Bye bye Medium (?)

Medium, la piattaforma dedicata a blogger e scrittori che sta puntando a creare una solida community formata da creatori di contenuto, ha da poco rilasciato il suo ennesimo aggiornamento sia grafico per le app mobile e tra poco inizierà a pagare gli utenti che hanno deciso di attivare il loro partner program.

La novità da poco introdotta che fa più discutere è quella degli "applausi". Al termine di ogni articolo c'è una graziosa icona a forma di 👏. Più "claps" si ricevono più si ha la possibilità di monetizzare, stando a dei calcoli proprietari di Medium.

Insomma, è come se su Facebook creaste un canale dedicato a degli abbonati e veniste remunerati in base al numero di like. Un sistema piuttosto basico per calcolare la bontà di un contenuto.

Come ricorda  bicyclemind, citando Dave Winer, la trovata sembra essere di quelle di una piattaforma alla frutta, che inoltre ha perso e continuerà a perdere pubblicazioni del calibro di The Ringer:

 Change is afoot on the Medium side of things. Earlier this year, Film School Rejects and Pacific Standardmoved away from the platform; this month, the Awl announced that they went back to WordPress with their old custom theme. The Ringer and Backchannel also left Medium. Once again, I can tell those sites apart from each other.

Insomma, la community è bella, ma nessuno vuole vedere annaspare i propri contenuti tra montagne di cartacce. E se per farsi leggere bisogna ricorrere ai vecchi metodi di cross-linkare e spammare sui social, il concetto stesso che sta alla base di Medium va a farsi benedire. 

Restiamo ad osservare. 

Errare in Sardegna

Seduto in casa mia mentre Spotify vola con la mia connessione Vodafone 30€ al mese, perché qui, nel nord della Sardegna, non si può avere una connessione internet a tempo, rifletto sullo scopo ultimo dei blog. 

La verità è che forse uno scopo intrinseco non ce l'hanno, diventano ciò che l'autore del post ha deciso di far diventare il suo piccolo spazio vitale. E se c'è una cosa che ho imparato in questi 10 anni, in cui ho deciso di cimentarmi nello scrivere a frequenza alternata su questi lidi, è il mio personalissimo scopo: tener traccia di come percepisco il mondo. 

Proprio come quell'astronauta che sta qui a sinistra. Osservare la realtà e raccontare come contamina la mia esistenza e viceversa. Non so bene se ci sono mai riuscito per davvero. Ciò che so per certo è che molti post hanno fatto incazzare gente, altri fatta sorridere e divertire. 

Ciò che sto per scrivere penso rientrerà nella prima categoria. Ma debbo precisare che tutto quello che segue mi provoca un dolore enorme. Perché amo l'Italia. Amo i suoi valori e ciò che ci rende riconoscibili nel mondo. Ma solo due o tre, perché nel mondo siamo riconosciuti troppe volte per cose negative, cose che purtroppo riscontro quotidianamente è che in più di un'occasione mi hanno fatto, e spesso ancora, mi fanno pensare di emigrare altrove. 

Ma finché le opportunità lavorative non si presenteranno in modo concreto, sarò della schiera di quelli stoici che restano qui, che cercano anche rischiando botte o la furia di qualche psicolabile lo scontro feroce con i maleducati, i menefreghisti e tutto quel genere di persone che contribuisce ad arricchire il significato negativo di quella lista di valori. Perché? Perché in troppo pochi hanno voglia di cambiare le cose, raccontare ciò che non va, per provare a cambiare.

Ma se c'è, possibilmente, un'altra lezione che ho imparato nello scrivere qui, è che lamentarsi soltanto non gratifica se non il proprio ego, perché lascia le cose come sono, o al massimo risolvono situazioni singolari in modo molto egoisitico.

L'Italia dovrebbe essere un Paese in grado di autosostentarsi e vivere di rendita soltanto grazie al turismo. Dovrebbe essere sempre e costantemente primatista in tutte le classifiche dei luoghi più gettonati, perché abbiamo tutto ciò che una persona in cerca di relax, cultura e divertimento possa aspettarsi da una vacanza.

Eppure. Eppure è un problema vecchio quanto l'Italia stessa. Ci sono casi virtuosi, come la citatissima Emilia-Romagna, e casi meno, dove i servizi e la cortesia sono lontani da qualsiasi standard che un'educazione sana dovrebbe imporre.

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Ho deciso di non trascorrere le mie 3 settimane estive solo e solamente nel nord della Sardegna dopo 15 anni, ma ho speso 10 giorni nella zona di Oristano.
Premessa. Per me la Sardegna è tra i luoghi che preferisco di più nel globo terracqueo. Il clima, il mare e il cibo sono entrati nelle mie vene e non credo se ne andranno mai, è uno di quei posti magici perché solo qui riesco a rilassarmi e ricaricare le batterie prima di riaffrontare le follie della città.

Qui abbiamo dimora, qui i miei genitori vivono almeno 5 mesi l'anno. Una seconda casa, se così posso permettermi di dire.
Ma scontrarsi con la mentalità di qui è complicato. I sardi sono un popolo meraviglioso e delizioso, ma chiuso e testardo che se sai come fare ti aprono il cuore, se no diffidano un po' dallo straniero. Quindi non farò un discorso di campanilismo, perché immagino che come qui anche altrove esistano persone maleducate, svogliate e con l'idea di respingere il turista con disprezzo.

