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Un giorno a Corte con Pasquale Paoli

Sono stato parecchie volte a Bonifacio, vista la misera distanza dalla mia casa in Sardegna. Tuttavia non sono mai andato oltre, la Corsica per me ad oggi è ancora completamente sconosciuta.

Quest’anno la nostra vacanza ci ha portato a Île-Rousse, con uno stop di una notte a Corte. La prima cosa da notare risiede nel tragitto. Abituato alle mille curve della Gallura, guidare da sud verso il centro della Corsica è un piacere.

Girovagando a Corte si respira subito un’aria carica di Storia con la S maiuscola. È una cittadina arroccata, simile a Bonifacio, con tanti sali scendi, delle mura e una cittadella che ospita un museo.

Nel centro c’è una statua di Pasquale Paoli, nome comparso più volte nel tragitto e del quale ignoravo completamente la storia e i retroscena. Wikipedia viene in soccorso.

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Pasquale Paoli è considerato una sorta di Garibaldi, ma non per moti di unificazione, ma piuttosto per lo spirito patriottico e per il ruolo di Padre della Patria. Corso di nascita ma italiano nel cuore, rende per 14 anni la Corsica indipendente a metà del ‘700 fondando la Repubblica Corsa, un’università proprio qui a Corte, capitale della repubblica e la costituzione corsa che fu la prima costituzione al mondo scritta secondo i principi dell'Illuminismo, e comprendeva la prima implementazione del suffragio femminile.

C’è sempre da imparare. Viaggiare è un investimento sul sapere.

TravelAndrea Contino
Isola Piana

In Corsica del sud c’è quest’altro istmo dove si può camminare dall’isola Piana alla Corsica con l’acqua che non arriva quasi al ginocchio e sembra si possa bere dal colore che assume.

Incredibile.

TravelAndrea Contino
Da dove arriva la pianta di Manhattan

Manhattan is famous for its grid — so famous that people take pictures of the way the sun shines through it. But the origin of that grid wasn’t always certain — and not everybody is a fan.

In this episode of Vox Almanac’s Road Trip edition, Phil Edwards explores the history of the New York City grid, with detours to Philadelphia, Savannah, and Washington, DC. Early city planning around the turn of the 19th century was a contentious and undecided discipline with lots of options and disagreement. New York City was particularly chaotic and unplanned at the time, after years of catering to developers and, at the same time, ignoring their requests for a more sane city plan.

That made the introduction of a new plan in the 1800s a more urgent matter — and a reasonable time to introduce a plan that lacked many of the artistic flourishes of contemporary city plans. New York was all about building, and building fast — and it’s still that way today.

TravelAndrea Contino
Il senso ultimo del viaggiare

Mi trovo particolarmente d’accordo con questo post.

Per me viaggiare da solo, e l’ho fatto parecchie volte, è stato un modo (senza ombra di dubbio) per fare pace con me stesso, ma anche mettere in pausa la vita scoprendo una routine differente dalla mia e accrescere la considerazione di quanto piccoli siamo.

Il che non è necessariamente un male. Anzi, suppongo sia una grande fetta di costruzione del sé imprescindibile per diventare adulti.

Traveling helps you temporarily forget about your responsibilities and terse relationships and the problems you have yet to resolve. It is a way to insert something new and exciting into your life. Though there’s nothing wrong with that, we shouldn’t forget that traveling is, quite literally, a means of taking your necessities and running away — albeit temporarily—without much consideration for what’s waiting for you when you return… which is your life.

TravelAndrea Contino
Inglese piglia tutto

In Islanda, meta ormai super turistica, sta sparendo la lingua autoctona. A favore dell’inglese. Presente ovunque nella cultura, soprattutto tra i più giovani, sta soppiantando l’islandese in maniera piuttosto preoccupante.

Ce ne siamo accorti anche noi quando siamo stati a gennaio. Chiunque parla inglese, anzi, addirittura parecchi commessi tra di loro nei negozi e nei ristoranti parlavano soltanto inglese.

Il governo sta adottando misure per correre ai ripari. 

Nell’era di Facebook, YouTube e Netflix, degli smartphone, del riconoscimento vocale e di Siri e Alexa, si è verificato quello che Eiríkur Rögnvaldsson, professore di linguistica della University of Iceland, ha chiamato “minoritarizzazione digitale”, processo che si determina quando una lingua viva e parlata nel mondo reale diventa una lingua secondaria nel mondo digitale. Secondo Eiríkur Rögnvaldsson, questo fenomeno in Islanda sta portando a ricadute tangibili. La generazione di under 15 fatica a parlare nella propria lingua madre, ma comprende e parla perfettamente l’inglese. Sul lungo termine, c’è chi lancia l’allarme per l’“estinzione digitale” dell’islandese, come di altre 21 lingue europee, come il maltese o il lituano – idiomi tecnologicamente meno supportati.

