Posts in Social Network
Non uscire dal giardino incantato
Per contro ad avere la miglior reach organica – non a pagamento – sono gli status [senza link] e i video, naturalmente meglio se nativi, se realizzati ad hoc per essere pubblicati direttamente sulla piattaforma social, sui quali Facebook, come noto, punta alla grande.
Anche “il trucco” di caricare un’immagine e poi mettere il link nel testo, secondo l’analisi di  Socialbakers, funziona sempre meno ed infatti, come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato, la reach organica è mediamente attorno al 3% della fanbase.
Insomma, Facebook fa di tutto per mantenere le persone nel suo “walled garden” e i brand, ma anche i newsbrand naturalmente, faticano sempre più ad utilizzare il social network per portare le persone sul proprio sito web e/o sulla landing page dedicata ad una specifica operazione senza investire in ads.

Pier Luca scrive nel suo post di lunedì una cosa forse banale, ma che sto constatando sempre di più su questi lidi.
Postare contenuti di questo blog sul mio profilo Facebook ha mediamente un'interazione infinitamente più bassa, addirittura minima, rispetto a contenuti nativi "caricati" sulla piattaforma. Non solo i link provenienti da lì si stanno riducendo sempre più, ma anche le interazioni stesse con il post stanno subendo un picco verticale.

I dati arrivano dalla ricerca condotta da socialbakers su oltre 230 mila pagine nel mese di aprile e maggio del 2017.

Insomma, postare qualcosa su Facebook in cui si cerca di rimandare al di fuori della piattaforma risulta non solo penalizzante per il contenuto stesso, ma altresì per l'apparizione di quel determinato post tra i risultati organici delle bacheche di amici e follower.

Blog, people

Jeff Jarvis synthetizes in the following tweet what I posted last week in my entry in Italian, here translated.

Twitter has not been able, especially for a structural defect that often prevents us from following a discussion with ease of use, to allow us to create communities, to provide a place where one can feel safe and share passions and thoughts with "someone like us" with the right reassuring asynchrony.
Twitter e i suoi problemi

Twitter non sta morendo. Soprattutto non è vero che non abbia incrementato la propria utenza come tanta stampa onlin di settore sta pubblicando tra ieri e questa mattina, a seguito dei risultati finanziari rilasciati nella giornata di ieri a chiusura del secondo quadrimestre del 2017.

Ciò che Twitter dichiara, non sono gli utenti totali iscritti alla piattaforma, bensì quelli attivi mensilmente. Due cose, non profondamente, ma comunque diverse.

E qui, come dice Pier Luca nel suo Post-it di stamattina, si pone evidente un dilemma che accompagna la piattaforma da ormai oltre un lustro. Come modificarla per far sì che si possa aumentare l'ingaggio, ma soprattutto l'utilizza da parte degli utenti iscritti, così come attirarne di nuovi.

La disgregazione di condivisione apportata dalle varie app di foto, audio e brevi video, sta facendo percepire Twitter come una tartaruga e non come un passerotto pronto a volare, incapace di tenere il passo coi tempi delle feature di prodotto richieste dagli utenti.

Non è stata capace, soprattutto per un vizio strutturale che impedisce spesso e volentieri di seguire una discussione con facilità d'utlizzo, di permettere di creare community, di mettere a disposizione un posto dove ci si possa sentire al sicuro e condividere passioni e pensieri con qualcuno simile a noi con rapidità e asincronia rassicurante.

E anche se gli utenti sul giorno medio sono crescuti del 12% e le aspettative di revenue rispettate e anzi superate, ciò che non viene perdonato a Twitter è l'incapacità di aver fatto quell'esplosione di utenti che in tanti si aspettano dal 2006, senza riuscire veramente a competere con Facebook e il suo mare magnum. Preoccupante il calo dei ricavi advertising, ma comunque prevedibile vista la chiusura di qualche sede nel mondo.

Twitter è lontano da cantare il suo ultimo cinguettio, ma non affezioniamoci troppo.

