Do's & Don'ts

Fare tesoro vuol dire imparare. Non si smette mai di farlo. E in questo caso sono appunti per me stesso per come voglio crescere come persona.

Applicare a piacere anche quelli che ho omesso.

Don’t feel bad that you don’t know what’s going on, today no one knows what is going on.

Do ignore the trolls, what they’re looking for is a reaction, and once you give it to them they’re not only satisfied, they’re encouraged and double-down.

Don’t assume you’ve got all the facts. Chances are your news sources are biased. Or shaded.

Don’t assume anyone is that big and influential. We live in a decentralized world with little commonality.

Do know that everybody needs something to live for, and if you can provide it, you can be rich. Sure, people need products, but what I’m talking about here is ideas.

Don’t bother accumulating assets, it’s about experiences. No one wants to hear about your car, unless it’s a Tesla, they want to hear about where you ate, what you saw and where you traveled.

Don’t be late.

LifeAndrea Contino
Versione 3.6

Come di consueto non riesco a stare fermo. Meglio, non mi do mai per vinto e sono riuscito a installare e far funzionare sul blog il font Inter.

Nome terribile, da juventino, me ne rendo conto.

Tuttavia, lo trovo bellissimo.

Oggi sono 36 e mai come quest’anno del mio compleanno mi importa meno di niente.

Come al solito i cambiamenti sono tanti, ma forse ci siamo. Questa volta per davvero.

Ed probabilmente anche questo il motivo per cui non mi importa più così tanto del tempo che passa.

Buona vita.

LifeAndrea Contino
Scaramanzia

Cosa definisce una persona scaramantica?

Le credenze sulle quali basa le sue convinzioni?

Una reazione ad una concatenazioni di casualità che portano a credere nella sfiga?

Non saprei dirlo. Anche se per me ci sono due numeri da cui tenersi a debita distanza. il 18 e il 21. Giorni in cui alle superiori, indipendente dal mese, o all’università prendevo un voto indecente.

Ieri 18 giugno nell’ordine:

+ Un articolo piuttosto lungo, anche scritto bene per i miei standard, sul giornalismo sportivo svanito nel nulla perché la tab del browser si è bloccata

+ Una crisi PR al lavoro

+ Falso allarme di contatore saltato in casa dei miei genitori, in vacanza da una settimana

+ Reazioni folli di persone che semplicemente non leggono prima di firmare un contratto

Speriamo dopo domani non accada niente di strano.

LifeAndrea Contino
Quel pasticciaccio brutto di Marvel su Netflix

Più che pasticcio, lo chiamerei un vero peccato.

La qualità era alta, le aspettative pure. Ma tante piccole cose non hanno funzionato. L’articolo di Vulture gira il coltello in una ferita ancora aperta per i tanti fan delle serie Marvel, soprattutto per me lo fa con Daredevil. Una delle più belle di sempre.

Chissà se Disney le riporterà mai in vita.

For one thing, all the shows suffered from an acute case of Netflix bloat. With the exception of the one-off crossover series, The Defenders, and the second season of the widely derided Iron Fist, every season was 13 episodes, with each episode clocking in at about an hour. There was simply no good reason for these stories to run 13-odd hours each. And they were, for the most part, single stories of that length; the shows tended to eschew the idea of self-contained episodes, even in the case of Jessica Jones, where individual private-investigation cases would have been a natural fit to fill out the world and liven up the pace. There were B- and C-plots, but they, too, were stretched out to unreasonable lengths. This is, of course, not a problem unique to Marvel shows, as Netflix and other streamers tend to believe that a drama is only worthwhile if it feels interminable.

But it was especially irritating in the case of the Marvel–Netflix shows, because a viewer was likely comparing them, consciously or not, to other superhero offerings. Superhero movies, though often longer than they should be, have runtimes between two and three hours — more than enough of a span to tell an epic saga of good, evil, duty, and all the other familiar tropes. More important, these stories are all adapted from comic books, which have long been oriented toward brief, dense, punchy individual issues of about 22 pages each, typically ending on some kind of cliffhanger. The sloggy Netflix approach just didn’t sit well with the expectations we have for the genre and our attendant desire for super-heroic action and Manichean suspense. The creators and diehards may argue that these weren’t just superhero shows — they were inspired by neo-noir (Jessica Jones) or blaxploitation (Luke Cage) or kung-fu (Iron Fist) and so on — but come on, these were all stories based on the expectation of climactic action between the forces of light and darkness. Yet, over and over again, we had to see that gratification delayed beyond reason. You were never going to hold eyeballs very long with that kind of lukewarm storytelling.

Scegli attentamente

Il come è spesso più importante del cosa.

We spend all day communicating, and we’ve invented a myriad of ways to do it. You can buy a stamp, press a button, rent a room or use a microphone. Choose wisely.

Don’t send an email when you should pick up the phone instead.

Don’t send a text when an email makes more sense.

Don’t have a meeting when a memo is more likely to get the point across.