Il governo ha deciso di prendere alcune contromisure. La prima delle quali è stata quella di favorire la lettura: secondo le statistiche nazionali, nel 2017 il 13,7 per cento dei cittadini non aveva preso in mano nemmeno un libro (sette anni prima erano la metà). Di qui è nata la proposta di rimborsare del 25 per cento i costi di pubblicazione dei volumi scritti in islandese. Il Language Planning Department ha anche deciso di creare versioni islandesi di termini nuovi o stranieri; soprattutto, il governo ha in cantiere iniziative per 20 milioni di euro nei prossimi cinque anni, per iniziative pubbliche e private che lavorino a tecnologie in lingua islandese. Insomma, Siri e Alexa continueranno a parlare inglese, ma forse avranno una cugina islandese con cui interfacciarsi.

TravelAndrea Contino
Microcosmo

Se c’è un luogo dell’Asia, forse il solo, che trovo ultra affascinante questo è senz’altro la Nord Corea.

Un microcosmo dall’apparente assenza di terrorismo, vandalismo, sporcizia, criminalità. Incredibile quanto sia sterile, pulita, retrò e allo stesso tempo fuori da qualsiasi concetto occidentale.

Non so quali siano le grandi carenza estirpate dal regime. Di sicuro la privazione di tante libertà.

Ma mi chiedo se anche in Nord Corea la gente possa essere in qualche misura felice.

Un video bellissimo.

TravelAndrea Contino
Dispacci islandesi: passo e chiudo

Oggi sveglia senza orari. Ci aspettava un massaggio rilassante alle 12 da Day Spa.

E così è stato. Talmente rilassati da doverci riempire lo stomaco al Grill più fico in città!

Chuck Norris Grill.

Il menu è ridotto all’osso, l’odore dentro il locale è di quelli che ti rimangono per mesi appiccicati ai vestiti, ma il cibo è favoloso e credo non servano ulteriori commenti.

Ci siamo sgranchiti le gambe e ci siamo spostati verso il lungo mare, siamo arrivati al Sun Voyager proprio mentre almeno tre bus pieni di orde di turisti si stavano fermando. Appena in tempo per qualche scatto. L’opera elogia ed esalta la voglia di esplorare nuovi territori.

Abbiamo chiuso la giornata con una tappa obbligata da Bæjarins Beztu, letteralmente “Il miglior hot-dog della città”. Aperto dal 1937 e sparso in varie zone della città, il baracchino propone soltanto hot-dog ma con:

A hot dog condiments include ketchup, sweet mustard, fried onion, raw onion and remolaði, a mayonnaise-based sauce with sweet relish. Hot dogs are often ordered with “the works,” i.e., all condiments, or in Icelandic “eina með öllu

Il posto è sì turistico, ma molto popolare anche tra gli islandesi, e infatti alle 18.30, orario in cui sembra essere l’ora di cena quassù, la coda era piuttosto consistente. Ma alla fine eccolo qui. Ricordando quelli assaggiati a New York mi è sembrato assai più delizioso e consistente. Da provare se passate da queste parti. E se lo dicono anche gli americani...c’è da crederci.

Quando il post sarà pubblicato noi saremo in aereo, ma a conclusione di questa settimana abbiamo tirato le somme di una inaspettata esperienza:

  • Non si è mai abbastanza pronti per il freddo di qua. Un freddo diverso da qualsiasi altro mai provato prima. Un freddo puro, da spezzarti il cervello, da farti rallentare il cuore. Uno scenario da Game Of Thrones, stile Hardhome. Per combatterlo tonnellate di maglie termiche, cappello, scarponi imbottiti con calze di lana, pile e assolutamente una giacca impermeabile

  • Reykjavík, ma così come tutte le altre mete visitate, ha un non so che di malinconico. Sarà per le 6 ore scarse di luce, o per un silenzio a metà tra il rilassante e il carico di tensione che pervade la città, l’Islanda è pacata. Adagiata sul bianco, sul ghiaccio, sul freddo pungente. Un silenzio assordante

