Le auto a noleggio

Ma perché le auto a noleggio sono sempre nuove di pacca?
E soprattutto dove vanno a finire quello che diventano vecchie dopo tot mesi?

Le domande fondamentali di una vita.

LifeAndrea Contino
Love, Death & Robots

Il futuro distopico dei tanti prodotti Netflix degli ultimi anni finisce per essere qualcosa di già visto in Love, Death & Robots. La serie animata Netflix, tanto caruccia e ben confezionata, ma dal sapore della pietanza già assaggiata da qualche altra parte ma non ti ricordi bene dove, fino a ricordarti che era quello che hai mangiato una settimana prima a casa dei tuoi.

Bellissimo esercizio di stile e sicuramente da guardare. Mi faccio aiutare dalle parole di Lorenzo:

Narrativamente, tutto in Love, Death & Robots sa di già visto e offre quasi sempre un risultato prevedibile e telefonato. Questo non vuol dire che non ci si possa divertire e affascinare con un paio di queste pillole, Tre Robot e Zyma Blue su tutte, ma per il resto è la sagra del già visto, del contenuto che ti ricorda un videogioco, un film o un fumetto che ti sei già trovato davanti e che quindi non ha molto da dire. In certi momenti sembra di assistere a una sagra di idee per una possibile serie tv proposte a raffica da un autore un po’ ansioso che sembra volerci convincere a tutti i costi della sua vulcanica creatività (e in fondo non è detto che non finisca proprio così).

Google Stadia

Ieri pomeriggio durante le battute iniziali della GDC 2019, Google tira fuori dal cilindro Stadia. Unisce i puntini dei tanti servizi, ma soprattutto infrastrutture, ad oggi messe a disposizione del mercato consumer e non, e li mette al servizio di un concetto di gaming sicuramente non rivoluzionario (OnLive, Project xCloud e PS Now), ma che al momento non ha ancora visto una sua forma compiuta: sfruttare la potenza di un hardware remoto e l’ampiezza di banda della Rete attraverso il cloud per raggiungere qualsiasi gamer in qualsiasi luogo del mondo purché davanti ad uno schermo connesso, un pad in mano, ma soprattutto una connessione decente. 

Quindi non davvero dappertutto. 

Le premesse e i mezzi tecnici teoricamente ci sono tutti. E al di là un naming decisamente discutibile, Google attua almeno a livello concettuale, mostrato con pochi secondi di demo pad alla mano, il sogno di ogni gamer, liberarsi dalla “schiavitù” della precoce obsolescenza di una componente PC o console e pensare solo e unicamente a giocare.

Interrompendo su uno schermo e riprendendo a giocare nell’esatto punto su un altro. Il tutto accessibile tramite un link. Un link per condividere un salvataggio, un link per farsi raggiungere online da un amico, un link per guardare il gameplay di uno YouTuber e iniziare a giocare proprio da quel punto preciso. Non inventa nulla di nuovo Google, i checkpoint in un gioco e i salvataggi esistono da una vita, caratterizzarli come ipertesto raggiungibile in qualsiasi frangente è il vero punto di forza innovativo.

Una logica stuzzicante. Tutto deve essere condiviso. Ora e subito. In puro stile YouTube, tanto che il controller pensato da Google, il vero e unico hardware presentato oggi ma con un design già vecchio e troppo simile a quello PlayStation, avrà integrato sia un bottone per lo sharing istantaneo di un frame o di un video di quanto giocato, ma anche un altro per richiamare Google Assistant e farsi aiutare a superare un punto particolarmente difficoltoso all’interno di un videogioco. Un pad wireless ha un più alto “secondaggio” di latenza rispetto a un pad con filo, e questo giocherà un ruolo ancora più importante in un servizio del genere.

L’hardware remoto powered by AMD promette di essere più potente più di PS4 Pro e Xbox One messe insieme. Permettendo di giocare in 4K e a 60 fps con già in programma di arrivare a 8K e 120 fps in una seconda fase, salvo ovviamente che si abbia una connessione decente, altrimenti il gioco sarà scalato a 720p. Sebbene non ci fossero titoli degni di nota e comunque già visti sulle console dei competitor, Google oltre ad aver annunciato l’apertura di una divisione dedicata a titoli first party si è detta più che aperta a sperimentazioni cross play con altre console. 

Fin’ora tutto bello. Ma è qui che iniziano le domande ostiche, alle quali ancora non si hanno risposte, ma immagino e spero che l’E3 di giugno possa diradare gli aspetti oscuri della faccenda:

  • Qual è il costo del servizio? 
  • Ci sarà un abbonamento o si pagherà l’acquisto o il noleggio di un singolo gioco? 
  • Quali sono i requisiti minimi di banda da avere per poter accedere decentemente al servizio e non vedere a video ciò che accade realmente 1-2 secondi dopo?  
  •  Quanto sarà difficile fare porting di giochi da Sony o Microsoft ad esempio, ad oggi con basi installate notevolmente più grandi?
  • Quanto dobbiamo fidarci sulla longevità e mantenimento di un servizio Google? La storia recente ha strascichi importanti in tal senso (Google+ o Google Reader giusto per citarne un paio)

Domande fondamentali per il successo o la morte prematura di una rivoluzione tanto attesa in un mercato in costante ascesa. 

Banksy

Domenica sera sono stato alla minuscola mostra con alcune opere di Banksy non autorizzata dall’artista. La mostra è breve, ma intensa.

