Quei due sulla banchina

Da qualche mattina mi trovo a fare un tragitto diverso per andare al lavoro.

Passo per un paese limitrofe al nostro e incontro ogni mattina due signori, non li definirei anziani, ma piuttosto avanti con l’età, sicuramente magri e in gran forma ma canuti e con i volti visibilmente segnati dal tempo.

Sono sempre seduti alla banchina del bus, ogni giorno, alla stessa ora.

Solo che il bus loro non lo prendono. La banchina è il loro tavolino del bar.

Discutono animatamente tutti i giorni, come se uno raccontasse all’altro di aver trovato la soluzione ai problemi climatici del mondo e l’altro per controbattere ha trovato le cure alle più tragiche delle malattie.

Eppure ogni mattina quando li vedo non posso fare a meno di pensare quanto siano liberi. Mi dico quanto sia facile giudicarli dai pochi secondi in cui scompaiono dal mio finestrino, si potrebbe pensare siano dei barboni o degli ubriachi della prima ora.

Invece la realtà è che non so niente di loro, magari sono ricchissimi e hanno trovato il loro modo speciale di occupare il tempo, dove non devono rendere conto a nessuno se non a loro stessi.

E a me tutto questo teatrino ispira una sola cosa: libertà.

LifeAndrea Contino
La nostra ignoranza sulla gravità

Isaac Newton’s law of universal gravitation is many things – revolutionary, elegant, mysterious – but, as it turns out, one thing we know for sure is that it’s not, well, universal. On the scale of our solar system, Newton’s observation – that objects attract one another with a force proportional to their mass and inversely proportional to the square of the distance between them – holds up. But, as with so many mathematical laws, when it comes to black holes, things break down. The law also doesn’t work for the kinds of objects we interact with in our daily life, such as people, pencils and peanuts. This scale has proven extremely tricky to measure, and it gets even more imprecise at the scale of particles. This short animated explainer from MinutePhysics dissects the many things we know about gravitational force, and the many things we still have left to learn.

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TecnologiaAndrea Contino
Milano Games Week 2019

Ho volutamente ritardato il post odierno per dare spazio alla mia vera passione, i videogiochi.

Oggi è un giorno un po’ speciale, è quel giorno dove ogni anno con i ragazzi di Fuorigio.co ci troviamo alla Milan Games Week e proviamo a dare una sbirciata a quanto il mondo videoludico ha da offrirci, farci testare, ma soprattutto raccontare.

Come sapete abbiamo chiuso il progetto l’anno passato, ma ognuno di noi continua a mantenere sul proprio blog, chi più chi meno (anzi Lorenzo ha aperto JustIndie.net da poco), uno spazio dedicato ai videogiochi.

Come dicevo, il post di oggi voleva essere l’annuale nostra reunion e celebrazione della nostra intramontata e intramontabile passione.

Vi avrei voluto raccontare delle decine di videogiochi testati, delle ore spese in fila, del fatto che come anno i ragazzini siano più della stampa addetta, che tipicamente si prende il venerdì come giorno di testing, di una ricca concentrazione di offerta.

Eppure non posso farlo. Quest’anno, almeno per me, la Milan Games Week lascia l’amaro in bocca e mi ha fatto uscire dai padiglioni della fiera dopo sole 2 ore.

C’era davvero poco. Quello che c’era è già uscito sul mercato da un pezzo e le novità in uscita nei prossimi mesi ridotte soltanto a dei meri video. Caso eclatante lo stand di Cyberpunk 2077. Coda già dalla prima ora e molte aspettative, per poi entrare in un quadrilatero con un mega schermo dove girava il trailer che chiunque si può gustare comodamente a casa e concludere l’esperienza con due spillette.

Xbox purtroppo molto sottodimensionata rispetto a Nintendo e Playstation che comunque mantengono alto il livello di allestimento e di giochi proposti, sebbene come detto con novità scarseggianti.

Poi camminando tra gli stand con i ragazzi ci siamo accorti di una cosa lampante prima di varcare la soglia dell’uscita: gli stand più grandi ed eclatanti erano dedicati agli eSports, ai creators e agli YouTuber. Tutto il resto era una serie interminabile di banchetti di magliette, statuette, e cianfrusaglie di varia natura.

Personalmente non ho respirato più quell’atmosfera di passione di un mercato che si sta concentrando in una direzione diversa, ma come si dice è il mercato bellezza.