  • In realtà la capitale è molto viva. Ci sono cantieri ovunque, si sta espandendo e anche di sera non ci è mai sembrata un mortorio. È forse il ritmo della vita ad essere molto più calmo. I negozi chiudono tra le 17 e le 18, la stragrande maggioranza dei ristoranti entro le 23 e gli uffici tra le 16 e le 17. I negozi sono chiusi la domenica, mentre i supermercati sono aperti 24/7

  • Tutti sono gentili e cordiali. Tutti, ma proprio tutti, parlano inglese molto bene e si fanno capire perfettamente

  • Non siamo riusciti a capire come mai ovunque mettessimo piede ci fossero ancora addobbi di Natale. Sarà forse per sopperire alla mancanza di sole, ma dappertutto, anche nel luogo più remoto visitato abbiamo trovato lucine, stelle di natale e luminiarie di svariata forma e natura

  • Negli altri post ho dimenticato di menzionare che quell’80% di energia geotermica è in mano straniera e non islandese. Una mossa voluta per attrarre investimenti dall’estero

  • La ristorazione proposta è generalmente vicina allo stile statunitense e della Gran Bretagna. Ok, si trovano molte cose tipiche, pesce e agnello soprattutto, ma è molto più facile trovare hamburger e patatine fritte che piatti tipici. È mediamente molto caro mangiare, di solito non ce la si cava con meno di 20 euro a testa. E se si vuole mangiare decentemente si arriva anche ai 40 molto facilmente. Anche in questo caso non sappiamo se dovuto a PIL pro capite adeguato. Stando a Wikipedia 12.000$ più dell’Italia

  • C’è connessione ovunque. Il Wi-Fi aperto in ogni locale in cui siamo stati, persino sui bus delle escursioni. Per il resto 4G anche nei posti più sperduti

L’Islanda è un luogo meraviglioso che consiglio caldamente di visitare una volta nella vita. Dove da una parte il tempo sembra essersi fermato a migliaia di anni fa e dall’altra la natura ha ceduto il passo all’innovazione. Un luogo dove tradizione e modernità si fondono per diventare melting pot tra gli Stati Uniti e l’Europa.

Un luogo con una profonda voglia di emergere e apparire indipendente agli occhi del mondo, ma che ne ha disperato bisogno per alimentarsi e continuare la sue esponenziale crescita.

Mi porto a casa una profonda invidia per lo stile di vita, il funzionamento dell’apparato pubblico, un po’ meno per il clima e il cibo, ma del resto da noi non è l’esatto opposto?

TravelAndrea ContinoIslanda
Dispacci islandesi giorno: 5

Oggi ultima escursione. Avvistamento balene! 

Siamo entusiasti, è nuvoloso e non sembra troppo freddo. E poi la barca si chiama Andrea. I presagi sono tutti dalla nostra.  

E invece...

Dopo pochi minuti, in attesa di partire, fuori dal finestrino inizia a fioccare. Nevica. Il mare però resta calmo e non ci facciamo troppo caso.  

Ci immaginiamo balene felici e spensierate scorrazzanti nel mare di Groenlandia che con tripli salti mortali vengano a salutarci solo per il semplice fatto di trovarci lì con loro.  

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Il tour gira attorno al fiordo a largo di Reykjavík. Ma il vento arriva da nord, ed è il vento del circolo polare artico. Temperatura -1°, feels like -10°. 

Abbiamo sì aspettato e aspettato, a prua nel piano esterno superiore della piccola nave. Penso di non aver sentito così freddo in vita mia. Nonostante le bardature sentivo solo il busto e la testa. Il resto del corpo penso si sia dissolto nel vento e in quei maledetti fiocchi diventati proiettili dentro gli occhi. In pratica senza degli occhiali o una fotocamera a protezione, restare ad osservare a occhio nudo risultava pressoché impossibile. E come si può vedere i nostri occhi gridavano pietà.

 La nostra guida, novello nostromo dall’accesissimo accento francese, ci ha esortato a non demordere, e in effetti verso la fine del tour eccola. La humpback whale

La nostra megattera però, forse perché molto affamata, non si è mostrata più di tanto. Ha fatto qualche sbuffo, ci ha mostrato dorso e coda un paio di volte e si è dileguata a caccia di krill. Questa volta gli scatti non sono venuti benissimo. Il freddo mi ha spaccato il fisico, ma qualcosa è uscito comunque.  

P.s.: ho aggiunto due scatti fatti dalla nostra guida di Special Tours.

