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Ancora sul deepfake

Dopo il video su Carrey, ottima spiegazione di The Atlantic.

“We are crossing over into an era where we have to be skeptical of what we see on video,” says John Villasenor, a senior fellow at the Brookings Institution. Villasenor is talking about deepfakes—videos that are digitally manipulated in imperceptible ways, often using a machine-learning technique that superimposes existing images or audio onto source material. The technology’s verisimilitude is alarming, Villasenor argues, because it undermines our perception of truth and could have disastrous consequences for the upcoming U.S. presidential election.

Un Jim Carrey molto falso

Ieri mattina, ancora imbambolato dalla colazione, sono rimasto per 5 minuti buoni a rivedere questo spezzone di The Shining con un Jim Carrey talmente talentuoso da domandarmi quanto fosse sottovalutato a questo punto come attore.

No. Non ho pensato a un video deepfake come prima cosa. Non l’ho fatto in primis perché Carrey ha già fatto imitazioni di Jack Nicholson molto convincenti in passato, quindi l’ho ritenuto possibile. In seconda battuta perché mi è venuto in mente Rami Malek e le sue movenze fotocopia in Bohemian Rhapsody, pensando la stessa cosa di Carrey: un allenamento estenuante tanto da imitare anche il più piccolo dettaglio.

Un abbaglio, certo. Un gran casino, come dice Gruber, in realtà:

On the surface this is just fun. But we’re obviously going to soon have real-world scandals based on these “deep fake” videos. Right now, video footage is a compelling way to prove something is true. What happens when we can’t trust video?

Perché ok, è divertente, ma basta leggere i tweet di risposta al video qui sotto per rendersi conto quanto sia facile far credere alle persone una realtà distorta. Distinguere la finzione dalla realtà diventerà sempre più complesso, come se non lo fosse già.

Un’allucinazione collettiva supportata da software molto potenti.

Il codice impossibile

Jim Sanborn created a sculpture containing a secret message. It sits on the grounds of CIA headquarters in Langley, Virginia. Yet no one has been able to solve it. Code breakers from around the world have tried for 30 years. They’re stumped. The artist meets with people like cryptologist Elonka Dunin who are desperate to solve the mystery at his Maryland studio every year or so. But Sanborn won’t divulge any clues. It’s too much fun keeping everyone guessing.

I segreti architettonici del mondo antico

How did ancient civilizations move massive stones to build Stonehenge, the Pyramids and the Easter Island statues? In this quick, delightful talk, TED Fellow Brandon Clifford reveals some architectural secrets of the past and shows how we can use these ingenious techniques to build today. "In an era where we design buildings to last 30, maybe 60 years, I would love to learn how to create something that could entertain for an eternity," he says.

Pirateria portami via

La pirateria, lungi dall’aver messo in ginocchio l’industria della musica e del cinema, svolge quindi un ruolo sociale: permette la diffusione della cultura anche nelle nazioni in cui non ci si può permettere l’iscrizione a Netflix o Spotify, consente di fuoriuscire dalla legge algoritmica dettata dalle piattaforme e offre un prezioso servizio di archiviazione, conservazione e diffusione delle opere di nicchia o più lontane nel tempo (mentre le piattaforme di streaming non si fanno troppi problemi a cancellare album o serie tv che non fruttano più quanto atteso).

È grazie alla pirateria, per farla breve, che anche i più giovani possono riscoprire il cinema di Orson Welles o di Antonioni (che su Netflix & co. non trova spazio), perché la gratuità permette di rischiare e compiere qualche (apparente) azzardo. Proprio nei giorni in cui l’italiano Tnt Village(che dal 2004 conserva e diffonde file torrent con uno spirito da biblioteca) viene chiuso dalle autorità, sarebbe il caso di non dimenticare tutti gli aspetti positivi dell’innovazione lanciata da Sean Parker e Shawn Fanning esattamente vent’anni fa.

Una profonda riflessione sui 20 anni di Napster e la reazione a catena a cui ha portato un servizio del genere. Da un lato pirateria e crisi dei mercati musicale e cinematografico, dall’altro la democratizzazione della cultura.

La più grande mappa di galassie, buchi neri e stelle mai realizzata

Humans have been studying the stars for thousands of years, but astrophysicist Juna Kollmeier is on a special mission: creating the most detailed 3-D maps of the universe ever made.