Don’t give a speech when a blog post would reach more people with more impact.

And don’t write it down when it’s better said live…

Via.

Con la frequenza che uno vuole

Mi hanno fatto notare che non aggiorno abbastanza spesso questo posto, il che è vero, ma il bello di avercelo, un posto come questo, credo consista anche nel poterlo curare con la frequenza che uno vuole. Due volte al giorno o due volte al mese, poi, se uno ci pensa sono la stessa cosa, se si considera una scala temporale vasta, vastissima, cosmologica, mi viene da dire.

Non che manchino le cose da raccontare. Oggi per esempio pedalavo in salita sotto il sole cocente dell'una di metà giugno, e mi piaceva così tanto il calore sulla schiena, sulle braccia, sulla nuca, che un po' mi è dispiaciuto arrivare a casa, ecco.

Dal blog di Stefano Amato.

Io penso di aver trovato la mia, un post al giorno non mi costringe a dover per forza scrivere qualcosa e mi lascia la libertà di scrivere la cosa più interessante della giornata trovata online, oppure una riflessione sugli ambiti di cui mi occupo più da vicino.

Non c’è giusto o sbagliato insomma, ognuno trova la sua.

Pirateria portami via

La pirateria, lungi dall’aver messo in ginocchio l’industria della musica e del cinema, svolge quindi un ruolo sociale: permette la diffusione della cultura anche nelle nazioni in cui non ci si può permettere l’iscrizione a Netflix o Spotify, consente di fuoriuscire dalla legge algoritmica dettata dalle piattaforme e offre un prezioso servizio di archiviazione, conservazione e diffusione delle opere di nicchia o più lontane nel tempo (mentre le piattaforme di streaming non si fanno troppi problemi a cancellare album o serie tv che non fruttano più quanto atteso).

È grazie alla pirateria, per farla breve, che anche i più giovani possono riscoprire il cinema di Orson Welles o di Antonioni (che su Netflix & co. non trova spazio), perché la gratuità permette di rischiare e compiere qualche (apparente) azzardo. Proprio nei giorni in cui l’italiano Tnt Village(che dal 2004 conserva e diffonde file torrent con uno spirito da biblioteca) viene chiuso dalle autorità, sarebbe il caso di non dimenticare tutti gli aspetti positivi dell’innovazione lanciata da Sean Parker e Shawn Fanning esattamente vent’anni fa.

Una profonda riflessione sui 20 anni di Napster e la reazione a catena a cui ha portato un servizio del genere. Da un lato pirateria e crisi dei mercati musicale e cinematografico, dall’altro la democratizzazione della cultura.

Come sopravvivere alla perdita di reputazione

We spend an inordinate amount of time worrying 'what other people think.' But for some of us, there may come a time when we need to step beyond living for our reputation in the eyes of others - and have to learn how to cope without the warm blanket of social status. Here is a guide.

Reputation might be defined as the claim that one can make on the goodwill of strangers; it is what your name will mean to those who don’t know you, who spend almost no time thinking of you. It’s what you will get reduced to when you aren’t illuminated by love. How your reputation is assessed depends on the extent to which you have fulfilled, or violated, the ideals and aspirations of your society.

Most of us are properly known to, and liked by, five to ten people. When it comes to everyone else, reputation is what will decide what we have been worth.

LifeAndrea Contino
Scrivere online. Intervista a John Gruber

Tra i blog che più piacevolmente seguo, c’è sicuramente Daring Fireball di John Gruber. Da quando ho iniziato a utilizzare prodotti Apple ancora di più, accompagnato dalla lettura di MacStories, un’altra ottima fonte di notizie e spunti di riflessione fondato dall’italianissimo Federico Viticci. Nella prima puntata della nuova stagione di Dialog, suo side project di podcasting sulla tecnologia, i due si incontrano.

L’intervista fatta a Gruber è davvero molto interessante sebbene piuttosto lunga e divisa in due puntate da 1 ora ciascuna. Per chi scrive online da molto tempo per diletto o professione sicuramente si ritroverà in molti punti della storia, soprattutto se appassionato di tecnologia come lui.

La fortuna del suo blog, come racconta, deriva in larga parte dalla combinazione di due fattori essenziali, l’esser nato nel decennio perfetto dove Apple era in rampa di lancio, così come Internet che ai tempi si prestava molto facilmente a essere compreso dal profondo tecnologicamente parlando, e una base tecnologica che gli consentiva di scrivere codice facilmente così come ottime doti di scrittore.

Dall’agosto del 2002 Daring Fireball viene aggiornato con continuità con un approccio proprio dei blog delle origini. Linkare il più possibile ad altre fonti di informazione. Interessante lo spunto in cui racconta di come moltissimi link pubblicati negli anni ormai sono morti perché quei siti oramai non esistono più-

Se come me siete appassionati di divulgazione tecnologica, blog e buona scrittura è un ascolto che vi invito a fare.