Rientrati alle 16.00 non ci vedevamo più dal freddo e dalla fame. Anche perché per paura di vomitare abbiamo deciso di non mangiare praticamente nulla. Il pullman ci molla in centro città. L’avevamo già adocchiato l’altro ieri, oggi intirizziti e con la pancia vuota non abbiamo avuto bisogno di molti altri stimoli per fare gli imbruttiti fino in fondo ed entrare da Rossopomodoro Reykjavík.

Siamo la vergogna dei turisti, ma poco ci importa, ci siamo rifatti poco dopo con un bel dolce e una tazza di Swiss Mocha al Kaffi Brennslan.

Abbiamo concluso la giornata con la visita al Punk Museum di Reykjavík. Sottoterra, ricavato dai primi bagni pubblici della città del 1930. Un posto minuscolo e assurdo, ma molto divertente in cui scopri che Björk prima di diventare la noia mortale che tutto il mondo ha imparato a conoscere ha esordito in un gruppo punk.

Domani ultimo giorno. Lo dedichiamo al relax con spa e massaggio prima di girare la città un’ultima volta, assaggiare uno dei grezzissimi hot dog islandesi, visitare The Sun Voyager  e infine preparare le valigie. Nei prossimi giorni tirerò le somme di questa splendida terra dove una bottiglia d’acqua costa come l’Evian della Ferragni e tutti si fermano per farti passare sulle strisce pedonali.  

TravelAndrea ContinoIslanda
Dispacci islandesi giorno: 4

Sveglia alle 6.00. Il pullman ci attende alle 7.00. Il pullman è una ghiacciaia e segna 0 gradi, una volta seduti dentro vediamo il nostro fiato mentre respiriamo.

Buongiorno!

Destinazioni odierne: Seljalandsfoss, Skógafoss e Jökurlsárlón.

La desinenza foss sta a indicare: cascate. E infatti le prime due lo sono. Entrambe, oltre all’acqua ovviamente, hanno in comune il freddo polare nei loro paraggi. Per fare qualche scatto decente la mano destra ha perduto sensibilità per quasi 20 minuti. Fa così freddo che gli spruzzi delle cascate mi si ghiacciano sulla giacca trasformandomi in una specie di ghiacciolo.

Il percorso è stato piuttosto lungo. Non tanto per il pullman, quanto per la sola strada che le collega e riassumibile facilmente in una parola sola: ghiaccio.

Proseguiamo sulla superstrada 1. Fiancheggiamo una serie di vulcani tra cui il famoso Eyjafjöll!

Ma qui non sembrano badarci troppo. 4 ruote motrici e gomme chiodate non fermano nessuno.

Anche la guida di oggi ha dispensato saggezza. Servirebbe un bel fact-checking di quanto detto, ma per oggi facciamo vincere lo spirito analogico della conoscenza tramandata:

  • L’acqua in bottiglia, sí quella fotografata ieri, è identica a quella che sgorga da qualsiasi lavandino islandese. Quindi anche quella dell’hotel sarebbe la stessa, prima di cloro o purificazioni

  • Fino a 50 anni fa l’Islanda non faceva uso dell’energia geotermica. In 50 anni l’80% dell’isola ha solo energia geotermica. Soprattutto è priva di qualsiasi energia a combustibile fossile

  • L’Islanda detiene il record mondiale di tasso di mortalità infantile più basso. 2 su 1000 o qualcosa del genere

Per pranzo ci fermiamo in un piccolo villaggio a sud: Vik. Siamo vicini al punto più a sud dell’isola. Solheimasandur è il nome della spiaggia dove la sabbia è nera come il carbone. Ci sono -4 gradi, ma Dark Sky mi suggerisce il percepito essere -8. E non sbaglia. Si gela.

Ma c’è il sole. Il cielo è terso e il panorama è un susseguirsi di bianco misto a montagne, rocce e ghiacciai.

L’ultima tappa del tragitto è Jökurlsárlón. Il sito è diviso in due da un ponte. A sinistra la laguna ghiacciata a sinistra la Diamond Beach. I pezzi di ghiaccio frantumati sulla spiaggia nera colpiti dallo sfarfallio dei raggi solari li fa sembrare davvero dei diamanti. La laguna invece sembra uno spaccato di uno scenario artico. Alti muri di ghiaccio fluttuano sull’acqua. Sembrano palazzi di cristallo pronti a frantumarsi da un momento all’altro.

È quasi il tramonto. E il cielo limpido ci regala alcuni scatti fortunati.

