Bird Box. La distribuzione regna

Di forze misteriose alla ricerca costante di distruggere il mondo ne è piena la storia del Cinema.

Bird Box è il fenomeno del momento, non tanto per la trama, a mio modo di vedere molto simile a “Io sono leggenda”, ma per questo motivo:

Sono numeri importanti che meritano una riflessione. Il buon Bob Lefsetz ci viene in aiuto con una delle sue frase caustiche, ma in grado di riassumere bene la situazione:

Movies killed vaudeville. TV killed movies, just check attendance figures. And now Netflix is killing not only network television, but putting a stake in the heart of theatrical distribution.

Money talks. Sandra Bullock likes the check and subscribers like the value proposition.

L’offerta nelle sale cinematografiche è piuttosto scarsa, il prezzo del biglietto è ormai pari a un mese di abbonamento a Netflix e ci sono praticamente solo super eroi, cine panettoni o film d’animazione.

Il costo d’accesso per l’acquisto di un buon televisore e un decente impianto audio si è drasticamente abbassato. Tanto più il prezzo delle offerte di contenuto: Netflix, Amazon Prime, Now TV, Infinity. Con poche decine di euro non ci si muove più di casa, la fruizione è di qualità e siamo ben felici di pagare per quanto ci viene proposto.

Il paradigma, così come è accaduto per la musica, è definitivamente cambiato.

Il film non è nulla di che, è sicuramente ben girato e tiene incollati allo schermo, ma come dicevo in apertura ricorda tanto il viaggio verso la salvezza intrapreso da Will Smith in “Io sono leggenda”.

Anche se l’idea non è completamente originale, se appassionati del genere merita sicuramente la visione.

TV e CinemaAndrea Contino
Ventidiciannove

Quest’anno è passato molto rapidamente. Tra quelli che più in fredda hanno avuto voglia di raggiungere la fine e lasciarsi alle spalle 365 giorni così come se niente fosse.

È già il settimo anno di questa mia personale tradizione. Nessun bilancio, solo un riassunto delle puntate precedenti per chi non avesse voglia di rileggere tutti i post di quest’anno. Qui trovate le precedenti edizioni: 201720162015201420132012.

Ogni volta mi stupisco di me stesso per aver tenuto in vita questo luogo con abbastanza frequenza da essere ancora indicizzato dai motori di ricerca. Aver scritto pagine e pagine di cose a cui tengo e spero di interesse per altri.

Ma forse la cosa più emozionante è ricordare di aver imparato tanto durante un solo anno, arricchito il mio bagaglio di skill grazie a letture, persone, attività, progetti. Se l’anno passato ha dominato la parola felicità, il 2018 è stato senz’altro segnato dal sostantivo maturità.

A marzo ho cambiato lavoro, una scelta importante, abbandonando la multinazionale della vita per abbracciare un piccolo grande progetto di crescita personale in un ambito totalmente avulso alle mio conoscenze. Ho abbandonato la mia comfort zone perfetta e accettato una sfida di cui sapevo poco o nulla, nella speranza di esserne all’altezza. Dopo 9 mesi credo di essermi dato una risposta più che positiva, mantenendo il mio approccio di always learning.

Bando agli indugi e andiamo con ordine:

  • A inizio anno ho stravolto il design del blog. In una settimana ho imparato i rudimenti del CSS

  • Con la mia ragazza Noemi siamo andati a vedere “Loving Vincent”, un film meraviglioso

  • La blockchain spiegata bene

  • Il blog come eredità digitale

  • Cacio e pepe sta diventando una specie di ossessione. Soprattutto nelle ultime due settimane ne stiamo sperimentando differenti varianti. Questa non sembra poi così male

  • Le grandi aspettative disattese. O meglio la mia personale “Sindrome della Pasta al Pomodoro

  • Con sommo rammarico e dispiacere dopo 5 anni abbiamo chiuso Fuorigio.co

  • Una personalissima dissertazione su come in Italia riuscire a campare di videogiochi sia molto complicato. Soprattutto per chi ha voglia di raccontarli

  • Il mio blog è la mia personalissima casa che ha compiuto 9 anni

  • Installare Nest non è poi così semplice come dicono

Qualche settimana fa ho già raccontato la mia canzone e il mio album del 2018, mentre per film e serie TV ovviamente non ho abbandonato l’affidabilissimo Trakt. Quest’anno ho paradossalmente visto più film e serie TV rispetto all’ascolto di musica. Un po’ me ne dispiaccio, ma nonostante la scarsità di attenzione dedicata alla mia passione, non mi sono comunque difeso male. 6.875 ascolti contro i 10.983 del 2017. Qui c’è tutta la mia listening history custodita su Last.fm.

