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Approccio agile

Onestamente meraviglioso, da ex-microsoft, vedere come l’azienda stia cambiando pelle, soprattutto nella simbiosi hardware-software, adottando un approccio agile e costruendo prodotti integrati su tutta la linea.

Open design.

L’approccio agile con rilasci costanti e comuni a tutti i prodotti stanno premiando una trasformazione senza sosta.

Buchi neri

Il bello del web: l’immediatezza.

Il brutto del web: l’immediatezza.

Quando parte un tam tam circa una notizia molto importante, i margini di errore su quanto si sta disquisendo aumentano proporzionalmente alla velocità di diffusione.

Circa l’immagine del buco nero ricostruita al computer si è detto la qualunque. Ecco perché forse è meglio prendersela un po’ più con calma, cercare le fonti giuste, e informarsi, quando possibile, direttamente dalla fonte che quella notizia l’ha generata.

Al TED il responsabile del team di questa eccezionale scoperta.

At the center of a galaxy more than 55 million light-years away, there's a supermassive black hole with the mass of several billion suns. And now, for the first time ever, we can see it. Astrophysicist Sheperd Doeleman, head of the Event Horizon Telescope collaboration, speaks with TED's Chris Anderson about the iconic, first-ever image of a black hole -- and the epic, worldwide effort involved in capturing it.

TecnologiaAndrea Contino
Dettare

Ho recentemente acquistato il mio primo paio di AirPods. Pensavo di sentirmi uno stupido con quegli aggeggi dal design bizzarro e probabilmente disegnati tramite un’accetta, e invece sto iniziando ad usarli sempre di più:

  • Telefonando. Io cammino costantemente durante le telefonate. Ovunque sia, per parlare al telefono, io cammino. Le AirPods sono un aiuto non da poco, posso alzarmi dalla sedia e passeggiare dimenticandomi il telefono sulla scrivania

  • iPad Pro. Con il nuovo iPad che ha solo un’uscita USB-C o compri una cuffia apposta, o ti affidi a quelle bluetooth. Anche qui cascano a fagiolo. Metti che in una serata ci dividiamo gli schermi, io mi infilo le AirPods e mi guardo la qualsiasi da iPad

Ma arriviamo a uno spunto ulteriore al quale non avevo pensato. In effetti faccio uno sporadico utilizzo dei comandi vocali e di Siri in genere, forse solo abitudine, ma ancora non riesco bene ad automatizzare i processi. Leggevo questa column sul NY Times. Invece di scrivere fisicamente gli articoli, questo giornalista sfrutta soltanto la voce e due app dedicate in grado di registrare e sbobinare:

Here’s what I do: Instead of writing, I speak. When a notable thought strikes me — I could be pacing around my home office, washing dishes, driving or, most often recently, taking long, aimless strolls on desolate suburban Silicon Valley sidewalks — I open RecUp, a cloud-connected voice-recording app on my phone. Because I’m pretty much always wearing wireless headphones with a mic — yes, I’m one of those AirPod people — the app records my voice in high fidelity as I walk, while my phone is snug in my pocket or otherwise out of sight.

And so, on foot, wandering about town, I write. I began making voice memos to remember column ideas and short turns of phrases. But as I became comfortable with the practice, I started to compose full sentences, paragraphs and even whole outlines of my columns just by speaking.

Then comes the magical part. Every few days, I load the recordings into Descript, an app that bills itself as a “word processor for audio.” Some of my voice memos are more than an hour long, but Descript quickly (and cheaply) transcribes the text, truncates the silences and renders my speech editable and searchable. Through software, my meandering memos are turned into a skeleton of writing.

The text Descript spits out is not by any means ready for publication, but it functions like a pencil sketch: a rough first draft that I then hammer into life the old-fashioned way, on a screen, with a keyboard, lots of tears and not a little blood.

Non credo arriverò a questo grado di complessità, anche perché non faccio il giornalista di professione, ma spesso mi capita che le idee migliori per i miei post mi vengano in auto mentre sto guidando, o prima di addormentarmi dove mi sta calando la palpebra e non ho più le forze di scrivere.

Forse iniziare ad usare la voce mi aiuterebbe a non dimenticarmi dell’80% dei contenuti che invece avrei scritto qui.

E voi come sfruttate la voice recognition?

TecnologiaAndrea Contino
Il vantaggio di esser secondi

Ricordo ancora l’esempio nel manualone di marketing di Kotler. A volte esser secondi, e magari ammetterlo anche, ha i suoi vantaggi.

In un mercato come quello tecnologico spesso e volentieri è proprio così. Il Samsung Galaxy Fold si sta rivelando un potenziale nuovo fiasco per l’azienda coreana. Molti giornalisti entrati in possesso dell’unità di review lamentano danni importanti allo schermo e alcune volte l’impossibilità di utilizzo.

Questo darà un vantaggio non da poco ai competitor, primo su tutti Huawei che si appresta ad arrivare sul mercato con il suo modello “pieghevole” Mate X, così come tutti gli altri a ruota.

Ciò non solo danneggerà ancora una volta la reputazione di Samsung, dopo il modello Note esplosivo di qualche anno fa, ma probabilmente minerà la considerazione stessa delle persone verso un modello pieghevole in generale.

