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Brand e icone. L'impatto di #CR7 sugli account social della @Juventusfc

Dopo 12 giorni dall'annuncio, questi alcuni effetti:

Juventus e il problema della maglia

A questo punto direi irrisolvibile. 

O meglio, l'anno scorso sembrava di sì. E quindi siamo tornati indietro di due anni

Quella bruttissima patch dello sponsor sembrava un incubo dimenticato, ma eccolo riaffiorare più terribile che mai. 
Perché non è stato mantenuta la pulizia della stagione che si sta per concludere?

Dilemmi irrisolvibili, appunto. 

First Team: Juventus. La docu-series su Netflix

Se non l'hai ancora capito tifo Juventus. Contestualmente sono un discreto divoratore di serie TV. Facile immaginare il mio giubilo nello scoprire la combinazione delle due cose.

Vedete. A me il trailer ha fatto lo stesso effetto di quello di Batman vs Superman. Doveva essere il film dell'anno e poi sappiamo tutti come è andata. Ecco, la serie documentario prodotta da Netflix sulla Juventus ha il sapore di quei dvd che cercano di farti comprare alla fine di una gita in gondola a Venezia.

Una voce narrante molto lontana da una fruizione italica, davvero troppo impostata, quasi copia-incollata da quella utilizzata in inglese. Da cui si percepisce chiaramente come la serie è più indirizzata ad un pubblico estero, del resto l'obiettivo della Juventus è quella di espandere il suo pubblico al di là dei confini nostrani.

Nonostante credo sia la prima squadra di calcio al mondo a fare un'operazione del genere sulla più importante piattaforma di streaming, lo storytelling si è concentrato soltanto sulla prima parte della stagione attuale, un prodotto quindi destinato ad una fruizione poco duratura nel tempo.

A mio avviso si sarebbe potuto fare un'operazione differente, non per forza quella nostalgica improntata a raccontare i fasti della squadra che fu, ma quantomeno cercare di estrapolare i valori per i quali la Juventus dovrebbe essere riconosciuta e famosa.

Buon tentativo, ottima la fotografia così come la regia, ma dallo storytelling scialbo e superficiale.

Roger Federer nella leggenda

Roger Feder quest'anno compie 36 anni, che per un tennista è tanto, ma anche dopo 6 mesi di stop, ieri ha incantato il mondo contro Rafa Nadal.

Purtroppo non sono riuscito a vedere la partita, ma Rivista Undici sembra riassumerla bene, così come l'aura che esiste a questo immenso campione svizzero che a me piace paragonare ad Andrea Pirlo, perché come lui è impossibile non ammirarlo.

Quello per Roger Federer è un amore trasversale, che non solo ignora i confini stretti dei campi da tennis e travalica quelli dei diversi sport, ma sconfina in ambiti dove solitamente il tennis non è argomento di discussione. È un amore che ha a che fare con la bellezza del gesto bianco, con l’armonia di un corpo, che nel tennista di Basilea trova un’espressione sublime e forse inarrivabile.

Su Twitter trovate tanti video degli scambi eccezzionali.

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Maschera Easybreath Tribord

Ho il terrore di poche cose. Una di queste è senza ombra di dubbio l'essere in acqua circondato da meduse. 

Da qualche anno l'unico modo per sconfiggere questa paura è stata quella di entrare in mare senza mai lasciare a riva un bel paio di occhialini.

Nonostante ciò non li ho mai reputati una soluzione adeguata. Dopo qualche utilizzo, anche acquistando prodotti di alta fascia, succedevano puntualmente due cose: iniziava ad entrare acqua, inevitabile appannamento. 

Ho provato perciò per un paio di anni la maschera con aggiunta di boccaglio, ma anche qui, se nuoti per 1 ora intera, a fine vacanza avevo la bocca praticamente della stessa forma della morsa di plastica. 

Ho finalmente trovato l'anno scorso il giusto equilibrio, gli occhiali a fascia che molto assomigliano a una maschera, lasciando però libero il naso. Punto per me piuttosto delicato.

Sono stato, perciò, molto contento quando Decathlon mi ha chiesto di testare la nuova maschera Easybreath di Tribord
A differenza delle maschere normali, innanzi tutto, vi è la possibilità di scegliere la misura più adatta alla propria faccia, verificando con semplicità le distanze dai punti critici del viso. Cosa ovviamente non scontata.

