Contenuto esplicito

Come la morale e i bacchettoni abbiano avuto la meglio sull’industria musicale. La nascita dell’etichetta Parental Advisory, diventata poi un’icona di moda in alcuni casi, e sfruttata per andare contro a tutto ciò rappresenta in altri.

The explicit lyrics sticker is one of the most recognizable images in American music. Its placement on an album cover signifies you’re going to hear something for adult ears only, and it’s an image we often take for granted. The story behind how we got that sticker is bonkers, to say the least.

The very public discussion around the advisory label involved the Parents Music Resource Center (PMRC), a group led by the wives of Washington politicians and a few musicians including Frank Zappa, Dee Snider, and John Denver.

While the PMRC’s involvement was allegedly sparked by some raunchy lyrics from Prince’s 1984 album Purple Rain, the debate over rock lyrics had been infiltrating American culture and politics for a decade.

The driving force behind that debate was the rise of heavy metal, a genre that saw explosive popularity with the launch of MTV in 1981, and the growing influence of the religious right, who saw rock music as a powerful threat to Christianity.

L’ultima del Trono di Spade

Domani notte andrà in onda la prima puntata dell’ultima stagione di The Game of Thrones. Di riassunti delle 7 stagioni precedenti online ne trovate a bizzeffe e sicuramente fatti meglio di questo, ma mi sembrava il più divertente.  

Dracarys.  

Vuoi costruire un ricordo? Non fotografarlo

Uno spunto interessante. Questo articolo del TED riporta l’opinione di una psicologa americana:

“When you take a photo of something, you’re counting on the camera to remember for you,” Henkel said. “You’re basically saying, ‘Okay, I don’t need to think about this any further. The camera’s captured the experience.’ You don’t engage in any of the elaborative or emotional kinds of processing that really would help you remember those experiences, because you’ve outsourced it to your camera.”

In other words, if your camera captures the moment, then your brain doesn’t. Henkel came up with a frightening term for this phenomenon: the “photo-taking-impairment effect.”

Sostanzialmente se vuoi cercare di ricordarti un momento speciale e lo vuoi fare attraverso l’occhio della fotocamera è quanto di più sbagliato tu possa fare. Non c’è nessun ingaggio dal punto di vista emotivo perché è come se lo avessimo delegato al nostro scatto.

In sostanza, se la tua fotocamera cattura il momento, non lo fa il tuo cervello.

Non so cosa ne pensino appassionati fotografi, ma è un vizio che fortunatamente sto man mano perdendo durante i concerti.

Dapprima cercavo di catturare in video e foto il momento per poi riguardarlo a posteriori. Cosa che mi sono accorto poi di non fare mai.

Perciò ci ho dato un taglio. Godersi il momento senza filtri è impagabile.

Fatalità

+ People. La parte più divertente del mio lavoro, e negli anni ho imparato a considerarla tale, è assistere ad incontri con persone all’apparenza molto carismatiche, si sono costruite negli anni uno standing e un’aura più che invidiabile, si circondano di VIP, ti guardano dall’alto al basso come se fossero investite di un potere divino, delegano a fidi galoppini qualsiasi attività esecutiva. Ma soprattutto hanno i minuti contati, durante i quali hanno il compito di lanciare una bomba, un’idea rivoluzionaria nella stanza in cui si trovano per poi far finta di avere un’agenda piena di appuntamenti con le più alte cariche delle prime 10 aziende del mondo, e quindi scusami tanto ma mi hai già fatto perdere troppo tempo io me ne devo andare.

Ho imparato a divertirmi in queste situazioni. Forse da giovane avevo soggezione di persone del genere, perché chissà mai quale esperienza avessero per comportarsi in questo modo. Poi col tempo mi sono reso conto che poi le loro idee tanto rivoluzionarie non sono, che son state solo molto brave a far credere a chi gli giro attorno di essere su un gradino più alto del processo evolutivo.

Una maschera da indossare per sentirsi amate, meglio con loro stesse, trovare il proprio senso della vita. Fake. Anzi, Counterfeit. Non sapete quanto sono felice di non essere una persona del genere, ma esattamente l’opposto

Krill. Io non mangio pesce. Di nessun tipo. Nemmeno i crostacei o quello crudo. Faccio solo eccezione per il tonno in scatola e i bastoncini di pesce fritti. Che mi dicono non sapere di pesce, in effetti. Questo mi obbliga a fare una terapia integrativa di Omega 3 o comunque di tutte quelle sostanze che non ingerisco evitando il pescato. Tipicamente sono pastiglie di Krill. Il che mi fa sentire innanzi tutto una balena. L’effetto collaterale è l’incapacità di digerirle da parte del mio organismo, indi per cui avere sempre in bocca per almeno un paio d’ore un fastidiosissimo sapore di pesce.
Forse me lo merito.

