Posts in Blogosphere
Rinfrescata
AC Blog Favicon

Tra lunedì e oggi ho apportato qualche accorgimento al blog.

C’è un nuovo logo. E di conseguenza una nuova favicon. L’astronauta non mi ha abbandonato, ma è diventato più sintetico e abbozzato. Minimale direi.

Ho dato maggiore coerenza ai font, riducendone drasticamente la quantità, considerando il logo al momento ce ne sono soltanto 3 in attività.

  • Per il logo ho utilizzato il tool gratuito di Squarespace. Il font è Belgrano
  • Il testo dei post è il Merriweather update del 19 dicembre: anche il testo dei post è Skolar Latin
  • Tutto il resto, dai titoli al tab di navigazione fino ai link sotto i post: Skolar Latin

Ah. Se per caso trovate online un font che vi piace ma non sapete quale sia, questo Bookmarklet, Fount , vi permette di conoscere qualsiasi font della pagina che state navigando.

BlogosphereAndrea Contino
What the blogosphere has become

Dave Winer speaks about what the blogosphere has become. I want to add this: the access growth to the Internet, the explosion in Social Media usage, makes you feel like blogs have disappeared. A small drop in an ocean of garbage. 

Fact is... Who wants to shine quickly picks up a vertical Social Network, keeps on posting apparently non-sense distinctive content, till he/her goes viral. Who wants to be authentic, anti-ephemeral, won't think about audience. He/her will think about content, curated, personal expression of his/her own. It will take ages, but the wait will pay you back. 

I doubt if the blogosphere of 2018 is smaller in absolute terms than the blogosphere of the early 2000s. In fact I'm pretty sure it's orders of magnitude larger, if you consider the size of just two hosting services -- Wordpress.com and Tumblr. #
Most of the people who use social media, Twitter, Facebook etc are not NBBs. They were never going to become bloggers. We learned this in the early days of the evangelism of blogs. Most people don't have the impulse. #
What changed is we lost the center. I know something about this because I created and operated weblogs.com. It worked at first, but then the blogosphere grew and grew, and weblogs.com didn't or couldn't scale to meet it. Eventually I sold it because it was such a personal burden for me. #
The blogosphere is made of people, but the people treated the center like a corporation, and it wasn't. If we ever want to reboot the center, there has to be a cooperative spirit, and a limit to its scope to avoid the scaling problems. You can't put a big corp at the center of something so independent, or it ceases to be independent. #
We're paying a price now for the lack of a center as Google and others move to control the open web that made blogging possible. Bloggers need the low barrier to entry to hosting our own blogs, even if we never use it. It's our escape plan. With no way out, the hosting companies will turn into AOL. #
There used to be a communication network among bloggers, but that's gone now. #
Blogs. They never give away the whole picture.

I totally agree with Om.

What people don’t realize about blogs is that they are never a complete story. They are incomplete and by nature more mysterious, more episodic, and thus more interesting. Blogs are meant not to leave you with everything. The whole idea is to think to deliberate, and to come back again and again, to finish what was started a long time ago. But there is no end, just a pause, for a voice to start, talking again. I think somewhere along the line I forgot what it is to blog.
Traditional media has incorporated the perceived casualness of blogs into their traditions, but they never got the continuation, the idea of voice, a singular vision and the daily journey. It is what made blogs different. And as we start to think of a blog revival, I am reminded of the design philosophy of Victorian builder and gardener Henry Peto. He would create gardens that gave you this sense of near and a wonder of beyond but never giving away the whole picture. And that’s precisely what blogs do.
To become a better writer

I do write way more than the time I should be spending on reading. But the following suggestion is gold.  