Test in acqua

Io non faccio snorkeling e poco mi interessa l'utilizzo della maschera per questo scopo, ma la forma di Easybreath è fondamentale per avere un raggio di visione a 180° libero da qualsiasi ostacolo. Il blocco unico infatti non avendo impedimenti, permette di accorgersi ciò che avviene anche ai lati del nostro fuoco centrale, allargando naturalmente il campo visivo una volta in acqua.

L'ingresso in acqua è stato accompagnato a sguardi un po' attoniti, sembravo un astronauta pronto al lancio e devo dire che tale mi sono sentito alla prima immersione, combattuto su come avrebbe funzionato il tutto.

La cosa che più mi ha impressionato è stato respirare. Lo si fa in modo naturale, dal naso, cosa incredibile per chi si immerge in modo amatoriale, ma è una sensazione strana perché per un riflesso naturale si inizia a farlo con la bocca e solo poco a poco ci si abitua a farlo come sulla terra ferma. 

Il centro internazionale di Ricerca e Sviluppo Tribord, ha creato e applicato poi una cosa molto intelligente alla maschera, pur nella sua semplicità. Nel boccaglio integrato è riuscita a separare i canali di inspirazione ed espirazione, riuscendo inoltre a bloccare l'ingresso dell'acqua nel momento stesso in cui ci si vuole immergere. 
Non solo. Appena si riaffiora non c'è necessità di "sputare" fuori l'acqua come è d'abitudine con una tradizionale maschera con boccaglio, ma istantaneamente si torna a respirare con molta naturalezza.

A livello estetico e di design la maschera mi ha fatto inevitabilmente scattare un'associazione mentale con il mondo dei videogiochi, ricordandomi un mix tra Borderlands e i colori di Overwatch.  Le plastiche appaiono resistenti, così come la parte in tessuto che tiene ferma la struttura alla nuca. 
Credo, come tutto il materiale subacqueo, sia necessario un'adeguata manutenzione risciacquandola con acqua dolce una volta terminato l'utilizzo a fine giornata. E nel malaugurato caso qualcosa si rompesse, sul sito decathlon sono presenti anche i ricambi singoli.

Che dire. Ho trovato probabilmente il giusto compromesso per stare più a lungo con la testa sott'acqua senza l'ansia di ricevere costantemente acqua nel campo visivo e preoccuparmi dell'appannamento.
E se mi chiedete, si l'acquisto è consigliato.  
Di nuovo grazie a Decathlon che mi ha fornito la maschera Easybreath per poter effettuare questo test estivo!

adidas, perché?

Oggi alle 17.00 allo Juventus Stadium, addobbato a festa per la conquista dello scudetto 2015/2016, è andata di scena una tragedia
I giocatori della Juventus sono scesi in campo con la nuova maglia che indosseranno la prossima stagione per le partite in casa: oggettivamente un orrore.

Facciamo un passo indietro, per dare un po' di contesto. 

La Juventus ha terminato nella stagione 2014/2015 la sua collaborazione tecnica con Nike, passando definitivamente non solo ad adidas (c.a. 10,5 milioni di euro in più a stagione rispetto a Nike), ma anche alla decisione storica di gestire da sola il merchandising rinunciando al minimo garantito di adidas (c.a. 6 milioni di euro).

Ad oggi i numeri danno ragione alla società. La Juventus si posiziona come la nona o settima (dipende da quale classifica si considera: 1 o 2società al mondo per vendita di magliette, con un fortissimo boost nei mercati orientali. adidas in questa particolare classifica ha quasi un monopolio totale, tra i grandi club solo Barcelona e Atletico Madrid hanno ancora Nike, quasi tutti gli altri (eccezione Arsenal con Puma) hanno il brand a tre strisce come sponsor tecnico.

Non ho una passione spropositata per il marchio di Herzogenaurach, infatti ho storto già parecchio il naso per l'obbrobrio proposto quest'anno con la seconda maglia, un accozzaglia di elementi grafici senza nessuna interconnessione con i colori della squadra o della città se non per lo storico rosa.

E ora questa. Ma cosa non va nella maglia?

