Come leggere di più nell'era dell'abbondanza

Ultimamente mi ritrovo a leggere sempre di più. La sera quasi esclusivamente, almeno un’ora, per accompagnarmi nel sonno.

Questo breve documentario racconta un’esperienza a me molto vicina. Le librerie sono per me delle gallerie d’arte, mi attira l’odore e vorrei comprare tutti i libri all’interno per leggerli avidamente.

Ma manca il tempo, troppo occupato dal resto, troppo sprecato con altro. Così finisco per uscirne con dei nuovi acquisti, per poi accumularli nella mia libreria.

Grazie al Kindle riesco ad accumularne di meno e a leggerne di più, non so perché ma è così. Max Joseph è tra i registi di catfish, un programma che ogni tanto seguivo su MTV, e non sapevo avesse iniziato a realizzare qualcosa su Vimeo. Ma tant’è, non ha perso il suo talento.

Bookstores have always driven me crazy. So much to read and so little time! And now with our lives chock full of content--Netlflix, podcasts, social media, and the 24 hour news cycle--when the hell are we supposed to find the time to get through a book? This dilemma has haunted me for awhile. So I decided to make a film about it, hoping to find a way through my bookstore anxiety--a way to re-balance my content diet in order to read more books. Making this film brought me to a place of clarity. I hope it does the same for you.

Spazi pubblici vs privati

Questa tendenza a chiudere il proprio pensiero esclusivamente in spazi privati mi ha indotto a riflettere sull’impatto complessivo che ciò può avere sull’ecosistema informativo del web. 

Non è che in questo modo, inconsapevolmente, si sta contribuendo a minare le fondamenta dell’open web, basato proprio sull’economia del dono ossia sulla condivisione pubblica del pensiero di milioni di persone? 

Per quanto mi riguarda continuerò a preferire il blog per le mie piccole riflessioni, convinto di un suo ruolo fondamentale nell’ecosistema informativo attuale, e ad usare gli altri strumenti in maniera complementare (soprattutto per condividere frammenti di notizie). Per dirla con Jeff Jarvis, quando qualche anno fa pensava al ruolo dei giornali: Cover what you do best. Link to the rest.

La riflessione di Vincenzo è parecchio interessante e fotografa un momento storico che ha inizio un paio di anni fa. Il ritorno ai blog è a quanto pare passeggero e tanti creatori, contributor e chi ha più nomi aggiunga pure qui alla lista, si stanno spostando su canali alternativi dove probabilmente hanno maggior certezza di essere ascoltati dal proprio pubblico.

Newsletter e canali telegram in primis. È un tipo di comunicazione top-down. L’interazione è prossima allo zero, se non one-to-one rispondendo direttamente a chi ha prodotto il contenuto.

Viene meno così il concetto di commento, di community e di accrescimento delle idee?

Dipende, il pensiero sì diffonde lo stesso, il contenuto può essere fruito e rielaborato in così tanti modi e attraverso così tanti canali che oggi è diventato impossibile tenere traccia di tutti i rivoli in cui quest’ultimo espande il suo percorso.

I grandi spazi pubblici online, e sto parlando soprattutto dei grandi social network, sono diventati spesso e volentieri puro voyeurismo e sfogatoi senza controllo. Dove prevale l’istinto e non la cultura. In una situazione “climatica” del genere è davvero complesso far prevalere la condivisione del sapere. Pochi sono gli ambiti in cui ho visto nascere e svilupparsi community e gruppi ben organizzati, gaming e argomenti tecnologici richiamano un po’ le logiche dei vecchi forum degli anni ‘90.

Vedo invece gli spazi privati, sebbene sulle prime possano sembrare molto elitari, come i luoghi dove ora si radunano quelle poche persone che da Internet cercano un’espansione dei propri orizzonti cognitivi, dove si aggregano per condividere esperienze e comprendere meglio il mondo in cui vivono.

Infatti ci sono anche esempi virtuosi, proprio su Telegram, di come una community possa svilupparsi in una forma completamente diversa dalla quale siamo abituati a fruirla, attraverso solo messaggi vocali. E per la quale non serve troppa moderazione.