Sul perché (forse) non ci sara il "prossimo" Social Network
There’s simply not enough hours in a day for everyone to use every social network out there. And so you have to choose the two or three or four that all your friends are on. And again, those are already established. So you see why this is such a mountain to climb. In the early days of the App Store, the mountain was more of a molehill. Now it’s Mount Everest.

A dirlo è M.G. Siegler

Il tempo a nostra disposizione è poco, dobbiamo essere certi di utilizzare servizi sui quali abbiamo amici e conoscenti piuttosto che dedicarci a costruire reputazione e relazioni in un posto nuovo. 

A mio modo di vedere, siccome sui fronti comunicativo (WhatsApp), quello di community (Facebook) e audivisivo (Youtube, Instagram, Snapchat) siamo già alla saturazione, aspettiamocene, se mai ci saranno, alcuni di molto verticali. Del resto per competere dovresti fare qualcosa che a) non esiste ancora o se esiste b) che sia in grado di catalizzare l'attenzione della massa perché offri un servizio ampiamente migliore del tuo diretto competitor. 

Del resto siamo animali abitudinari, anche su Internet.

 

Instachange

Ormai non è più notizia il cambio di veste di Instagram che ha svelato ieri nuovi loghi per le applicazioni ad essa collegate e un re-design della piattaforma mobile all'insegna del minimalismo e della pulizia. 

Le nuove icone app di Instagram, Layout, Boomerang, e Hyperlapse

Le nuove icone app di Instagram, Layout, Boomerang, e Hyperlapse

Come è già accaduto in passato, il fuoco dei detrattori si è acceso in men che non si dica, concentrandosi sul cambiamento principale, il logo dell'app Instagram. La scelta di quei colori vividi e accesi ha scatenato reazioni negative e frustrazione di tanti utenti su twitter, così come in generale sui siti di tecnologia, con una comprensibile isteria dettata dall'umana natura di essere restia al cambiamento.

Nel corso degli ultimi mesi, del resto, non c'è stata una sola volta in cui un cambiamento grafico e di design sia stato in grado di mettere tutti d'accordo. Ricordate TIM? Enel, Uber e adesso Instagram. Tuttavia, come si dice "Haters gonna hate" (e qui c'è un bel pezzo da leggere sull'argomento) con buona pace di tutti.

L'unico spunto originale e da pensiero laterale l'ho trovato nell'articolo di The Atlantic bravi ad osservare l'abbandono dello scheumorfismo, stilisticamente richiamante qualcosa di antico come una macchina fotografica vintage, per lasciare spazio ad un'icona talmente minimalista da poter essere associata al significato che si ritiene maggiormente opportuno

The new Instagram logo is two circles in a square, one of the most basic iconographic representations of a camera-like object that I can fathom. Two circles and a square represent a lens, a light source, and a web connection—except even the web connection is implicit. Once, Instagram attracted users by constantly citing precedent, by reminding users of their predecessors, by dunking every feature in a warm bowl of chunky nostalgia. Now, Instagram’s just some lines on a screen. You know what to do with it.  

Personalmente trovo azzeccata questo tipo di interpretazione e lo sforzo di senso fatto da Instagram, tuttavia la scelta di questo gradiente per il logo dell'app è come un pugno nell'occhio con uno sforzo davvero basilare rispetto a tutta la serie di valori condivisi per arrivare a quel tipo di scelta: 

Since these early “flattening” explorations lacked the visual weight of the original, we turned our focus to figuring out exactly what people loved about the classic icon and how we could carry that over. Anecdotally, we knew that people loved the rainbow and the camera lens was a key visual element. As a part of our process, we also asked people at the company to draw the Instagram icon from memory in 5 seconds. Almost all of them drew the rainbow, lens, and viewfinder.

Questo quote arriva dal post fato dall'head of design di Instagram su Medium. L'ho trovata un po' troppo sempliciotta come giustificazione primigenia per iniziare a lavorare ad un cambiamento di questo tipo, una nuova identity per un app utilizzata da milioni di persone. 