Senza averlo programmato, quindi con una selezione del tutto naturale, quest’anno ho scritto 153 post contro i 62 dell’anno passato. Più del doppio. Diminuendo drasticamente il mio tempo speso a creare e leggere contenuti altrui sui social network e mantenendo viva l’attenzione solo sul mio Feedly, Medium e Twitter.

Mi auguro l’anno prossimo di continuare con questo trend. Nel frattempo l’anno si aprirà in maniera scoppiettante, dal 12 al 19 gennaio sarò in Islanda 🇮🇸 (qualsiasi consiglio ben accetto!) per una meritata settimana di distacco totale dalla civiltà.

Mi sento di condividere un consiglio di Paola. Quest’anno ci siamo visti in due occasioni, una lavorativa e una volta per caso davanti Eataly. L’ho trovata bene, una persona in pace con se stessa e con il mondo, probabilmente il consiglio che ha condiviso le ha permesso di trovare il suo equilibrio quotidiano, che poi è anche il mio:

è successo che ho (sentito più che) capito che mi serviva spazio, uno spazio sacro, come un rifugio, un posto, che poi è diventata un’ora (spesso mezza) che fosse mia e solo mia, da regalarmi ogni singolo giorno. 
e che quell’ora doveva essere riempita solo di me, o più semplicemente svuotata da tutto il resto.

Buona fine e buon inizio a tutti.

LifeAndrea Contino
Black Mirror: Bandersnatch

Attenzione possibili spoiler

Le feste natalizie sono evidentemente propizie per il team di Netflix e Black Mirror. Questa volta però l’hanno fatta grossa. Questa puntata, o forse meglio chiamarlo film interattivo, porta sugli schermi televisivi una nuova forma di dialogo tra lo spettatore e lo spettacolo in onda. Per la prima volta il mezzo televisivo diventa interazione per davvero. Ciò che accade sullo schermo è frutto di una decisione di chi gli sta di fronte.

Come? I vari finali si possono raggiungere solo e soltanto attraverso il nostro intervento.

È la grande illusione del libero arbitrio. Tema centrale nel plot narrante le vicende di Stefan. Giovane programmatore di videogiochi con un passato traumatico e un futuro altrettanto tragico.

Quanto siamo liberi nelle scelte che compiamo quotidianamente? Per davvero intendo. Quanto il sentiero deciso è influenzato, anche involontariamente, da fattori esterni magari a noi all’apparenza innocui?

Stefan se ne accorgerà ben presto. Anzi no, forse troppo tardi.

Quante volte hai visto Pac-Man morire?
Puoi sempre ricominciare

È una delle frasi pronunciate da uno dei protagonisti. Riassume perfettamente questo episodio. Si può sempre ricominciare, si può ripartire da uno snodo cruciale se quello appena scelto non ha condotto alla risoluzione voluta dall’autore. Come in un videogioco, appunto.

Netflix sperimenta con questa serie TV, ormai cult e che già tante volte ha toccato l’argomento video ludico, portandola al livello successivo. L’inserimento di dinamiche proprie del linguaggio dei videogiochi all’interno di uno sceneggiato, con l’interazione tramite un telecomando o un controller (io ad esempio ho visto la puntata su Xbox) restituisce l’illusione allo spettatore di essere il demiurgo di quanto accadrà da lì a breve sul televisore.

Ma è un’illusione effimera, passeggera. Ci si rende subito conto, come raccontavo attraverso le parole di un vero sviluppatore, di scelte già decise a monte, un delizioso labirinto le cui uscite sono molteplici ma non infinite. Delle metà-narrazioni che costringono il protagonista ad un loop infinito di ricorsi simile al libro game che sta cercando di portare a video.

