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Di calcio non si parla

La mia seconda lettura estiva è Di calcio non si parla di Francesca Serafini. Scoperto poco prima di partire grazie a questo post su Fútbologia.

Letto anch'esso letto in mezza giornata, il libro è un racconto leggero del rapporto di Francesca con il calcio giocato, perché tifosa in un periodo in cui il calcio era ancora una prerogativa maschile.

Anzi a dirla tutta il calcio è ancora un argomento sessista e con occhi straniti guardiamo donne in grado di padroneggiarlo con tanta dovizia di particolari. Francesca è una di loro, è una di noi. Uno specchio riflesso mentre si leggono sprazzi di esperienze avute da piccola così come da adulta.

Ho trovato nel saggio tanti passaggi in grado di spiegare concetti da anni rimuginati nella mia testa, come il tentativo fallito di spiegare il tifo verso una squadra rispetto che un'altra. E la somiglianza con essa come con il proprio cane.

Il passaggio però che voglio riportare è una sintesi di come mi piace intendere questo sport. In verità Serafini non si sta riferendo al calcio, ma come nella sua famiglia quando si discute tanta è la voglia di raccontare che si finisce per ripetere le stesse cose. Un po' come nel calcio:

Ed è questa cosa qui - la ricorsività rassicurante che ci riporta bambini - che continuamo a mettere in scena tutte le volte che abbiamo tempo da condividere: il nostro modo di tornare in un luogo in cui siamo stati felici. 

Se ami il calcio, ti consiglio di leggerlo!

Acrobati di parole

Una delle fortune di lavorare dove lavoro è che molto spesso ho a che fare con persone davvero interessanti. Una di queste è sicuramente è Alessandro Lucchini.

Alessandro ha tenuto un breve corso di comunicazione in Microsoft al termine del quale ci ha regalato il suo libro: Acrobati di parole

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Primo libro dell'estate, finito in mezza giornata. 150 pagine fitte di consigli su come rendere più efficace la scrittura in qualsiasi ambito: lavorativo, sul web, relazionale.

Mi è piaciuta particolarmente la tecnica del clustering . Simile al brain-storming, consiste nello scrivere al centro di un foglio la parola chiave, tracciare un cerchio attorno ad essa, e come un grappolo formare tanti acini satellite in modo da aiutare nella costruzione di associazioni di pensiero. Una sorta di scaletta più evoluta ed efficace.

Così come il miglior consiglio per chi realizza slide:  

Scrivere molto testo in una slide espone il relatore a un altro rischio: la tentazione di mettersi a leggere. E un relatore che legge una slide è uno degli spettacoli più deprimenti nei contesti di business. Quando va bene, anche il pubblico si mette a leggere riga per riga, ovviamente a una velocità diversa, e trae le proprie conclusioni senza più ascoltare. Se ne vanno in un colpo attenzione, contatto visivo, controllo del processo mentale, immagine del relatore.

Avevo già letto qualcosa di simile un paio di anni fa con  On Writing di Stephen King, non citato da Alessandro. Probabilmente perché King si focalizza sul processo creativo, base fondante del mestiere di scrittore, mentre Alessandro fornisce la cassetta degli attrezzi.

Ve lo consiglio, soprattutto se lavorate nella comunicazione, o semplicemente potenziare le vostre abilità di scrittura. 

Nominare

Mi ero salvato questo post su Vox.com sulla moda, non poi così vetusta, di chiamare piccoli neonati con nomi provenienti da serie TV famose in quel momento.

Capita quindi che in America il nome Khaleesi, un personaggio della serie di libri Cronache del ghiaccio e del fuoco e giunto alla ribalta per l'adattamento televisivo Il Trono di Spade, sia diventato un nome più comune di molti altri negli Stati Uniti nel 2013.

Oggi leggo qualche dettaglio in più su alcune procedure che portano alla invenzione e creazioni di nomi dal post di Annamaria Testa su Internazionale.