Journey across the cosmos as she shares her team's work on the Sloan Digital Sky Survey, imaging millions of stars, black holes and galaxies in unprecedented detail. If we maintain our pace, she says, we can map every large galaxy in the observable universe by 2060.

"We've gone from arranging clamshells to general relativity in a few thousand years," she says. "If we hang on 40 more, we can map all the galaxies."

Arrivederci iTunes

Ieri Apple ha ufficialmente spento ai motori a uno dei programmi più amati e odiati da chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la musica.

Paladino del mercato nel 2003, assieme all’iPod ha salvato la musica dall’oblio della pirateria, e rivoluzionato il modo di fruirla. Tuttavia non è mai stato in grado di adattarsi alle logiche dello streaming e alla leggerezza di Spotify.

Finalmente arriva un’app soltanto dedicata alla musica e nello specifico Apple Music, alleggerendo e non di poco l’accesso allo streaming.

Il NY Times scrive una lettera d’addio.

But let’s not remember iTunes as the mess it became. Instead, let’s remember it as it once was: a revolutionary product that transformed the music industry, ushered in a new model of digital ownership and tamed a messy, chaotic part of the internet by building something simple and elegant to replace it.

Apple Music
Questione di bottoni

La rubrica di The Verge alla scoperta dei bottoni fisici, animatori della tecnologia quotidiana, è un toccasana per approcciarla in modo sano, ma soprattutto più tranquillo e meno esagitato.

Il profilo di questa settimana è sui bottoni del Kindle Oasis. L’ho recensito qualche mese fa e continua ad essere uno dei device che utilizzo maggiormente durante la giornata.

I due bottoni fisici servono per sfogliare le pagine avanti e indietro, sono perfettamente posizionati per non dare fastidio quando si tiene il Kindle in mano e ricordano la sensazione di quando si sfoglia la pagina di un libro.

The Oasis has physical page-turn buttons, a pair of oblong capsules on the thick bezel of the device, that are positioned perfectly beneath your thumb. Like a real book, the buttons make turning a page a physical action. You have to deliberately move your hand to advance or go back. It’s the ritual of turning over a new leaf, adapted for the strengths of the Kindle’s unique form factor and design. 

Amazon distilled page-turn buttons to the point of utter simplicity: the Oasis’ top button (regardless of how you’re holding it) moves you forward a page, while the bottom button moves you back. The buttons aren’t capacitive (like the flat touch panels on the Kindle Voyage), nor are they particularly remarkable from a physical standpoint. There’s no swiping tricks or even press and hold or double click functions.

But unlike the original Kindle, there’s no awkwardness of placement here; they rest under your hand, ready and waiting for a simple flex of your thumb to turn the page.

Disdette e intelligenza artificiale

Dopo oltre 6 anni ho deciso di disdire il mio abbonamento Sky.

I costi troppo alti e la condivisione dell’abbonamento Now TV con amici mi hanno fatto desistere.

Mi sono sentito un po’ male, convinto di dover compilare moduli e inviare raccomandate e invece c’è un pratico numero da comporre dove c’è un risponditore automatico che passo passo guida nel processo di disdetta del contratto.

L’intelligenza artificiale dietro alla telefonata guida passo passo e porta ad un bivio: rescindere subito o a scadenza naturale.

Ho scelto la prima, per togliermi il prima possibile il peso del contratto e anche perché la gentilissima intelligenza artificiale mi ha confermato di non dover pagare nulla.

Ma a più riprese, via email e via SMS mi è stato comunicato che in realtà avrei dovuto pagare 220 euro come compenso per tutti gli sconti che mi sono stati riconosciuti.

Al di là del comportamento scorretto, mi sono armato di pazienza e ho dovuto contattare il servizio clienti umano. I quali gentilmente mi hanno spostato la scadenza del contratto a quelle naturale. A costo zero.

La lezione che ho imparato oggi?

L’intelligenza artificiale sta facendo grossi passi da gigante, riesce oggi a gestire operazioni complesse come la chiusura di un contratto, ma non riuscendo ad essere completamente precisa per cui l’intervento umano si rende ancora indispensabile.

Per come la vedo io al momento è un doppio sforzo, il set up e affinamento di un servizio automatico che dovrebbe sopperire proprio a quella forza lavoro che deve poi intervenire in soccorso per gli errori dell’intelligenza artificiale.

Insomma, long way to go…