Sebbene la prima parte sia interessante e molto ben girata, ci si rende presto conto che le nostre decisioni avranno davvero poco effetto sui vari sbocchi finali. Tornando indietro da uno dei possibili 5, l’approccio, almeno per me, è risultato piuttosto frustrante. Cercavo con voracità di comprendere se ci fosse un pezzo mancante, un senso che mi fossi perso tra i vari rivoli delle scelte fatte. Purtroppo no.

Lo reputo soprattutto un esercizio di stile, sicuramente ben riuscito, un bel balzo d’avanguardia in avanti per rompere le regole del mercato e aprirlo a nuovi prodotti interattivi di simil fattura. E sebbene sulle prime ho creduto che un’interazione del genere non si possa sposare completamente con una struttura così complessa come le narrazioni di Black Mirror, è forse proprio il fil-rouge di tutta la serie a tenere in piedi l’impalcatura stessa di una scelta del genere: la tecnologia va usata con responsabilità.

P.s.: Una delle cose belle è rivedere l’episodio e scovare qualche cross citazione. Come Metal Head, o l’ospedale St. Juniper. O il poster di Ubik in casa di Colin, un libro di Philip K. Dick che parla proprio di piani diversi della realtà. I libri game, le citazioni cinematografiche, le citazioni ad altre serie tv Netflix.

P.p.s.: Il colpo più intelligente dello show arriva quando finalmente si esce dall'episodio e si torna alla pagina principale di Netflix. Accanto a "Bandersnatch" c’è la tipica barra di avanzamento rossa, che di solito indica per quanti minuti hai guardato un episodio televisivo o un film. Nel caso di "Bandersnatch", la barra è appena piena; Nonostante abbia completato la storia raggiungendo tutti i finali, vi sono molti altri path da trovare. È una roba diabolica, ma una nuova trovata innegabilmente intelligente nel cosmo Black Mirror: l'episodio che non finisce mai.

Update: Qui c'è la mappa di flusso dei vari possibili outcome. Al clic l'immagine si ingrandisce.

TV e CinemaAndrea Contino
Batteria portami via

Con il rilascio di iOS 12 si ha ora una diagnostica più o meno completa sulla vita della batteria del proprio iPhone.

Una fissazione per tanti, una paranoia per molti. Come i sistemi operativi Windows di qualche anno fa, quando si acquista un nuovo iPhone si trovano di default delle impostazioni che drenano la batteria in modo pauroso.

Aggiornamenti in background, il monitoraggio stesso dell’utilizzo del telefono, i servizi di localizzazione e tanti altri piccoli pezzetti minano la durata media di una batteria in buona salute appena uscita dal negozio.

Dopo tanti anni di utilizzo dei sistemi Apple ci ho fatto il callo, so bene come settare il mio telefono per farlo durare anche quasi 2 giorni eliminando il superfluo e utilizzandolo in totale normalità. Basandomi su questa esperienza pluriennale, lascio qualche consiglIo:

Capacità massima batteria iPhone
  • Se state facendo qualsiasi operazione di aggiornamento o download di applicazioni, mantenete sempre il telefono in carica

  • Piccole tante cariche costanti sono decisamente meglio di una ricarica da 1% a 100%. L’iPhone riconosce lo status sotto il 10% come un ciclo di ricarica completo per riportarlo a piena carica, mentre ricaricare ad esempio dal 30-40% in avanti non stressa la batteria più di tanto

  • Una macchina con CarPlay. Se siete dotati di un sistema CarPlay sulla vostra auto fatene un buon utilizzo, attaccare il vostro telefono appena entrate in macchina non solo vi salva la vita, ma anche quella della batteria del vostro iPhone

  • Spegnere completamente il telefono di notte e possibilmente ricaricarlo da spento fa bene alla salute della batteria

  • Abbassate la luminosità del telefono quando non è necessaria, lo schermo e i pixel colorati, soprattutto il bianco prosciuga la batteria da matti

  • Attivate, nelle app che lo supportano, la modalità dark mode

E pensare che una volta quando acquistavi un Nokia qualsiasi ti dicevano di fare scaricare completamente la batteria e ricaricarlo da zero.

Ad ogni modo se siete curiosi Reddit è sempre una buona fonte sia di discussione, ma anche di pratiche da condividere. Qui c’è una lista di discussioni sul tema per iPhone XS, ma sul reddit generale /r/iphone ne trovate tante altre per i precedenti modelli.