+ Vetro. Qualche giorno fa è piovuto un sasso dal nulla sul mio parabrezza. Non avevo nessun veicolo davanti quindi non riesco ancora a capacitarmi circa la sua provenienza. Il vetro si sta crepando di qualche millimetro al giorno sempre di più.
Credetemi le pratiche per farselo sostituire hanno tempi biblici. Speriamo a breve di arrivare al dunque.

+ Brava Fabrics. Quasi per caso mi sono imbattuto in questo brand spagnolo. Stavo cercando delle camicie meno bragalone e più vicine al mio stile. Collo stretto, in alcuni casi all’italiana con bottone, ma in linea generale non troppo lunghe sul corpo. Da portare anche fuori dai pantaloni. Diciamo che ho praticamente rifatto la collezione nel guardaroba. Brava Fabrics è molto di più, infatti ho acquistato anche due maglioni e qualche altro capo. La storia del brand è molto interessante e l’etica che perseguono altrettanto.

LifeAndrea Contino
Una vita senza buon cibo dovrebbe essere un'impossibilità logica

Grazie al numero di domenica scorsa di Good Morning Italia ho letto due approfondimenti sul cibo e le calorie.

Il primo fa più morti del tabacco e dell’alcool. Colpa della standardizzazione di molti cibi, l’industrializzazione di altri, ma soprattutto la scarsa attitudine ad approcciarsi a cibi freschi, di stagione e in generale al cibo sano.

What we eat now is a greater cause of disease and death in the world than either tobacco or alcohol. In 2015 around 7 million people died from tobacco smoke, and 2.75 million from causes related to alcohol, but 12m deaths could be attributed to “dietary risks” such as diets low in vegetables, nuts and seafood or diets high in processed meats and sugary drinks. This is paradoxical and sad, because good food – good in every sense, from flavour to nutrition – used to be the test by which we judged the quality of life. A good life without good food should be a logical impossibility.

Le seconde pensate come unità di misura universale, in realtà sono spesso e volentieri truccate, non corrispettive del vero, senza tener conto di un fattore universalmente riconosciuto. Ogni organismo è diverso e assimila determinati cibi in tempi e modi differenti, influendo sul processo di consumo dei cibi.

That isn’t the only problem. Calorie counts are based on how much heat a foodstuff gives off when it burns in an oven. But the human body is far more complex than an oven. When food is burned in a laboratory it surrenders its calories within seconds. By contrast, the real-life journey from dinner plate to toilet bowl takes on average about a day, but can range from eight to 80 hours depending on the person. A calorie of carbohydrate and a calorie of protein both have the same amount of stored energy, so they perform identically in an oven. But put those calories into real bodies and they behave quite differently. And we are still learning new insights: American researchers discovered last year that, for more than a century, we’ve been exaggerating by about 20% the number of calories we absorb from almonds.

FoodAndrea Contino
Solo benefici

Sono particolarmente contento delle nuove speranze nutrite dalla stampa italiana generalista nei confronti dei videogiochi. Prima Repubblica e adesso Open.

Molto bene.

I videogiochi sono una perdita di tempo? Assolutamente no: non solo per i soldi che possono fare guadagnare, per le storie che possono fare scrivere, per le emozioni che possono regalare. Sempre più studi mostrano che impugnare il joystick migliora le nostra abilità cognitive

Una ricerca della Brown University ha scoperto che l'utilizzo di videogiochi (sia a livello personale, che a livello didattico) comporta benefici nell'apprendimento, nella socialità e anche nel generale stato di salute. 

In particolare, lo studio suggerisce che i giocatori, che allenano da anni le loro capacità visive, semplificano l'apprendimento di qualsiasi tipo di compito visivo, grazie all'affinamento dei meccanismi di consolidamento del cervello.

Due chiacchiere con l'Eco della Stampa

Come segnalavo l’altra settimana, mercoledì sono stato ospite di L’Eco della Stampa nell’ambito dell’iniziativa #ECOffee

È stato piacevolissimo conversare con Alessandro su temi a me cari. Videogiochi, comunicazione, carriera, advertising.

Poco prima dell’inizio dell’appuntamento ho avuto modo di fare un giro nei loro uffici, dove mi hanno raccontato la storia ultra centenaria della società e delle profonde trasformazioni interne per adattarsi ad un mercato che ha sì le stesse esigenze, ma con fonti in costante mutazione.

La tecnologia è padrona di questa trasformazione.

Qui di seguito l’mp3 del webinar da ascoltare o scaricare come podcast.