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Sono andato al MUDEC totalmente vergine rispetto alla mia conoscenza dell’artista, a parte alcune immagini iconiche e alcuni colpi di teatro da grande professionista della comunicazione, non sapevo assolutamente nulla su di lui/loro.

La cosa affascinante è il non sapere chi lui sia, se agisce da solo, se è un collettivo di artisti, ma soprattutto il messaggio intrinseco della sua arte: essere invisibili è un super potere riservato a pochi in questo mondo dove la nostra vista è costantemente filtrata dalla lente dei social.

Seppur breve, anche grazie alla guida che avevamo, è stata una scoperta comprendere i messaggi nemmeno troppo nascosti delle sue opere principali.

È un grande comunicatore e non fa nulla per nasconderlo, fedele a se stesso durante i decenni, riesce a raccontare i nostri tempi con un linguaggio semplice e iconico, facilmente riconoscibile e con una lettura a “bassa risoluzione”.

Bellissima la collaborazione con i blur.

Da visitare.

Mezze verità

Via.

Il fallimento dei Social Network è riconducibile al fatto che anziché avvicinare i popoli, contribuire ad accorciare le distanze del pianeta, dare luogo a quel villaggio globale fine ultimo sin dalle origini di Internet, farci conoscere le persone, darci l’opportunità di esprimerci e di ascoltare, ci ha sbattuto in faccia l’amara realtà: la gente fa schifo, tutti odiano tutti, ed è meglio starsene chiusi in casa a leggere, ascoltare musica e vedere la tele.

After Life

Questo fine settimana ci siamo incollati alla TV per After Life.

Una mini-serie scritta e prodotta da Ricky Gervais. Non ho mai seguito troppo Gervais, come attore non mi ha mai detto molto. Eppure in questa interpretazione al metà tra il cinico-pessimista e la riscoperta del sé e della bellezza della vita, l’ho apprezzato particolarmente.

Dopo la morte della moglie la vita di Tony non ha più un senso. Senza la possibilità di condividere la felicità l’esistenza ha poco senso. Pensa costantemente al suicidio come piano B. Il piano A invece è essere completamente sinceri con il resto del mondo, dicendo e facendo qualsiasi cosa passi per la testa.

Libero.

Ed è proprio questa libertà a portarlo ad affrontare la sua paura più grande. Essere felice di nuovo con una persona differente dalla moglie appena deceduta.

L’espressione di una personalità buona e gentile, incattivita dalla vita e dal dolore, reagisce nel modo migliore possibile grazie alle persone che lo circondano.

Tra tanta TV spazzatura, After Life merita di essere visto.

Hamburger Milano - theLab

Dopo avermi incuriosito nella puntata dedicata agli hamburger milanesi, oggi a pranzo abbiamo provato theLab.

Ordinato il MI: Hamburger di vitello (carne piemontese), risotto allo zafferanno con pistilli a vista, taleggio DOP, maionese al lime.

theLab Hamburger Milano

Rispetto alla puntata la carne non mi pare avesse fiocchi di sale. E in effetti è stato l’ingrediente soffocato dagli altri tre. Ad ogni morso prevaleva un sapore differente, la maionese, il sapore forte dello zafferano o quello deciso del taleggio, ma mai la carne.

Nonostante ciò, mangiata da sola si sentisse essere di qualità eccellente. Peccato.

Altra nota stonata le patatine. Fresche, ma troppo saporite da un tocco non richiesto di paprika. Con un sapore così deciso, poi, la salsa senape al curry accendeva troppo il piatto. Sarei rimasto su della semplice maionese.

Il prezzo è aumentato leggermente rispetto a quanto visto in TV, 16€ giustificati comunque. Ti mangi praticamente primo e secondo in un sol boccone.

Nell’insieme ottimi ingredienti, di qualità, ma combinati insieme non mi hanno fatto dire WOW, ci tornerei. Poco soddisfatto invece del tiramisù, con i biscotti Digestive decisamente troppo amari e l’assenza totale di caffè nonostante fosse presente come ingrediente nel menu.

Mi aspettavo di più sinceramente, vista anche la votazione su Tripadvisor.

Prossimo nella lista da provare: Myke.

theLab
Via Pasquale Sottocorno, 5/A
20129 – Milano
★★☆☆ 

FoodAndrea Contino
Il giorno del PI greco

E come calcolarlo con il metodo di Archimede.

As a ratio, pi has been around since Babylonian times, but it was the Greek geometer Archimedes, some 2,300 years ago, who first showed how to rigorously estimate the value of pi. Among mathematicians of his time, the concept of infinity was taboo; Aristotle had tried to banish it for being too paradoxical and logically treacherous. In Archimedes’s hands, however, infinity became a mathematical workhorse.

He used it to discover the area of a circle, the volume of a sphere and many other properties of curved shapes that had stumped the finest mathematicians before him. In each case, he approximated a curved shape by using a large number of tiny straight lines or flat polygons. The resulting approximations were gemlike, faceted objects that yielded fantastic insights into the original shapes, especially when he imagined using infinitely many, infinitesimally small facets in the process.

LifeAndrea Contino
Cambio di abitudini

Detto, fatto.

Da una settimana e mezza prima di dormire ho abbandonato l’iPad e apro costantemente il Kindle.

Sto leggendo la biografia di Bruce Dickinson, uno dei storici cantanti degli Iron Maiden.

Non so, ma mi sento meglio.

LifeAndrea Contino