Peccato. Forse solo Lucca Comics ha in questo momento qualche cartuccia da sparare a livello italiano, altrimenti meglio rivolgersi alle fiere di settore all’estero.

P.s.: La cosa più bella della giornata è questo shooting a 180° allo stand di Canon Italia.

Fuorigioco
VideogiochiAndrea Contino
Non puoi accontentare tutti

You will not be able to please everyone in your company and you can’t try to do that.

You must be true to yourself, you must be authentic. You can’t pander. 

It is useful to get the feedback, to listen to it, to try to understand it. 

But you can’t let it jerk you around. 

You have to have the courage of your convictions and you need to be consistent with them.

Via.

LifeAndrea Contino
Fenomeni che non lo erano

Perché Thegiornalisti non saranno dei fenomeni, come potrà facilmente convenire chiunque mastichi un minimo di musica, non sono neanche questo grandissimo fenomeno commerciale (leggetevi le classifiche consuntive Fimi GfK e ne riparliamo), ma sono soprattutto uno straordinario fenomeno mediatico. Il prodotto di una stampa prona e un airplay importante, quel certo non so che chiacchierino coinciso con l’uscita di Completamente Sold Out (2016) che ne ha fatto i profeti indiscussi del cosiddetto indie italiano. Movimento che in realtà non esiste.

Non è mai bello quando qualcosa finisce, non è mai bello quando la musica fallisce. Non ascolto musica italiana, ma i Thegiornalisti è stato impossibile non ascoltarli almeno una volta in radio.

Eppure questa volta mi sento dire per fortuna è tutto finito.

MusicAndrea Contino
Partecipare non ci rende inferiori

Il secondo aspetto da considerare è che il valore principale della comunicazione, oggi soprattutto di quella digitale disponibile per tutti, è la discontinuità del paesaggio. Secondo voi perché mai così tante persone discutono di qualsiasi argomento, spesso con toni accesi, spessissimo fuori da ogni reticenza minima (anche verso la propria intelligenza), in moltissimi casi con toni violenti e fuori luogo? Perché intravedono – magari senza saperlo – quella discontinuità, la possibilità di aprire un piccolo varco dentro un panorama che sembra loro asfittico e sempre uguale. E non servirà citare il De Andrè di Via del Campo per capire che soltanto da quelle parti, in quel salto nel vuoto goffo e spesso patetico, troveremo prima o dopo una scusa per cambiare il mondo. Quel sogno di partecipazione, ingenuo quanto volete, è oggi il vero ombelico che ci unisce tutti.

Questa chiosa di Massimo, su un post riguardante Jovanotti, fa il paio con quanto dicevo qualche giorno fa a proposito delle discussioni online stimolate dall’epopea dei Social Network.

Lasciar perdere non rende superiori, il passare e non curarsi di loro non è un detto da sfoggiare quando c’è da pavoneggiarsi. È tutto il contrario.

Lasciar perdere significa uniformità di contenuti e pensieri, assuefarsi a tutto quello che ci viene proposto appiattendo così la capacità critica, sostanzialmente lobotomizzandoci.

Per questo è importante esserci, partecipare, con educazione, ma dire una cosa in più aumenta la nostra percezione di far parte del mondo.

ComunicazioneAndrea Contino
In orario

Ma la questione del tempo di cui voglio parlare non riguarda solo l’orario in cui si è soliti sedere a tavola. Riguarda cosa succede quando dobbiamo andare a un appuntamento. Ci sono infatti tre modi per presentarsi a un appuntamento: arrivare presto, arrivare puntuali, arrivare tardi. Poi c’è un quarto modo, praticato da pochissimi amatori – che qui denominerò iperanticipanti – e che richiede un vero e proprio esercizio di filosofia: arrivare in largo anticipo. I disinvolti non solo non ammettono il quarto modo, ma sono incapaci anche solo di immaginarlo, come le marmotte non possono immaginare a cosa serve una caffettiera.