Primo bacio

TED brings to life Tim Siebles poem 'First Kiss' as part of TED-Ed's series 'There's a poem for that' . The series features animated interpretations of poems both old and new that give language to some of life's biggest feelings.

LifeAndrea Contino
Fare spazio sul Mac

Al lavoro sto usando con molta soddisfazione un Mac Book Pro da 13’’ del 2018. Ha un disco SSD da 120GB di spazio, molto poco se non si sa come archiviare i propri file, molto se si sistema tutto con un po’ di astuzia.

La scorsa settimana mi sono ritrovato ad avere 99GB utilizzati su 120GB, non potendo così scaricare e installare i 14GB di aggiornamento del sistema operativo.

Non avendo documenti pesanti, a parte foto e musica, non capivo cosa fosse ad occupare così tanto spazio.

Ho fatto un po’ di ricerche online. Primo step che mi ha liberato circa 15GB è stato eliminare file di lingua di tutti i programmi, sostanzialmente inutili, eliminando i file con estensione .lproj.

DaisyDisk

Come?

Si apre una finestra del Finder.

  • Applicazioni

  • Tasto destro su una applicazione

  • Mostra contenuto pacchetto

  • Dopo di che: Contents > Resources e cerca i file con estensione .lproj

Ho eliminato tutte le lingue che non fossero it o eng.

Ma ancora non capivo cosa ci fosse ad occupare così tanto spazio nella cartella Sistema. Ho scaricato allora DaisyDisk, grazie al quale ho scoperto che il vecchio programma di gestione delle email Postbox occupava oltre 30GB di spazio nonostante l’avessi cancellato oltre 2 mesi fa.

Questo perché ha deciso di archiviare tutta la mia posta in locale, senza eliminarla una volta cancellato il programma.

Ho fatto una bella pulizia di cose inutili e ora mi ritrovo con oltre 80GB di spazio libero. Non male per niente.

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#WhyIBlog Intervista a Kari Geltemeyer

Ho deciso di riprendere a intervistare curatori di blog, quando ne trovo di interessanti, continuando ad alimentare Why I Blog a tempo perso.

Oggi ho il piacere di ospitare una blogger americana di cui ho già parlato ad inizio anno: https://karigee.com

Scrive molto bene e ha uno stile tutto suo nel raccontarsi. Ci tenevo particolarmente ad averla tra la mia piccola “collezione” perché mi ispiro molto al suo stile e al suo pensiero circa la blogosfera vs social network e come esercizio personale in cui non ci sono regole o aspettative. C’è solo la sua vita e il piacere di raccontarla.

Le ho posto quindi le tre fatidiche domande:

Why do you blog?

I started blogging 15 years ago when I left a longtime job and wanted a way to stay in touch with the friends I used to see every day. I wanted them to be able to relate to what I was doing during the day (nobody requested this, I just came up with it on my own and assumed they would care ;-). Social media sites weren’t around, so it was what I had. And it has always been a small-scale thing; I never had big blogging dreams. Now I keep doing it because I love to write, and I process my own thoughts by typing them out, so I use it mostly as a journal and a scrapbook. 

Kari Gee

I also keep blogging because social media has been so disappointing. Twitter and Facebook and Instagram don’t facilitate communication, they just give everybody a megaphone attached to a fire hose so can they scream at each other and sell stuff. I find them really cold and impersonal, and I think they encourage and reward all the wrong behavior.

Blogs feel less manufactured, and less lazy. One way or another people have to seek them out, so they’re a conscious choice. And most people don’t bother seeking them out these days, which is fine too. I don’t need to reach everybody. If you’re interested in what I’m posting, that’s great and I thank you and I hope you get something out of it.

What kind of “fuel” keeps your blog constantly running?

Nothing, really, I just talk about whatever is going on in my life. I don’t have anything to promote, and I don’t have a big overarching theme; it’s not a career blog or a tech blog or a recipe blog, it’s a diary, and it’s pretty personal.

But the thing I like best about blogging is that it can be “useless.” There are no rules or expectations about what it has to be - I can post whatever I want, because it’s mine, and I don’t have any responsibility to provide people with a certain kind of content. It’s just whatever I’m thinking about on any given day.

Which future is waiting the blogosphere in your opinion?

I don’t know. I don’t expect there’s a big second wave or blogging renaissance around the corner, and maybe that's okay. Most people seem to prefer the instant responses of social media and want that reinforcement, the faves and likes.

But I have a real soft spot for the bloggers who stick around, and a lot of favorites that I check every day. I think of the blogosphere now as a small neighborhood, and it’s populated by people who still want to just hold out a hand and say, come in and sit with me for a while. I just find personal blogs inherently interesting, and I appreciate the effort and the care that people put into them; they’re like an endless supply of short stories.