Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità

Finalmente sabato sera siamo riusciti a vedere Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità in un cine-teatro nel paese a fianco al mio (a proposito evviva i cinema di paese) .

Forse euforici per Loving Vincent visto un anno fa proprio nello stesso cinema, ci aspettavamo un film meraviglioso.  

Qui a fianco il trip per Van Gogh nella sua massima espressione.

Qui a fianco il trip per Van Gogh nella sua massima espressione.

Così non è. O meglio è un film da comprendere e tradurre dal linguaggio filmico. Associando le inquadrature rudi, ruvide e oblique con la pesantezza dello stato d’animo di Van Gogh. Quando la camera si sostituisce al pittore, inquadrando il mondo in prima persona, il regista e pittore Schnabel aggiunge dei filtri gialli, con una sfocatura molto accentuata a coprire l’ultima porzione di inquadratura.  

Quasi a dover a tutti i costi sottolineare il fatto che Van Gogh vedesse il mondo costantemente annebbiato dalla propria condizione psichica. 

Il regista dà il meglio di se, aiutato certamente da un intramontabile Dafoe, nei close-up. L’avvicinarsi a pochi centimetri da un viso così espressivo, dà un valore aggiunto alle emozioni di un animo travagliato, così come lo sforzo del buon Willem di apprendere l’arte di dipingere proprio per rendere il tutto ancora più reale. 

I dialoghi sembrano estemporanei. Irrilevanti al fine di aggiungere qualcosa alla pellicola. Protagonisti assenti nei momenti migliori del film, quando tutto sembra sospeso in un limbo di bianco e nero prima di lasciar posto a un esplosione di colori. 

 ★★☆☆

Update: Una bella intervista a Dafoe sulla sua interpretazione.

Cinema & TVAndrea Contino
Una volta al giorno

Non è obbligatorio farlo.

Ho pensato più e più volte di non riuscirci durante questo mese, ma sta diventando un piccolo piacere quotidiano.

Raccontare, raccontarsi. Riordinare i pensieri e cercare di dargli forma comprensibile.

Stamattina in doccia ci pensavo. Nel gennaio degli anni passati, quanti post riuscivo a scrivere in un mese?

E mi sono accorto che mai sono riuscito ad essere costante, mentre ci sono stati altri mesi molto più prolifici.

Scrivere qualcosa implica, almeno per me, nella stragrande maggioranza dei casi ricercare, verificare, elaborare, produrre. È un processo naturale di cui non posso più fare a meno.

Vedremo come butta in Febbraio.

BlogosphereAndrea Contino
Swiss Mocha

Come penso di aver trovato il mio cocktail estivo preferito nello Spritz St Germain, in Islanda ho trovato la bevanda invernale: Swiss Mocha.

In Italia prende il nome di mocaccino e l’ho trovato quasi esclusivamente nelle macchinette del caffè (a proposito di macchinette, questo account Instagram è molto divertente). Non mi è mai capitato di trovarlo nei bar ed è un peccato.

Ad ogni modo qui c’è la ricetta per farlo. A casa diventerà un must!

FoodAndrea Contino
Zona di comfort

L’altro giorno al lavoro stavamo facendo un media training. Un media training serve per spiegare le tecniche base di comunicazione su come affrontare le interviste e più in generale il rapporto con i media, appunto.

Mi ha affascinato la parte sulla zona di comfort. Sentirsi a proprio agio nei propri abiti e stile è già un grande passo avanti per sciogliere la tensione personale.

Rapidi collegamenti mentali. Trasportando questa idea nel quotidiano, soprattutto nell’ambiente business, quanto è importante il modo in cui ci si veste?

La formalità è ancora un elemento distintivo?

Ok, l’abito non fa il monaco. Tuttavia è molto più vero l’opposto.

Il contesto fa l’abito.

Purtroppo aggiungo. Ho sempre ammirato ad esempio Marchionne per il fatto di fregarsene altamente di giacca e cravatta e aver fatto del maglioncino blu scuro un suo personalissimo elemento distintivo.

Alcuni lo chiamano approccio minimalista per evitare di perdere tempo, ma a me piace pensare sia più un elemento di riconoscimento personale.

Forse è per questo il motivo per cui anche io faccia così fatica a indossare un completo con cravatta.

Non solo mi trovo a disagio nell’indossarli, ma li reputo assolutamente irrilevanti ai fini della definizione di me stesso o della persona che mi sta davanti. O ancor meglio della sua personalità.

Non è un attacco a “giacca e cravatta” in sé, ma piuttosto al formalismo a tutti i costi. Felice di condurre il mio stile di vita in questo modo. E trovo anticronistico, totalmente fuori dal tempo, locandine tipo quella qui a fianco. L'obbligo di indossare la giacca suona tanto fine '800.

Essere è meglio di apparire.