6. To Become a Better Writer, Read More
The best way to become a better writer is to read more and not just about a single subject matter. Why? Reading is the best way to generate new ideas. Every person has a different perspective on life. This comes from different experiences, cultural ideas, values, etc. You know things I don’t know. You can make connections I can’t make. By reading, you are allowing these unique connections to flourish, which can make you a better writer.
I have seen my own writing improve immensely due to my increased reading habit this past year. Remember, if you start to run out of ideas to write about, read some more and add fuel to your writing fire. Your brain is made formaking connections, finding patterns, and discovering new insights, so feed it regularly by reading.
I Blogger NON esistono

Da un post di Pier Luca di oggi:

[...] Iniziamo col dire che i blogger NON esistono, così come NON esistono gli influencer. Non si tratta di professioni, né di qualifiche professionali. Chi le utilizza in tal senso raggiunge esclusivamente l'obiettivo di coprirsi di ridicolo esplicitando la propria ignoranza sul tema.
Esistono avvocati, commercialisti, cuochi, esperti di marketing e comunicazione, ed anche molti giornalisti, tra gli altri, che hanno quel che viene convenzionalmente chiamato un blog, nel quale normalmente esprimono i loro pareri, le loro opinioni relativamente all'argomento sul quale hanno un expertise da esprimere. Altrettanto esistono  ancora una volta avvocati, commercialisti, cuochi, esperti di marketing e comunicazione, ed anche molti giornalisti, tra gli altri, la cui esperienza nel settore in cui operano fa si che venga loro riconosciuta autorevolezza e dunque influenza nel loro campo. Costoro sono dunque influencer e, se hanno una scarsa presenza in Rete e relativamente poco seguito sui social, come vedremo, micro-influencer.
Calciatori, musicanti e musicisti, starlette e altri NON sono influencer sono celebrities, personaggi famosi a vario titolo che prestano, appunto, la loro fama, previo compenso naturalmente, anche alla comunicazione d'impresa. Potremmo definirli per sintesi i "testimonial 2.0". La versione riveduta e attualizzata di quelli che erano, e sono, i testimonial. Un mondo completamente diverso da professional e persone comuni, da utilizzare così come vengono utilizzati i testimonial. Cosa che, ad esempio, per stare a cose recenti, lo spot di Kena Mobile, con Banfi e Fedez, fa in maniera assolutamente inadeguata, ad essere gentili.
Se dunque la relazione tra celebrities e brand è prettamente utilitaristica in termini di congruità di immagine tra il marchio, l'azienda, e l'immagine della celebrity da ingaggiare, pagandola, ben diverso è il discorso per quanto riguarda professional e "persone normali".
In questo caso infatti, anche se la relazione può essere monetaria, soprattutto quando impiega tempo e know-how di chi viene coinvolto che dunque giustamente deve avere anche un corrispettivo economico, il rapporto andrebbe, va, impostato in termini di coinvolgimento e vantaggio reciproco. Un buon esempio concreto in tal senso è il caso del lavoro di Enel nel quale, come altri [inclusi dei giornali, per inciso], sono stato coinvolto negli ultimi due anni.
Infine, i micro-influencer, "persone normali" con una scarsa presenza in Rete e relativamente poco seguito sui social, diciamo sotto i 10mila follower per dargli una dimensione quantitativa, possono essere coinvolti sia economicamente, ovviamente con corrispettivi di gran lunga inferiori, che relativamente ai loro interessi, alle loro passioni di cui già parlano in Rete e sui social delle quali i loro contatti li sentono abitualmente parlare. Si tratta di una categoria che sin ora è stata ampiamente sottovalutata, e complessivamente sottoutilizzata, da parte dei brand. [...]

La distinzione netta tra influencer e celebrities è importante e da considerare sempre. Aggiungerei personalmente che talune volte le celebrities possono anche essere degli influencer se si esprimono nel campo di competenza, parlando di moda o di qualsiasi argomento nel caso in cui abbiano un business relativo a quel relativo ramo.

Sbaglia sicuramente chi reputa o si reputa blogger come sostantivo da apporre alla propria carta d'identità. Una persona può essere un blogger nel momento in cui possiede un blog e lo aggiorna costantemente parlando di un'area specifica di cui non solo è appassionato, ma di cui è esperto e ha qualcosa di sensato da dire e condividere. Posto il fatto che molto probabilmente nella vita svolge un lavoro completamente differente e magari neppure affine a ciò di cui si diletta a riempire pagine dell'internet. 
Tuttavia suddetta definizione o auto-defiinizione non trova nessun riscontro pratico nel momento in cui è necessario presentarsi al mondo.