Avrei trovato sinceramente molto più in linea sfruttare quella a sfondo bianco, utilizzata invece per i canali social di Instagram. The Next Web ha lanciato un sondaggio su Twitter, 2700 e passa persone sono un campione statisticamente rilevante, le reazioni come detto all'inizio, non sono delle migliori.
Ma come dice Brian Solis, proprio parlando di come AirBnB e molti altri brand abbiano scopiazzato i propri di loghi, la forza di questi cambiamenti risiede nel far percepire tutto ciò che un simbolo si porta dietro, e direi che Instagram nonostante tutto ha la forza per sorreggerlo e continuare a dimostrarlo, è sufficiente dare un'occhiata a quanto la community ha realizzato proprio per l'occasione con la campagna: #myinstagramlogo

5 anni da moderatore

Ricordo ancora con molto piacere le interminabili ore spese nel forum di Everyeye.it almeno una decina di anni fa. Ricordo di essere entrato come semplice utente e dopo un paio di anni essere diventato moderatore di qualche sezione.

I blog, ma soprattutto i Social Network, erano ancora un miraggio per l'Italia, ma devo dire che gran parte della netiquette, dei comportamenti online e di come funzionano le interazioni l'ho imparato lì. Ed è probabilmente grazie ai tantissimi moderatori che negli anni si sono succeduti su Forumeye che quel posto è rimasto ancora oggi non solo aperto, ma anche uno dei più frequentai luoghi dove discutere di videogiochi online in Italia.

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Comprendo perciò benissimo il racconto di Marc Burrows, ex-moderatore del sito del Guardian che per 5 anni ha visto una media di 70.000 messaggi passare sotto i suoi occhi. Una discreta esperienza. Condivido con lui, i commenti non vanno chiusi, ma lasciati aperti a chi ha qualcosa da condividere e aggiungere un nuovo punto di vista, altrimenti decade il concetto stesso di Cultura dal basso a cui Internet ci ha abituato negli ultimi tre decenni.

So what can be done? Human moderators are expensive, and no one has the money to keep employing more and more people. Technology can help up to a point, but it is hard to imagine a robot intelligent and sensitive enough to handle such debates.
The other option is to let commenting die; to turn it off and let the trolls wither on the vine, out of sight, out of mind. Many news sites have done just this, and some Guardian columnists have gone on record as saying it’s time, that we have lost the battle. I disagree. There is so much good to be found below the line, so much wit and silliness, so much glorious irreverence and so much knowledge.
No. The conversation has to become better. We need to change behaviours.
News sites such as the Guardian owe it to readers to get this right, because when it works, it really works. On the Guardian, thousands of people spend every day using the platform to discuss the day’s news and the vast majority of those discussions are worth having.
Finstagram 🔒

Resto sempre convinto del fatto, come scrissi un paio di anni fa, che sui Social Network cerchiamo sempre di fissare e lasciare ai posteri la migliore versione di noi stessi. Soprattutto quando si tratta di contenuti multimediali, foto e video, le applicazioni a disposizione dei nostri smartphone sono diventate così sofisticatamente cariche di filtri da far impallidire una versione di photoshop di una 15ina di anni fa.

Tutto per aiutarci a farci sentire più belli e speranzosamente accettabili nel momento in cui schiacciamo su "post".

Ammetto di essermi perso questo interessante fenomeno in voga tra i teenager americani, non so quanto sia lo stesso qui in Italia, chiamato finstagram. Termine nato dalla crasi tra fake ed instagram. Questa la definizione del NY Times:

“finstagrams,” or fake Instagram accounts, that present truer versions of themselves than their main profiles. These locked, pseudonymous accounts capture something rarely seen by people who follow these same users on their main accounts: reality.
L' approfondimento  di Elle sul fenomeno finstagram