Proprio in questi due anni ho accresciuto così tanto la mia conoscenza grazie a newsletter e canali Telegram che ormai non posso non considerarli come una nuova forma di scambio di idee e riflessioni, entrando stabilmente a far parte della mia quotidiana dieta mediatica. Penso poi che ognuno si senta più a suo agio nel creare valore nel modo più affine alla sua personalità. Chi attraverso la cadenza settimanale di una email, chi in un post quotidiano sul proprio blog, chi attraverso decine di status update su un canale Telegram.

Il volume di informazioni a nostra disposizione è centuplicato e avere a disposizione strumenti che ci aiutino a mettere ordine e specializzarci su quanto a noi più affine o scoprire nuovi ambiti della conoscenza è puramente un esercizio tecnologico, che quando lo impari a gestire diventa una fonte da cui non si può più smettere di abbeverarsi.

Battaglie navali

Dentro il Colosseo venivano inscenate battaglie navali storiche allagando l’arena principale. Ogni tanto un po’ di memoria storia è bene rinfrescarla.

LifeAndrea Contino
Pizza my love

Io mi domando come sia possibile che presidi e idee del genere non partano dall’Italia o da imprenditori italiani.

Perché la Pizza non è ancora un trademark tricolore?

Per carità. Ben felice di vederla ovunque nel mondo, ma mi domando sempre come mai ce la siamo fatta sfuggire in questo modo.

FoodAndrea Contino
I dettagli scontati

L’organizzazione di un evento, qualsiasi esso sia, è come diventare direttore d’orchestra.

Non solo devi avere la capacità di far suonare all’unisono tutti gli elementi coinvolti, ma devi avere “l’orecchio” per interpretare immediatamente se qualcuno stecca, se qualcuno va troppo veloce o rallenta.

Il più delle volte chi non fa parte dell’organizzazione, o non conosce ciò di cui ti stai occupando è il primo a fare due cose:

  • giudicare

  • voler metterci bocca

La fatica è far comprendere il nascosto, l’attenzione anche al minimo dettaglio è essenziale. E la maggior parte di quei dettagli sono invisibili, scontati agli occhi di chi vi partecipa. Ma senza di essi, gli eventi, non sarebbero gli stessi, o sarebbero ricordati quasi essenzialmente per gli aspetti negativi di cosa non ha funzionato.

Ormai gli standard settati sono molto elevati e le aspettative anche. Per questo motivo è sempre più difficile stupire e lasciare un ricordo.

Instillarlo nei partecipanti è tanto complesso quanto la riuscita dell’evento stesso.

È un po’ come un grande piatto preparato da uno chef. Che sia stellato o meno il preparativo richiede ingredienti di qualità che combinati insieme possono essere discretamente normali, ma se trattati diversamente dal solito possono creare un successo inatteso.

Per le papille gustative dell’ospite è giubilo, senza dover conoscere necessariamente la lista della spesa, per chi sta dietro le quinte la capacità di potersi ripetere e innalzare costantemente la qualità.

Benché inimmaginabili ai più, metter a fattor comune la fatica, la complessità, l’empatia necessarie, tirando fuori il meglio da tutti, rimane per me il solo metro di misura del successo.

Tutte il resto, per la maggior parte incontrollabile, non può rientrare nel conteggio.

41°

Come Sconfiggere Il Caldo Estivo Senza A/C. Come si fa a tirare avanti quando la temperatura là fuori arriva a 40 gradi e non avete il condizionatore a casa? Abbiamo trovato dei modi semplici ed efficaci per sconfiggere quel caldo cocente, metodi che non vi costeranno un centesimo, e faranno miracoli.

La temperatura minima di solito si verifica tra le 4 e le 7 del mattino, quindi, aprite le finestre al mattino presto o dopo le 8 di sera. Per impedire al calore del sole di entrarvi in casa scegliete bene le tende. In passato, prima che esistessero i condizionatori, si usava bagnare i pavimenti. La temperatura della stanza calerà subito, e sarà abbastanza confortevole per poter dormire.

Un ottimo modo per rinfrescare il letto è mettere le lenzuola e le federe in frigo. Prima di andare a dormire, fate il letto con la biancheria tolta dal frigo.