TecnologiaAndrea Contino
Buon Natale

Buon riposo innanzi tutto. Doveroso. Per chi lotta e si fa il mazzo tutti i giorni per sopravvivere alla costante ricerca della felicità.

Io quest'anno l’ho trovata.

Che ci crediate o meno buon Natale. Con la bocca piena di panettone, pandoro o qualsiasi altro dolce o salato abbiate deciso di ingurgitare per sentirvi bene. A pancia vuota e al lavoro pieni di frustrazione perché tutti festeggiano mentre voi siete di turno.

La sola cosa che posso augurarvi è di non perdere mai la voglia di sognare. Meglio ancora, lo stimolo di provare a realizzarli i sogni.

LifeAndrea Contino
Digitalizzare l'Italia

O forse la “cosa pubblica”. Se da un lato si fanno proclami di come la digitalizzazione stia invadendo la pubblica amministrazione, la fatturazione elettronica, gli investimenti di Open Fiber per raggiungere quelle zone a mercato fallimentare senza una connessione decente, dall’altra ci si perde in un bicchier d’acqua.

Mi hanno recentemente notificato una multa per un’infrazione nel comune di Milano. Nemmeno troppo salata, ma a corollario la perdita di qualche punto sulla patente.

La prassi prevede che io debba inviare un modulo cartaceo con tutti i miei dati della patente e di residenza alla polizia locale di Milano tramite raccomandata.

Ho compilato diligentemente tutto il modulo, scansionato la mia patente e inviata l’auto certificazione in cui dichiaro che quella patente fosse realmente la mia.

Mi sono recato in posta questa mattina e ho pagato la bellezza di 6.50€. All’uscita ho iniziato a riflettere e a farmi qualche domanda sul costo spropositato per l’invio di due fogli di carta in cui notifico dati già in possesso dell’amministrazione pubblica:

  • Le multe non possono essere notificate al cittadino a mezzo email o elettronicamente all’interno del proprio profilo di identità digitale? (Che tra l’altro si può utilizzare per accedere al sito del comune di Milano per pagare le multe)
  • Perché è necessario inviare della documentazione, che teoricamente è già in possesso dello Stato, riguardante i dati della mia patente e del mio luogo di residenza?
  • E qualora si rendesse ancora necessario farlo, per quale motivo bisogna ancora inviare il tutto in modalità cartacea e non elettronica?

Viviamo nell’era del tutto ora e subito, dell’enormi possibilità forniteci dalla digital transformation, ma certe cose sono dure a morire. Non so quanto sia simile la situazione negli altri Paesi europei, ma tutta questa burocrazia mi sembra da 1980 e non da 2018.

Life, TecnologiaAndrea Contino
Le identità sconosciute

Banksy è un’artista che divide. Può piacere oppure essere oggetto di disprezzo. Le sue opere di denuncia della realtà hanno comunque molto seguito e con semplicità abbracciano i segni dei tempi in cui vengono realizzate.

L’ultima ne è un’esempio perfetto.

Quello che mi manda fuori di testa è la descrizione del suo status di anonimato, soprattutto da parte dei media. Legittimo, da proteggere e da rispettare.

Ma non mi venite a dire che non sia costruito ad hoc. Scoprono terroristi in capo al mondo, non abbiamo privacy se non alla toilette, figuriamoci se non si possa risalire all’identità di un’artista, soprattutto di strada.

Bene gli è andata sin’ora di non essere incappato in nessun social media addicted.

Ma prima o poi succederà.

ComunicazioneAndrea Contino
Il nero dell'Italia

Un pezzo di una lucidità disarmante. Il poeta Franco Arminio traccia un solco profondo nello status della nostra società. Mi permetto di aggiungere: l’indifferenza è la causa del male di vivere degli ultimi decenni.

L’articolo intero al link qui sopra.

P.s.: grazie a questo articolo sono venuto a conoscenza del blog di Franco Arminio, comunità provvisorie. Lettura consigliata.

[…] Ci sono milioni di italiani in pigiama. C’è gente che finisce la sua giornata prima di cominciarla. Esistono i lavori usuranti, ma esistono anche i riposi usuranti. Abbiamo milioni di pensionati in buona salute, ma a cui nessuno sa cosa chiedere. Milioni di giovani senza lavoro e molto spesso senza utopie. Abbiamo un esercito di mutilati che non hanno partecipato a nessuna battaglia. La depressione degli italiani ovviamente non preoccupa nessuno perché i depressi in genere non danno fastidio. Anzi, uno dei motivi dell’assenza di conflitto sociale è proprio il dilagare della depressione. E ovviamente anche della paura.