L'approfondimento di Elle sul fenomeno finstagram

Si tratta di account secondari utilizzati in modo privato, iscrivendosi tramite pseudonimi, in modo da mostrare a una ristrettissima e fidata cerchia di amici come ci si sente realmente o cosa si pensa attraverso delle immagini più vere rispetto a quelle dell'account principale

Insomma uno spazio ricercato dove essere maggiormente se stessi, un posto sicuro dove mostrare il proprio vero io. Fantastico, soprattutto se si pensa che si debba ricorrere a degli pseudonimi per raccontare la propria identità.
Questo piccolo ristretto fenomeno ci racconta in realtà di come le cerchie ristrette, le quali sono poi più frequentemente quelle con cui abbiamo anche dei contatti fisici o di prossimità, avranno sempre il privilegio di vederci per quelli che siamo davvero. Ed ecco trovarci alla ricerca di luoghi intimi dove condividere quell'ultimo briciolo di privacy che ci è rimasto, da un gruppo su Whatsapp all'account fasullo su instagram.

Twitter, tornerai a volare?

Personalmente ci spero. È il social medium (ricordate? Non è un social network) al quale sono personalmente più legato e al quale ho forse dedicate più tempo in questi ultimi anni. 

Con un articolo su New Yorker, Joshua Topolsky fondatore di Vox Media e The Verge, prova a fare un breve riassunto di cosa stia accadendo a Twitter, tra l'incapacità di far crescere la propria utenza e la caduta libera della quotazione in borsa.

Ultimately, Twitter’s service is so confused and undifferentiated in the market that it’s increasingly difficult to make a clear case for its existence. There are a small handful of features Facebook might add, or a separate app that it could easily create (as it did with Messenger and the photo-sharing stand-alone feature Moments) that would provide a similar but more consistent experience, with vastly more reach than anything the company can provide today (or tomorrow, for that matter)
Utenti attivi di Twitter al mese, espressi in milioni

Utenti attivi di Twitter al mese, espressi in milioni

La grande forza di Twitter è sempre stata quella di arrivare prima di tutti gli altri strumenti sulla notizia, perché dispone del più grande arsenale di reporter del mondo e la sua natura sostanzialmente aperta consente la diffusione istantanea di qualsiasi avvenimento degno di nota.

Quello che sta accadendo probabilmente è la inevitabile trasformazione di profili, discussioni, tweet in qualcosa di molto personale e per chi ha iniziato ad usarlo solo da poco tempo si può trovare spiazzato dal fatto di non trovarsi davanti un luogo dove si è sempre e comunque dei protagonisti per le proprie cerchie, ma la "fama" ce la si deve conquistare grazie ad hashtag, immediatezza, originalità.
Cosa che alla maggioranza degli utenti risulta complicata, ostica e il vociare si disperde in una miriade di messaggi non letti, un po' come i 4 milioni di brani di Spotify non ancora ascoltati nemmeno una volta.

E non fatico a comprendere chi non riesce a sentirsi parte di questo alveare pulsante, perché dopotutto è una gran fatica diventare ape regina.

Un tweet di Kanye West nella sua tweetstorm contro Wiz Khalifa di qualche giorno fa e poi cancellato. Spiegato  qui .

Un tweet di Kanye West nella sua tweetstorm contro Wiz Khalifa di qualche giorno fa e poi cancellato. Spiegato qui.

Da assiduo utente, posso dire che Twitter diventa uno strumento imprescindibile nel momento in cui si è in grado di comprenderne appieno tutte le funzionalità, arrivando a discernere il rumore di fondo dalla qualità attraverso un'attenta scelta su chi seguire, o più semplicemente dando fondo alla funzionalità liste.

Quello personalmente trovo mancare per un pubblico neofita, o con poca voglia di impegnarsi a capire la piattaforma, è l'accesso ad un'informazione molto verticale immediata. Non come Moments che trovo troppo generalista. Ad esempio voglio sapere tutto e informarmi sul mondo dei Media e Comunicazione? Ecco per arrivare a costruirsi un'idea e un'onda viva e attiva di informazione di qualità ci vuole del tempo, e purtroppo con un mondo sempre più rivolto ad una fruizione on-the-go via mobile, questo può risultare complicato.
Ma potrebbe essere uno dei punti su cui battere e insistere, di fatto perché in alcuni casi hanno fatto la fortuna di alcune società che sul contenuto di twitter costruiscono la propria fortuna, vedi Nuzzel.