Da qui inizia un viaggio dove scopro, che:

  • Benché nella serie TV il Trono di Spade vengano parlate propriamente delle lingue con una struttura grammaticale e vocaboli propri, ma totalmente inventati, nei libri (che sto leggendo) queste non sono presenti
  • HBO, la società che detiene i diritti della trasposizione su pellicola dei libri ha assunto uno specialista linguista, David Peterson, per creare delle lingue vere e proprie parlate poi da alcuni personaggi dello sceneggiato. Nel suo blog http://www.dothraki.com spiega come si crea una lingua e come si costruiscono frasi di senso compiuto con essa.
  • I mondi fantasy di Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli, e quelli di George R.R. Martin, autore della saga da cui è tratto lo show il Trono di Spade hanno molte differenze. Su tutte quella della lingua. Tolkien era un linguista prima di tutto e ha creato lui stesso le lingue presenti nel libro. Qui c'è una lecture molto interessante su come Tolkien, profondo conoscitore di lingue contemporanee, moderne e antiche sia stato in grado di creare: elfico, nanico etc. etc.

E infine un video fresco fresco di pubblicazione di TED-ED proprio su come siano possibili così tante lingue nel mondo.

Povera figlia dell'Estate

Questa mi ha fatto sorridere ieri. Spero anche Martina.

Se non avete letto le Cronache del ghiaccio e del fuoco da cui hanno estrapolato la serie TV Game of Thrones non capirete una mazza. 

Peggio per voi.

Rifatevi qui.

George RR Martin
LibriAndrea Contino
Viral Video. Tra re e regine della comunicazione

Finalmente, dopo oltre un mese dalla deadline prefissata, riesco a scrivere due righe sull'interessante lettura, Viral Video - Content is King Distribution is Queen, gentilmente offerta da eBuzzing. Lettura che capita più che a fagiolo visto la mia recente nuova occupazione.

viral video

Il libro fornisce un solido perimetro per gettare le fondamenta conoscitive sia su come una campagna video virale viene costruita, attraverso la proposizione di 7 regole d'oro, ma anche come una campagna video assuma esponenziale valore scegliendo correttamente la modalità con cui essa viene veicolata: i cosiddetti trucchi Jedi.

Le regole fondamentali che ogni azienda dovrebbe seguire affacciandosi al Social Video Advertising:

  1. La storia raccontata all'interno di un video virale è più importante del prodotto stesso di cui è protagonista la campagna
  2. I primi 5 secondi sono cruciali per farsi seguire lungo tutto il resto del video
  3. Garantire un ampio spettro di emozioni attraverso un andamento altalenante tra felicità e tristezza è la chiave per tenere incollati più spettatori possibili
  4. Nelle prime fasi di distribuzione del video è importante scegliere dei canali chiave, come ad esempio passare attraverso influencer della rete
  5. Sorprendere e non shockare per permettere al video di essere maggiormente condiviso
  6. Le prime 48 ore di vita del video sul web sono fondamentali e pregiudicano l'andamento della campagna nel periodo successivo. Raggiungere in queste prime ore una massa critica faciliterà la viralità
  7. Non contano tanto le visualizzazioni quanto le condivisioni

E' proprio quest'ultimo punto che più mi ha fatto riflettere. Gli autori del libro propongono un ulteriore, cruciale, riflessione proponendo la formula Engagement = Intenzione x Attenzione.

Una formula potente, da tener ben impressa per qualsiasi attività online, non soltanto per scatenare la viralità di una campagna video online. Questo perché spesso l'ingaggio viene spesso confuso con la condivisione, il word of mouth e tutta una serie di parametri che sono in realtà una mera conseguenza della vera forza di cattura dell'attenzione di un utente.

Una buona lettura per chi vuole addentrarsi nel mercato della viralità sfruttando tutte le tecniche ad oggi messe a disposizione dagli strumenti Social e di misurazione dei KPI digitali anche attraverso lo studio di casi specifici.

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