Ci aspettano oltre 5 ore di viaggio per rientrare alla base. Tuttavia verso le 19.45 la nostra guida scorge qualcosa all’orizzonte, chiede all’autista di fermarsi e a noi di attenderlo un paio di minuti.

Sì! È l’aurora boreale. Apparsa così, dal nulla. Scendiamo di corsa e mentre perdo di nuovo parzialmente l’uso della mano destra penso che in fondo la Natura fa un po’ quello che le pare e se ne esce con questi spettacoli senza aspettare le 22.30.

In fondo ci vuole anche fortuna e devo dire in questi due giorni ne abbiamo avuta parecchia.

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Dispacci islandesi giorno: 3

Oggi abbiamo dedicato la mattinata a finire di esplorare la città. Alle prime luci dell’alba (10:54...) abbiamo fatto un giro per il parco Hljómskálagarður. Ai bordi delle rive ghiacciate, oltre alle orde di cigni e anatre, ci sono anche la National Gallery e un sacco di statue stranissime.

Due ci hanno incuriosito particolarmente, la prima è il “Monument to the Unknown Bureaucrat”. Un ricordo a tutti coloro lavorano dietro le quinte per far funzionare il Paese.

La seconda si chiama Fótboltamaðurinn simboleggiando l’area un tempo dedicata allo sport.

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E per dimostrarci quanto siano attenti anche ai piccoli dettagli, gli islandesi piazzano QR code un po’ ovunque.  Anche sulle panchine del parco per divulgare la loro letteratura.

Nel pomeriggio invece abbiamo mosso la nostra cinquina e ci siamo diretti verso la spa geotermale Blue Lagoon . L’acqua è sempre a una temperatura che varia tra i 37 e i 39 gradi, ed è prodotto di scarto della vicina centrale Svartsengi. 

L’acqua surriscaldata viene scaricata da un vicino flusso di lava e utilizzata per far funzionare le turbine che generano elettricità. Dopo aver attraversato le turbine, il vapore e l'acqua calda passano attraverso uno scambiatore di calore per fornire calore al sistema di riscaldamento dell'acqua municipale. Quindi l'acqua viene immessa nella laguna per scopi ricreativi e medicinali. 

C’erano i malati che si sono portati i cellulari dentro la laguna per farsi selfie a nastro. Noi abbiamo preferito il relax totale. Perciò vi sparate questa immagine di repertorio. Perciò vi beccate queste due prese su Unsplash e quindi non coperte da diritti. Almeno rendono l’idea.

Qui sembrano davvero organizzati su ogni cosa. E ogni cosa ha il suo sito di riferimento.
Tipo?
Per essere sempre aggiornati sullo stato delle strade c’è un fantastico sito: http://www.road.is/.
Così abbiamo fatto anche noi per decidere di andare di nuovo a caccia dell’aurora boreale, nella speranza di essere più fortunati, visto che le previsioni davano cielo terso fino a notte inoltrata. 

Ed effettivamente così è stato, il cielo era sì terso, ma si è alzato un vento fortissimo, per strada sembrava ci fossero dei tappeti di vapore formati da sola neve spazzata dal vento. Ad un certo punto pensavamo di tornare indietro. Del resto stiamo girando con una 500, mica con una Jeep.

Mancava su per giù un quarto d’ora alla destinazione Þingvellir, quando ci troviamo un paio di piazzole davanti a noi, decidiamo di fermarsi alla seconda. 

22.35 - 23.15. Ho scattato queste foto in quest’arco di tempo. Fattori contro: 

  • -7 gradi. Nonostante i 3 stradi, mani e piedi non li sentivo più

  • Non avevo con me nessun treppiede, primaria condizione per scattare foto del genere

  • Nonstante nel mezzo del nulla, l’inquinamento luminoso proveniva nell’ordine: a) da una luna intensissima, b) automobili di passaggio c) le persone al mio fianco ancora più inesperte di me

  • Il mio essere fotografo principiante e non avere con me un obiettivo serio

Ma tant’è il tentativo è andato meglio del primo giorno. Mi sono buttato pancia in giù sulla neve, sfruttato alcuni accatastamenti di neve per poggiare la fotocamera. 13 secondi di chiusura otturatore, 1600 ISO, f5.3 (non riuscivo ad abbassarlo con tutto quel buio). 

Che spettacolo. Purtroppo a occhio nudo si è visto la metà, mentre eravamo convinti sarebbe stato il contrario.  

TravelAndrea Contino