Twitter dovrebbe soltanto dare risalto, corpo e forma a qualcosa che già esiste al sui interno e che purtroppo non è più facilmente fruibile come lo era 4/5 anni fa, l'utenza della prima ora si sta stancando, i nuovi non sanno come usarlo. È come se si fosse raggiunta una massa critica e il contenitore non risulta più adeguato all'utilizzo che l'utenza ha deciso di farne.

The directness and power at the heart of Twitter—short bursts of information that can make you feel that you’re plugged into a hulking hive mind—are still its greatest asset. The company just needs to find the right way to show the power of those connections to a bigger audience, and the value of that audience to advertisers and partners. Not a simple task, but for Twitter an unavoidable one.
Un sondaggio di Brandwatch, proprio su Twitter, evidenzia come l'espansione a oltre 140 caratteri non verrebbe ben accolta

Un sondaggio di Brandwatch, proprio su Twitter, evidenzia come l'espansione a oltre 140 caratteri non verrebbe ben accolta

C'è chi sostiene per questo, a ragion veduta, che la piattaforma debba subire dei cambiamenti sostanziali per adeguarsi a ciò che l'utenza cerca oggi da uno strumento di comunicazione e informazione. L'errore, a mio modesto parere da evitare, però, è quello di voler a tutti i costi scimmiottare chi fa un altro mestiere, ed è per questo che non accoglierei troppo bene l'abbattimento del limite di 140 caratteri.
Dopo tutto questa è sempre stata la forza di Twitter, costringendoci ad essere sintetici e molto precisi. Nessun'altra piattaforma è in grado di coinvolgere VIP di ogni sorta e genere provenienti da mondi diversissimi, CEO di aziende, sportivi, musicisti etc. in discussioni con comuni mortali con la stessa facilità.

No, Twitter non dovrebbe rinunciare alle sue poche caratteristiche differenzianti, anzi dovrebbe cercare di premiarle in modo differente. Ad esempio cercando un modo valido per valorizzare le discussioni in modo sensato evitando di farlo per forza seguendo un ordine temporale così rigido, dove il più delle volte ci si può perdere gran parte dell'interazione. Deve però decidere se vuole essere uno strumento per conversare, oppure fare della sua forza solo e soltanto la breaking news e diventare più impersonale.

Non sarà un'impresa facile. Sicuramente non sarà semplice privarsi di uno strumento del genere in futuro, certo è che deve cambiare e farlo in tempi rapidi.

Dal pollice alto alle Reactions

Le Facebook Reactions sembrano molto vicine all'implementazione finale. Questo articolo su Bloomberg ne svela i retroscena e le racconta dal punto di vista del suo maggior sostenitore, Chris Cox.
Ne avevo già parlato in Ottobre, i test sembrano in dirittura d'arrivo. Tenetevi pronti ad essere ancora più "drogati" di Facebook.

Facebook Reactions won’t get rid of like—it will be an extension. Within the company, there was some debate on how to add the options without making every post look crowded with things to click. The simpler Facebook is to use, the more people will use it. Zuckerberg had a solution: Just display the usual thumbs-up button under each post, but if someone on her smartphone presses down on it a little longer, the other options will reveal themselves. Cox’s team went with that and added animation to clarify their meaning, making the yellow emojis bounce and change expression. The angry one turns red, looking downward in rage, for example. Once people click their responses, the posts in News Feed show a tally of how many wows, hahas, and loves each generated.
This update may seem trivial. All it’s doing is increasing the number of clickable responses. People already comment on posts with emojis or, in some cases, actual words. But the feature will probably make Facebook even more addictive. And it will certainly give Cox’s team a lot more information to throw into the News Feed algorithm, thereby making the content more relevant to users—and, of course, to advertisers.
Se i Social Media ti stanno stretti

Il mondo dei Social Media, il popolo del Web, gli utenti di internet.