LifeAndrea Contino
Quando è troppo è troppo

Insomma: è il quanto basta quello che dovremmo perseguire e quello su cui dovremmo, per evitare derive tossiche, parametrare le nostre decisioni e le nostre azioni individuali e collettive. 

[…]

Da una parte, siamo immersi in un sistema così veloce e bulimico di stimoli e vantaggi che ci riesce difficile non solo scandalizzarci o preoccuparci per il troppo, ma perfino percepirne l’entità e l’impatto, il fastidio e la componente tossica. Peraltro, proprio da questa inettitudine deriva anche il nostro essere incapaci di porre un vero argine al crescere delle disuguaglianze.

Un bel cane che si morde la coda.

Social detox

Riprendo da Lorenzo alcuni consigli pratici sulla lista della spesa per avere una vita serena senza entrare nel logorante loop del controllo costante dei propri account social.

1. Limita quando e come usi i social media, visto che possono interferire con la comunicazione di persona. Evitiamo di usarli durante i pranzi con famiglia e amici o a lavoro;

2. imponiti dei periodi di detox: sia totali di qualche giorno, ma anche riducendo drasticamente l’uso (10 minuti al giorno);

3. presta attenzione a cosa fai e a come ti senti: se dopo 45 minuti di scrolling forsennato ti rendi conto di sentirti stanco e a disagio, smetti di farlo. Non fare il lurker, ma partecipa attivamente;

4. chiediti il perché usi i social media: controllare twitter la mattina è un’abitudine o un modo per rimanere informato? Guardarlo a lavoro è una via di fuga da un task difficile? Sii onesto con te stesso e decidi cosa vuoi dalla tua vita;

5. fai pulizia: tutti i contatti accumulati, i brand seguiti sono ancora interessanti per te? Sono noiosi, pesanti o ti fanno arrabbiare? È il momento di usare unfollow, mute, hide, delete;

6. non lasciare che i social media sostituiscano la vita: non fare in modo che le interazioni online sostituiscano interamente quelle faccia a faccia.

Per mia personale esperienza. Aggiungo al punto 1 la praticità di allontanare lo smartphone dal tavolo decresce sensibilmente la voglia di update.

Il punto 6, in particolare, mi stupisce ogni giorno di più. Amici e colleghi mi parlano di influencer dai nomi esotici quotidianamente. Hai visto xyz che ha fatto questo, xxx ha fatto quest’altro, il figlio di $£& ha avuto la sua prima torta di compleanno.

Ok, per lavoro devo anche seguire le nicchie di pubblico a cui si rivolgono determinati influencer, ma mi stupisco come molte persone vivano, sì la parola giusta è vivano, la vita di qualcun altro con il filtro di uno smartphone a fargli apparire davanti agli occhi una realtà drogata e costruita ad hoc per apparire.

E mi domando spesso e volentieri se anche io faccio lo stesso. Fortunatamente, quando mi parlano dei suddetti, faccio scena muta perché ne conosco davvero pochissimi. Quindi la risposta è sicuramente no.

Moriremo di storytelling

La comunicazione ricopre ormai un ruolo fondamentale, in ogni ambito, ma ci sono limiti fondamentali che bisogna riconoscere e creare per rendere il web un posto sicuro e positivo per tutti.

Quali sono le contraddizioni interne dei social network e che ruolo deve avere il comico nella “rete”?

Head of marketing

So true.

In fact, the head of marketing is often more of a consigliere, charged with making a case to the CEO. If the boss is any good, she’ll listen carefully, ask hard questions and then make a smart decision. The rest of the time, the head of marketing is mostly following the lead of the boss. That’s because marketing is everything that the organization does that interacts with a member of the public. Marketing is personal, it’s vivid and it has its fingers in everything.

To be the head of marketing, you need the freedom and responsibility to change the way things work, not simply how they’re talked about.

At brand-oriented companies like Unilever, the brand manager has far more influence than she might at a place like Facebook, Basecamp or Slack, where it seems like the degrees of freedom are much narrower. If you want a marketing head, you need to give them the freedom to actually do marketing.

The reason that the tenure of a CMO at a big company averages about 18 months is that it takes a year and a half for the boss to realize that pain-free, risk-free, easy miracles aren’t arriving on schedule.