In queste due settimane però ho constato come essere turista ed essere identificato come tale, ha degli svantaggi enormi:

  • Strane pratiche in alcuni supermercati, ovviamente non tutti, dove i prezzi della frutta/verdura vengono alzati deliberatamente perché il tuo accento non è quello giusto
  • Pagare quasi 2.000 € a testa per una struttura a 5 stelle sulla carta, quando una volta lì dargliene 4 era forse esagerato
  • Diventare invisibili per oltre 1 ora ai camerieri di un ristorante perché soltanto con l'intervento di una persona autoctona seduta al nostro fianco, e amica di un cameriere, ci ha permesso di ordinare
  • Ristoranti, tanti, che non rispondono mai al telefono -Perché non ho tempo di rispondere in questo periodo- e quando lo fanno dicono di essere sempre pieni
  • Attendere oltre 20 minuti al benzinaio perché la mia targa non è con la provincia giusta e quindi si continua a chiacchierare in dialetto con i camionisti
  • Respinti in una pizzeria di un villaggio marittimo minuscolo, con tanti posti a sedere in tavolate grandi intorno alle 14.00, "perché non c'è un tavolo per 2"

Siamo stati ben accolti soltanto negli agriturismi, probabilmente per l'ambiente familiare e l'unico posto dove siamo serviti in tempi decenti e trattati con educazione abbiamo pagato 50 euro a testa. Il che è tutto dire.

Il massimo è stato fotografare cartelli come quello di seguito. Fanno sorridere, ma in realtà sono lo specchio di una situazione reale. Lontana dal turista, incurante delle sue esigenze, dove respingerlo è quasi un dovere perché disturba, sporca o inquina.
Quando in realtà il turista probabilmente è solo lì per lasciare, e ben volentieri, il suo stipendio, comportarsi in modo educato e ricevere il minimo sindacabile di accoglienza. (E si, sono conscio dell'esistenza di turisti maleducati, sporchi, distruttori e ladri di sabbia).

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Non so se è un quadretto a voi famigliare, riscontrato anche in altre regioni, o in altre parti della Sardegna. Ed è ovvio che non tutta la Sardegna è così, anzi. I casi virtuosi sono ovunque.

Una cosa è certa, panorami come quelli qui sotto ti mettono in pace con il mondo e ti fanno dimenticare tutto quanto in pochi secondi, la gente continuerà lo stesso a frequentare questi lidi perché si sta divinamente, ma la mia paura più grande è che le cose non cambieranno mai perché tanto vai via tu - arriva qualcun'altro e la ruota riparte.

Basterebbe davvero poco per migliorare l'accoglienza, far diventare questi luoghi posti dove trasformare le esperienze in ricordi. Ma talvolta nemmeno il poco lo si ha voglia di fare.

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Old but gold

What Seth Godin says in his post may be applicable from the very first day of social media advent. Something you should better remember anytime you start your hunt for likes: 

More than ever, people, lots of people, hordes of anonymous people, can watch what you do.

They can see your photos, like your posts, friend your digital avatar.

An essentially infinite collection of strangers are in the audience, scoring you, ranking you, deciding whether or not you're succeeding.

If you let them.

The alternative is to focus on the audience you care about, interacting with the person who matters to you. Your audience, your choice. One person, ten people, the people who need you.

Everyone else is merely a bystander

Non uscire dal giardino incantato

Per contro ad avere la miglior reach organica – non a pagamento – sono gli status [senza link] e i video, naturalmente meglio se nativi, se realizzati ad hoc per essere pubblicati direttamente sulla piattaforma social, sui quali Facebook, come noto, punta alla grande.
Anche “il trucco” di caricare un’immagine e poi mettere il link nel testo, secondo l’analisi di  Socialbakers, funziona sempre meno ed infatti, come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato, la reach organica è mediamente attorno al 3% della fanbase.
Insomma, Facebook fa di tutto per mantenere le persone nel suo “walled garden” e i brand, ma anche i newsbrand naturalmente, faticano sempre più ad utilizzare il social network per portare le persone sul proprio sito web e/o sulla landing page dedicata ad una specifica operazione senza investire in ads.

Pier Luca scrive nel suo post di lunedì una cosa forse banale, ma che sto constatando sempre di più su questi lidi.
Postare contenuti di questo blog sul mio profilo Facebook ha mediamente un'interazione infinitamente più bassa, addirittura minima, rispetto a contenuti nativi "caricati" sulla piattaforma. Non solo i link provenienti da lì si stanno riducendo sempre più, ma anche le interazioni stesse con il post stanno subendo un picco verticale.

I dati arrivano dalla ricerca condotta da socialbakers su oltre 230 mila pagine nel mese di aprile e maggio del 2017.

Insomma, postare qualcosa su Facebook in cui si cerca di rimandare al di fuori della piattaforma risulta non solo penalizzante per il contenuto stesso, ma altresì per l'apparizione di quel determinato post tra i risultati organici delle bacheche di amici e follower.