Tutte puttanate. 

Sono particolarmente d'accordo con Marco sulla vicenda della modella australiana, stanca di subire i giudizi attraverso dei like, feedback e richieste da parte di aziende per promuovere un dato prodotto (senza nemmeno dichiararlo), che ha deciso di lasciare Instagram. 

Se ne volete sapere di più c'è un articolo con tutta la faccenda su Elle.com. In buona sostanza si da la colpa a dei servizi web per qualcosa che accade tutti giorni in tutto il mondo. 
La volontà di essere accettati, cercare approvazione e risultare migliori degli altri credo sia insito in buona parte della popolazione umana, questa fa il parti con altrettanta fatica e negatività con la quale tutti noi dobbiamo scontrarci. Perché la gente è cattiva, tutti lo siamo, e non ci può piacere tutto
I Social Media non hanno creato un bel niente, agiscono come un qualsiasi altro strumento di comunicazione, hanno forse amplificato qualcosa che esiste da oltre 200 anni almeno. 

Perché una pièce teatrale, un libro o qualsiasi altra rappresentazione dell'umano non sono forse soggette (e subisce ancora) a critiche, recensioni e qualsiasi altra forma di reazione in grado di raggiungere la massa da quando esistono i quotidiani stampati? 

E' il prezzo da pagare del diventar famosi. Lo si diventa a mio modo di vedere nella misura in cui si è disposti di accettare di fallire completamente da li a breve, oppure diventare un bersaglio sia in negativo che in positivo. Indipendente dall'esserlo online o meno.

I Social Media, come altri mezzi, sono sempre e soltanto un veicolo, un trampolino. Le dinamiche di azione e reazione sono le medesime.

Ed è per questo trovo questo video sia ingenuo, sia totalmente errato nel modo di concepire l'Internet (è la sopra citata modella intenta a spiegare perché i SM fanno schifo). Benché a me resti la puzza di chi si è stancato di dover dare qualcosa in cambio a chi le ha fornito vestiti e prodotti

Preferisco quindi un approccio di questo tipo, di un'altra modella. Almeno sa far pace con cosa condivide, se è per motivi di guadagno pubblicitario lo dichiara etc. etc.

I would like to touch on this recent 'Social Media is not real life' article. Three weeks ago, I made a post explaining "a side of social media that you don't see". What it REALLY takes. I explained that it's not as simple as posting a few photos of beautiful food, new clothes, luxury items (whatever celebrities post) and 💥BAM💥, life is amazing. On my account, I'll tell you now, you don't see a lot of things. Not because I don't want to show you, because I cannot physically take a photo of them. Things like... the 5 am wake ups, the late nights, the constant bullying, the lack of support and understanding of friends, the stress.... and so much more 💛 When I began my Instagram I had 3 things I would never do - and I still haven't done. 1️⃣ I would NEVER promote something I didn't believe in (detox, fads, quick fixes), and I still refuse 2️⃣ I would NEVER sexualise myself or pose provocatively to sell anything.3️⃣ I would never only post information that suits my lifestyle. (For example, I don't really enjoy eating mushrooms, but I would never tell YOU not to eat them if they're good for you). I don't recommend you eat one certain way, I recommend you eat HEALTHY, and in which way you choose to do that, is completely up to you, so I like to provide information that suits all lifestyle preferences. If you are healthy and fit, I'm happy!!💛 What I'm trying to say is that I want you ladies to be YOU. I want you to be the REAL YOU. My life, my food, my family ...isn't YOUR life, everyone is different. I post these transformations to show you there are SOOOO many girls out there on so many different journeys. All with one goal, to be happy, healthy and fit! Don't strive to live like, or be like, one person on social media. Create your own self. Be honest. Stick to your morals .. and always try and be the BEST person you can be. www.kaylaitsines.com/guides

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