LifeAndrea Contino
Cagnolini che annaspano

Siamo nella massima parte un paese di trasgressori, di persone strette in una compulsione totale alla violazione delle regole del vivere comune. L’unica cosa che ci frena è la minaccia di una sanzione, mai il pensiero di violare la sfera di libertà altrui che quelle regole difendono. Temiamo solo la sanzione. E a costo di elaborare soluzioni controproducenti, viviamo così, annaspando come cagnolini violando le regole, ma cercando di evitare la sanzione.

E questo vale in piscina, in famiglia, sul lavoro, perfino nelle commissioni europee.

Un paese di cagnolini, che annaspano.

Quanto racconta Giovanni è un’analogia tremendamente vera. A me succede in strada con quelli che si credono furbi e poi quando gli gridi contro facendogli notare come si stanno comportando fuggono con la coda tra le gambe.

LifeAndrea Contino
Contatto

We should give due recognition to the truly grave hurt that can unfold, within established relationships, when there is almost no touch left between the parties, when one partner repeatedly moves to hold the other’s hand - and nothing much happens in response.

LifeAndrea Contino
Ma io avrei potuto fare lo YouTuber?

No. Non credo proprio. Per arrivare al punto però devo partire da lontano.

Il fenomeno youtuber l’ho perso completamente. Dopo l’avvento di Facebook e Twitter il mio interesse per i social media è scemato vertiginosamente.

Ne ho scritto sempre meno qui sul blog, analizzo ciò che avviene al loro interno per pura passione della materia comunicativa. Punto e stop.

YouTube si affaccia nei primi anni 2000 ed è una vera e propria rivoluzione. Lo storytelling video diventa non solo accessibile a tutti, ma anche democratico, condivisibile e di massa.

Oltre 10 anni dopo e con molto ritardo ho iniziato ultimamente a seguire il fenomeno. Ci sono canali iper specializzati. Persone che viaggiano, parlano di cibo, di tecnologia, fotografia e chi più ne ha più ne metta. Qui in Italia ce ne sono di molto bravi e non scimmiottano per forza ciò che proviene dagli Stati Uniti, ma hanno spesso uno stile unico e molto apprezzabile.

Molto di essi ne hanno fatto un vero e proprio lavoro. Sottoscrizioni o advertising porta introiti non indifferenti. I prodotti sono molto professionali, da fare invidia all’industria cinematografica, se ci si ferma a pensare si capisce quanto lavoro di produzione ci sia dietro e quante ore siano dedicate per pochi minuti di video.

E mi sono fermato a pensare, mi sono domandato se avessi potuto cavalcare questo trend molto tempo fa, oppure se potessi iniziarlo da qui a breve.

E la risposta è stata no:

  • Il digital divide. Abito a qualche km da Milano e non farei sicuramente a cambio con la città. Ma nel mio paese la velocità di upload è attualmente, anno domini 2019, ferma a 0.8 Mb in upload. Pertanto caricare un video di qualche minuto ci vorrebbero forse giorni. Connessione 4G? Sì ci avevo pensato, ma quanto spenderei a fine mese per extra-giga?
  • Tempo. Plausibilmente chi fa lo YouTuber ha molto tempo a disposizione e io non ne ho. Se si vuole fare un prodotto fatto bene serve tempo. Tempo per girare, tempo per montare, tempo di rendering. E di cose da dire ne avrei...
  • Precisione. O forse fissazione. So per certo che prima di essere soddisfatto di un eventuale risultato finale ci passerei sopra le notti su un singolo progetto

E allora? Perché rompo le scatole?

Amarezza. Per il rimorso di non essermi interessato prima a tool e stumenti del genere, e non averci provato. Amarezza per una condizione di infrastrutture italiane che fa veramente pena e preclude certi percorsi a chi li vorrebbe intraprendere. Senza una linea decente, ti sogni di diventare YouTuber.

Invidia perché mi piacerebbe riuscire a produrre con anche solo la metà della qualità dei canali che seguo. Invidia per la capacità di creare comunità, che in fondo è ciò che conta su YouTube. Ma è tardi, troppo tardi. Almeno per cavalcare questa onda.

Plauso a chi l'ha fatto al momento giusto e diffonde argomenti interessanti con professionalità ogni giorno.

Life, TecnologiaAndrea Contino
Siamo una moltitudine di cose

Chad Dickerson , ex CEO di Etsy e manager in Yahoo!, di cui ho scoperto il blog da poco, racconta come la sua storia personale lo definisca profondamente, ma nonostante ciò la percezione di se all’esterno poteva essere tutt’altro.

Dovremmo soltanto accettare la nostra complessità e il fatto che non saremo mai poche righe di una bio o un CV su linkedin. Ciò che ci definisce è molto di più, una moltitudine di cose.

Maybe if we all gave each other the space to be complex people — not reduced to public perception, our professional bios, our LinkedIn profiles, others’ narratives of who we are — we might understand each other better and give ourselves the room to be messy but wondrous human beings.

LifeAndrea Contino