Perché spendere 2000 euro per un device così delicato? Moda oppure bisogno?

M.G. Siegler ha sempre un punto di vista conciso e dritto al punto:

And yet someone at the company decided they were going to not only release this device to the public, but they were going to charge people $2,000 for the privilege of owning such an experiment. Prestige? It’s the kind of move that takes the brand trust already badly damaged by an exploding Galaxy Note and kicks it in the nuts.

Già durante l’annuncio agli addetti ai lavori questo modello apparve come poco più di un prototipo, da oggi probabilmente ne abbiamo la conferma definitiva.

TecnologiaAndrea Contino
Vuoi costruire un ricordo? Non fotografarlo

Uno spunto interessante. Questo articolo del TED riporta l’opinione di una psicologa americana:

“When you take a photo of something, you’re counting on the camera to remember for you,” Henkel said. “You’re basically saying, ‘Okay, I don’t need to think about this any further. The camera’s captured the experience.’ You don’t engage in any of the elaborative or emotional kinds of processing that really would help you remember those experiences, because you’ve outsourced it to your camera.”

In other words, if your camera captures the moment, then your brain doesn’t. Henkel came up with a frightening term for this phenomenon: the “photo-taking-impairment effect.”

Sostanzialmente se vuoi cercare di ricordarti un momento speciale e lo vuoi fare attraverso l’occhio della fotocamera è quanto di più sbagliato tu possa fare. Non c’è nessun ingaggio dal punto di vista emotivo perché è come se lo avessimo delegato al nostro scatto.

In sostanza, se la tua fotocamera cattura il momento, non lo fa il tuo cervello.

Non so cosa ne pensino appassionati fotografi, ma è un vizio che fortunatamente sto man mano perdendo durante i concerti.

Dapprima cercavo di catturare in video e foto il momento per poi riguardarlo a posteriori. Cosa che mi sono accorto poi di non fare mai.

Perciò ci ho dato un taglio. Godersi il momento senza filtri è impagabile.

Fare spazio sul Mac

Al lavoro sto usando con molta soddisfazione un Mac Book Pro da 13’’ del 2018. Ha un disco SSD da 120GB di spazio, molto poco se non si sa come archiviare i propri file, molto se si sistema tutto con un po’ di astuzia.

La scorsa settimana mi sono ritrovato ad avere 99GB utilizzati su 120GB, non potendo così scaricare e installare i 14GB di aggiornamento del sistema operativo.

Non avendo documenti pesanti, a parte foto e musica, non capivo cosa fosse ad occupare così tanto spazio.

Ho fatto un po’ di ricerche online. Primo step che mi ha liberato circa 15GB è stato eliminare file di lingua di tutti i programmi, sostanzialmente inutili, eliminando i file con estensione .lproj.

DaisyDisk

Come?

Si apre una finestra del Finder.

  • Applicazioni

  • Tasto destro su una applicazione

  • Mostra contenuto pacchetto

  • Dopo di che: Contents > Resources e cerca i file con estensione .lproj

Ho eliminato tutte le lingue che non fossero it o eng.

Ma ancora non capivo cosa ci fosse ad occupare così tanto spazio nella cartella Sistema. Ho scaricato allora DaisyDisk, grazie al quale ho scoperto che il vecchio programma di gestione delle email Postbox occupava oltre 30GB di spazio nonostante l’avessi cancellato oltre 2 mesi fa.

Questo perché ha deciso di archiviare tutta la mia posta in locale, senza eliminarla una volta cancellato il programma.

Ho fatto una bella pulizia di cose inutili e ora mi ritrovo con oltre 80GB di spazio libero. Non male per niente.

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Rallenta, non ti stai perdendo niente

C’è che è bello perdersi tutti i trend dell’internet, anzi è fantastico perdersi e basta.

Del resto basta un RSS Reader e passa la paura.

At the end of the day, we’re probably not going to be able to escape social media entirely. I couldn’t even if I wanted to since it’s part of my job, as it may be part of yours. For us poor souls—and those of you who are, for some reason, online all day by choice—know that it’s okay to slow down. You’re not missing anything.

Chi di AirPower perisce

Non so se la pubblicazione di questo video sia stato una specie di Pesce d’Aprile ritardato. Non so per quale masochistica ragione Apple faccia uscire un corto di storytelling su come un team non debba mai mollare se possiede un’idea vincente e non ci sia niente che possa fermarlo, dopo aver alzato bandiera bianca sul progetto AirPower.

Resta assodato che se Steve Jobs fosse ancora vivo non avrebbe mai permesso ai suoi ingegneri di mollare il colpo. Se si è letto un minimo la sua biografia, li avrebbe spronati a far meglio, li avrebbe trattati come bestie per far toccare i nervi scoperti dell’orgoglio e tirare fuori qualcosa di magico.

Così non è stato e l’azienda di Cupertino si è vista costretta a dover ritirare un prodotto annunciato sì, ma mai nato, stroncando un’idea così semplice all’apparenza, ma tremendamente complicata da realizzare. 

Nemmeno una settimana da questa Waterloo tecnologica e arriva il suicidio perfetto di come forse sarebbero dovute andare davvero le cose in azienda.

Il destino a volte è proprio un burlone.