Parliamo sempre della paura per i migranti. Ma forse la vera paura è il cancro. Siamo avvinti a questo nodo scuro che nessun uragano può sciogliere. Nessuno di noi, in nessun luogo può dire di non avere un parente o un conoscente ammalato di cancro. Anche la salute non è mai stata tanto grigia. Basta guardare le facce che ci sono in giro. È come se fosse sceso un velo grigio sulle facce. La scontentezza fa più danni del colesterolo. E poi c’è la lingua. Gli italiani non hanno mai parlato così male. Una volta c’erano i pastori, i barbieri che parlavano in rima. Anche chi non aveva studiato ti sapeva raccontare qualcosa. Ora si parla tanto di narrazioni, ma nessuno sa narrare niente. E ci si ammala anche per questo.

C’è come un ristagno delle emozioni. La Rete ha creato un mondo di solitari che aspettano ogni giorno una parola che non arriva e se arriva non è mai bastevole. Primo e ultimo gesto della giornata: accendere e spegnere il telefonino. È come portarsi dietro una bombola di ossigeno vuota. Non c’è aria in Rete, è solo un traffico di ombre. E quello che una volta si chiamava mondo reale è un deserto. L’unico luogo dove si fa vita sociale ormai sono i ristoranti. Visti da fuori sembrano acquari dove ogni cliente è un pesciolino. 

Nessuno sembra preoccuparsi di una situazione del genere. Il governo da mesi è impegnato in esercizi di ragioneria finanziaria perché per l’Europa di oggi sembra che la vita di una nazione passi tutta per l’ufficio di ragioneria. Anche la morte sembra passata in secondo piano. Sempre più spesso si muore di nascosto e chi resta subito si rimette in marcia. Il lutto fa pensare al vuoto e il vuoto fa paura. Fa paura il silenzio. E allora via con le esternazioni. Le fa il bidello su Facebook e le fa il ministro della scuola che non vorrebbe compiti a casa a Natale. Ognuno ha qualcosa da dire o da svelare e alla fine non sentiamo niente, non ricordiamo niente.

Forse in una situazione del genere almeno gli intellettuali si dovrebbero allarmare, ma gli intellettuali sono depressi, come tutti gli altri. E poi c’è l’antica attitudine alla viltà e alla furbizia. Si preferisce non prendere posizione. Non mi riferisco al fatto di scrivere su un giornale o in Rete, ma anche alla semplice discussione coi vicini o al bar. Oggi la parola è passata a chi non ha niente da dire. E il segreto sta nel fatto che questi si rivolgono a chi non ha voglia di ascoltare. In questo modo ogni cretinata è sempre viva e vegeta, mentre il pensiero sembra un esercizio per presuntuosi. Se metti una bella poesia in Rete, alcuni apprezzano ma per altri è solo un esercizio narcisistico. Chi racconta un’esperienza virtuosa è uno che si vanta. Gli sfaccendati e i rancorosi hanno creato un clima in cui i loro sentimenti sono la normalità. Il bene è una stranezza da indagare, in qualche caso persino da perseguire legalmente.
[…]

LifeAndrea Contino
Il Logo dei Queen

Una storia affascinante.

Having attended art college, Freddie Mercury actually designed Queen's logo, called the 'Queen crest', shortly before the release of the band's first album in 1973.

The logo combines the zodiac signs of all four members: two lions for Leo (John Deacon and Roger Taylor), a crab for Cancer (Brian May), and two fairies for Virgo (Freddie Mercury).

The lions can be seen embracing a letter Q, while the crab rests on top the letter with flames rising directly above it. The fairies are situated below a lion.

There is also a crown inside the Q, and the whole logo is contained by a huge phoenix. The symbol resembles the Royal coat of arms of the United Kingdom, particularly with the lions.

The original logo can be seen on the reverse-side of the cover of the band's first album, was a simple line drawing. Later sleeves featured a more detailed coloured version of the logo.

Queen Logo
MusicAndrea Contino