Peccato non essere al convegno dove si discuteranno questi argomenti il 21 maggio prossimo dalle ore 10 alle 13 all'Università Colombo di Milano. Ma voi che potete fateci un salto. 

Small b blogging

An interesting definition on how blogging has changed lately and how much you don't have to care about page views but your own ideas and connections. Your blog is the place where to grow your thinking and spread it to the rest of your peers.  

What’s going on here? I call it small b blogging. It’s a virtuous cycle of making interesting connections while also being a way to clarify and strengthen my own ideas. I’m not reaching a big audience by any measure but the direct impact and benefit is material.
Small b blogging is learning to write and think with the network. Small b blogging is writing content designed for small deliberate audiences and showing it to them. Small b blogging is deliberately chasing interesting ideas over pageviews and scale. An attempt at genuine connection vs the gloss and polish and mass market of most “content marketing”.
And remember that you are your own audience! Small b blogging is writing things that you link back to and reference time and time again. Ideas that can evolve and grow as your thinking and audience grows.
BlogosphereAndrea Contino
Blog, un riflesso del pensiero

In Italia, oramai e purtroppo, siamo rimasti in pochi ad aggiornare in maniera costante, metodica e quasi pedante il proprio blog. 

Non so, forse sono io che ho un RSS Feed ridotto, o non riesco a trovarne di nuovi che abbiano un appeal vicino ai miei interessi, ma tra i tanti che seguivo in pochi hanno mantenuto ancora oggi una minima attività "cardiaca". 

È bello farsi un giro, invece, tra i post di quelli ormai abbandonati. Sembrano come la Tesla lanciata nello spazio qualche giorno fa. Sono lì, galleggiano nell'etere inerti e immobili da anni, riproponendo argomenti e storie lontanissime per il contesto di riferimento, sebbene scritti poco tempo fa. 

C'è però dentro una grande verità in quel cimitero virtuale di post abbandonati a se stessi, la stessa che puoi ritrovare su quegli approdi sicuri in grado di proporre quantomeno un aggiornamento settimanale: Resteranno per sempre il riflesso di come gli autori hanno visto/vedono il mondo, il riflesso del loro pensiero

Lo spunto di questa riflessione arriva dal post di Om Malik, uno dei pochi blog ancora "vivi" tra quelli che seguo: 

Original posts, links and opinions are essentially a reflection on how they view the world and how they are thinking.
Today, we “think out loud” in too many places on the Internet and as a result are creating a diffused online presence. The more I try new services, the more I come to appreciate my Omstead, my thought place!

Una moltitudine di fonti nel quale imprimere al nostra identità. Un solo posto dove essere realmente se stessi e lasciare un'eredità (Leggere al punto 5 quidigitale certa

BlogosphereAndrea Contino
How to write a blog post

I would have personally left out the "print it out" part, I hate printing stuff. But all the rest, it should be like a "blogger mantra". 

Randomly think of a thing. Let it bump around your head a bit. If the bumping gets too loud, start writing the words with the nearest writing device. See how far you get. The more words usually mean a higher degree of personal interest. Stop when it suits you.
Wait for time to pass and see if the bumping sound returns. Reread what you’ve written so far and find if it inspires you. Yes? Write as much as you can. No? Stop writing and wait for more bumping.
Repeat until it starts to feel done in your head. If it’s handwritten, type it into a computing device. When you are close to done, print it out on paper. Sit somewhere else with your favorite pen and edit your work harshly. If this piece is important, let someone else edit harshly.
Transfer all of your edits into your piece. Enter your writing into your favorite publishing platform. Proof your final piece once more. Use Grammarly because the Internet is a cruel copy editor. Hit publish and tell yourself you don’t need validation. Wait for validation and once more wait until you randomly think of a thing.
BlogosphereAndrea Contino