Nella concretezza della mia vita da iperanticipante arrivare in largo anticipo significa che, se devo prendere un treno alle nove del mattino, farò in modo di trovarmi in stazione alle sette e quarantacinque. Perché proprio un’ora e un quarto di anticipo, e non un’ora tonda? Un’ora e un quarto di anticipo non è un tempo casuale o approssimativo. È il frutto di un ragionamento profondo. Perché l’ora d’anticipo è il minimo che la mia coscienza rivendica affinché io possa galleggiare nel tempo dell’attesa senza lasciarmi trasportare dalle sue fluttuose rapide

Questo articolo su doppiozero è forse un po’ estremo per come intendo io la puntualità.

Il mondo purtroppo è in mano ai ritardatari. Anche un solo minuto di ritardo per me inizia ad essere troppo, non scusabile e non giustificabile, a meno di serie motivazioni.

La tecnologia ci dà la possibilità di pianificare molto bene i nostri spostamenti. Le varie app di mappe hanno ormai integrate varie funzionalità di monitoraggio del traffico in tempo reale, se si sta pianificando un viaggio è possibile monitorarlo quotidianamente per capire come varia il timing di giorno in giorno in modo da fare una stima.

Idem per i trasporti pubblici.

Un ritardatario oggi non ha più scuse.

Eppure la stragrande maggioranza della gente non pensa minimamente al prossimo, alla mancanza di rispetto per chi ha altro da fare e si è programmato la giornata con delle scadenze precise e il ritardo di qualcuno diventa il ritardo di qualcun altro e così a cascata.

Personalmente tendo anche io sempre ad arrivare in anticipo, non certo un’ora e un quarto, ma quasi sempre sono io a dover aspettare il mio appuntamento.

L’inclinazione morale ad arrivare in largo anticipo l’ho ereditata da mia madre. Quand’ero ragazzino, mia madre era il tipo che se avevamo un appuntamento dal dentista alle quattro del pomeriggio, diceva che era meglio presentarsi alle tre. La scusa era semplice: se il paziente prima di noi avesse saltato l’appuntamento, noi saremmo subentrati al suo posto.

Ho cercato più volte di darmi una spiegazione. Se sia il menefreghismo verso il prossimo, la superficialità del “tanto che vuoi che siano 5 minuti”, la scarsa propensione a misurare il proprio tempo e quindi finire di lavorare alle 20 invece che alle 18 perché lo si perde in innumerevoli distrazioni.

Non sono riuscito ancora a darmi una risposta. Forse è tutta una questione di educazione.

LifeAndrea Contino
Nero Pece

Non so bene quando e dove sia partita la moda dei lavaggi auto all’interno dei parcheggi dei centri commerciali.

Ieri mattina ho lasciato la mia approfittando per fare la spesa e lasciare qualche capo in tintoria.

Al momento del ritiro dell’auto mi sono incantato sui cerchioni.

Perché si mette ancora quel liquido nero pece sulla spalla della gomma per farla diventare più luminosa?

Anzi, qual è il senso di metterlo?

Per far sembrare le auto più nuove? Ma non escono dal concessionario con le ruote lucide, quindi non ne capisco il motivo.

A cosa serve di preciso?

LifeAndrea Contino
Lo smartphone è la nuova fotocamera

Non che sia una novità, ma mai come in questi due anni passati lo smartphone viene scelto soprattutto per una caratteristica.

La sua fotocamera.

Le capacità software, al di là di pochi cambiamenti e funzionalità arrivati con gli aggiornamenti annuali, sono rimaste sostanzialmente le medesime.

La partita si è spostata sulla capacità di avvicinarsi a una reflex e riuscire ad avere la durata massima di batteria.

Probabilmente Apple arriva con imperdonabile ritardo a combattere questa battaglia, soprattutto se considerati i costi al consumatore finale ormai più prossimi a un personal computer che a un Nokia di qualche decennio fa, ma sembra che finalmente abbia compreso di dover responsabilizzare sul serio i pay-off delle sue campagne.

La miglior fotocamera di sempre.

iPhone 11, o meglio iPhone 11 Pro sembra rispondere a questo assioma.

Quindi se arrivate da qualche vecchia generazione di iPhone, ma non vi interessa poi molto il comparto fotografico, non c’è molto che vi state perdendo.

Se invece per voi Smartphone = Fotocamera di qualità. Allora siete entrati nel famoso tunnel della linea di galleggiamento del “sempre aggiornato”, e quindi vi scatterà l’insana voglia di prendere il vostro iPhone XS e buttarlo alle ortiche dopo aver visto questo video.

Ovvio, fino al prossimo anno.


TecnologiaAndrea Contino