. Come il Manifesto di ParoleOstili.

The dirty little secret of streaming services

The dirty little secret of streaming services is most people don’t even finish a song, they skip around. They’re looking for that hit of dopamine that satiates, and if they don’t find it immediately, they’ll move on. They’re especially interested in the work of stars, and this has less to do with the stars and their work than the society we now live in. Stars are rallying points in a Tower of Babel society. No one has seen the same niche movie as you or listened to the same niche song, but if you listen to the work of a star you can participate in the discussion, you can belong, and the truth is although the internet has provided endless verticals, we want to be in the big horizontal, we want to be a member of the club.

Via Lefsetz Letter

Il nostro futuro

Per chi non mi conosce veramente, il più delle volte posso risultare poco empatico, disinteressato, intollerante e magari anche un po’ rompi coglioni.

Ma se c’è una cosa che davvero riesce a non lasciarmi indifferente è quando l’Italia viene raccontata. Nel bene e nel male. 

E si, se non mi conosci penseresti leggendo questo blog che le mie polemiche siano soltanto nei confronti di ciò che non va in Italia, commenti distruttivi senza riguardo per quanto di buono c’è, si fa e si continuerà a fare. 

Ed è per questo che forse non dovrei vedere Le Iene. Probabilmente il format non lascia quasi mai spazio al contraddittorio, è vero, ma ci sono storie e racconti da far rabbrividire, in grado di colpire duro. Costanti rafforzi per la mia negativa opinione del nostro futuro.

Per farmi notare quanto ancora lavoro ci sia da fare, quante generazioni andrebbero educate per evitare di vedere servizi come questi:

O come questi:

Li ricollego immediatamente ad un altro servizio di un po’ di tempo fa. Mi siedo. Rifletto. Mi calmo e dico, ma è mai possibile?

Evidentemente sì. E le frasi populiste del tipo invece di stare qui a lamentarti prova a fare qualcosa. Ma cosa? Di azioni concrete e civili dovrebbero essere fatte attraverso la politica, così mi hanno insegnato.

Ma se è la politica per prima ad essere nella maggioranza dei casi connivente ad un sistema nazionale dell’arrangiarsi, del fregare il prossimo, di pensare al proprio benessere e solo a quello, di sentirsi e venir pubblicamente conclamati come furbi e superiori se si riesce a rubare o imbrogliare lo Stato o il nostro vicino. 

Che fare?

Emigrare? Stare zitti e sopportare? Provare a fare qualcosa oltre a comportarsi onestamente?

La risposta pare non essere così scontata. 

Le buone regole della comunicazione

Parole O_Stili è una conferenza sulle parole, il linguaggio e piu in generale la comunicazione che si sta svolgendo in due giornate nella meravigliosa Trieste.

Oggi è il secondo e ultimo giorno e si può seguire la diretta streaming da qui: http://www.paroleostili.com/streaming/

Per mia sfortuna né ieri né oggi ho seguito lo svolgimento dei lavori, anche se ho avvistato qualche panel molto interessante che mi auguro di poter rivedere in differita.

Nel frattempo, credo sia doveroso condividere queste brevi, ma preziose regole che dovrebbero essere un mantra in qualsiasi occasione

Online od offline, siete sempre voi. Siamo sempre noi. Schermo e tastiere sono solo un pretesto molto comodo. 

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Anche un apostrofo rosa deve rispettare la grammatica

E di licenze poetiche non possiamo parlare. Perché la pubblicità non è poesia. È una comunicazione per attirare l'attenzione verso il proprio brand o prodotti.

La poesia è la comunicazione di uno stato. La poesia è vero amore.

Il resto sono markette per attirare audience e fare più soldi.

L'altro ieri esce un po' dappertutto questa comunicazione da parte del canale televisivo Real Time. Calcando, sempre che sia stata voluta, molto bene le logiche di #shitstorming in grado di scatenarsi sui social network quando è il momento di far polemica e, altrettanto, sfruttando la logica del "purché se ne parli" e visibilità ad ogni costo.

Come presumibile, in tanti hanno condiviso additando e sfottendo l'errore voluto o meno. Io stesso ho condiviso il messaggio qui sopra, ma per un motivo molto diverso.

Ma andiamo con ordine. La campagna nella sua interezza si rivela poi nella giornata di ieri, San Valentino, scoprendo il vero l'intento di Real Time di considerare l'amore senza genere e quindi la richiesta all'Accademia della Crusca, attraverso una petizione, di poter accettare l'utilizzo anche dell'articolo indeterminativo un' con l'apostrofo quando si vuole scrive amore.

Ora, a me è interessata analizzarla dal punto di vista della mera comunicazione. E quindi facilmente potreste dirmi, le stai dando ancora visibilità. Ma poco mi importa. Plauso all'intento che di questi tempi fa sempre bene nel sottolineare un amore privo di genere, ma costruirci attorno una campagna per aprire una petizione all'Accademia della Crusca mi è suonata tanto come la trovata di voler premiare Internet con il Nobel per la Pace di qualche anno fa.

Da libretto del marketing aggiornato all'anno domini 2017 tutto è stato fatto seguendo i dettami. Word of mouth, far incazzare l'italiano medio, sharing violento, happy ending. Immagino che per un canale non di prima fascia, a livello di clic, visualizzazioni e commenti la campagna sia stata un discreto successo.

Dall'altra mi è parsa tanto una furbata e possibilmente farei un'analisi della reputation e della percezione di Real Time, adesso, a chi è stato toccato dalla campagna. Perché personalmente a me ha dato parecchio fastidio. Non sono un grammar-nazi, ma mi infastidisco molto nel vedere errori da quinta elementare, ancor più se debitamente sfruttati per costruirci una campagna di marketing.

Lorenzo lo dice bene in chiusura del suo post:

Ed è qua che una pubblicità geniale nell’attuazione fallisce in parte il suo intento: un messaggio positivo, come è quello di Real Time, si basa sulla condivisione di un valore e non sull’instillare il senso di colpa in chi semplicemente vuole rispettare la grammatica.

Poi se vale tutto, se ogni cosa deve essere il pretesto per calpestare la lingua italiana, anche tirar fuori argomentazioni sessiste e di genere, beh non è sicuramente il modo di fare marketing e comunicazione in grado di colpirmi e rispecchiare i miei valori.

Continuerò a non guardare Real Time, con buona pace del boss delle torte.