  • Dove sono finite le storiche strisce? 
  • Solo a me ricorda un'autostrada con in mezzo uno spartitraffico?
  • Perché sulla prima maglia lo sponsor Jeep non riesce mai ad essere stampato in tessuto e deve avere sempre questo gommoso adesivo che sembra fatto con Paint? (2012, 2013, 2014, 2015)
  • Non potevate chiamare chi ha disegnato la terza, meravigliosa, maglia di quest'anno?
  • Non conosco il processo di design, pensiero, decisioni attorno alla realizzazione di una maglietta di calcio, ma immagino sia un progetto da sottoporre alla decisione della società. Chi diavolo ha deciso per questa follia, insomma?
  • Perché inserire un giocatore possibile partente come Morata? (l'anno scorso è stato fatto con Coman, che negli ultimi giorni di mercato è andato via) Ma soprattutto tra tutte le bandiere che abbiamo in squadra, perché scegliere un ex-Inter e certamente non un idolo del popolo bianconero come Hernanes?

Ultimo rant. I colori della città di Torino sono il blu e il giallo e spesso li abbiamo adottati per la nostra seconda maglia. In un'occasione ci ha portato particolarmente bene, o meglio, abbiamo associato la scelta di questi due colori come un porta fortuna, visto che indossandoli abbiamo vinto la Champions League nel 1996.

Nel corso degli anni, invocando proprio questi fantasmi del passato, molti sponsor tecnici hanno provato a riproporli, ma da quando siamo diventati il Chelsea? Questa sarà la seconda maglia per la stagione ventura. Non oso immaginare come sarà la terza...

Speriamo solo porteranno in cassa i liquidi necessari per raggiungere altri obiettivi importanti, ma vi prego, il prossimo anno pensateci 20 volte prima di approvare una maglia del genere. D'accordo le ragioni di marketing, ma snaturare la storia non è sempre una buona cosa.

Andiamo a Berlino #ijf16

Il mio non è procrastinare. Questa volta ci ho provato davvero ad andare al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Tuttavia, mi ritrovo a dover iniziare anche quest'anno il post dedicato ripromettendomi di andarci di persona l'anno prossimo.

Tra i vari video con interventi molto interessanti su comunicazione, media e social (si trovano tutti sul canale YouTube dell'evento), ho scovato quello di Caressa e Bergomi che riflettono sull'utilizzo puntiglioso delle parole in fase di telecronaca, la sua preparazione, l'importanza dei dati e dello studio di essi prima di andare in onda. 

Pardo, invece, in forma smagliante come sempre riflette sui cambiamenti del giornalismo sportivo dalla radio alla tv, passando da Internet.

#Draxler. Una storia di tweet e sofferenze

È stato un weekend sofferto sportivamente parlando.
Parlo poche volte del mio tifo calcistico su queste pagine, ne verrebbe fuori una versione distorta del sottoscritto, riconoscereste soltanto istinti primordiali a me difficilmente associabili.

Ad ogni modo, per chi non lo sapesse tifo quella squadra con le strisce bianche e nere di Torino, la più amata e odiata di tutte.

In luglio e agosto succede che ogni squadra della Serie A ha la possibilità di vendere e acquistare calciatori per la stagione sportiva successiva. Quest'anno la Juventus si è privata di grandi campioni e pur avendo programmato l'acquisto di altrettanti giovani talenti con molto anticipo, gli ultimi giorni di questa finestra di calcio mercato è tradizione acquistare i nomi di calciatori altisonanti per far sognare un po' la tifoseria.

Quest'anno le attenzioni delle ultime ore sembravano (sembravano in quanto l'amministratore delegato ha smentito di aver mai avviato una trattativa) essere ricadute sul profilo di un giovane ventunenne molto promettente, un trequartista della squadra tedesca Schalke 04, tale Julian Draxler.

Non è Messi(a), ma non è nemmeno da buttare.
Beh, il weekend di passione dicevo.

Sì, perché dopo settimane di accostamento di questo giocatore alla mia squadra del cuore, la trattativa è parsa finalmente entrare nel vivo venerdì.
Ho voluto staccare la spina queste 48 ore, osservare da ospite non pagante lo sfogo di innumerevoli tifosi dal pollice svelto intenti a vomitare sentenze su quanto stava accadendo, secondo dopo secondo, grazie a un aggiornamento in tempo reale su Twitter.

Ho creato una piccolissima raccolta su Storify.

Ce ne sarebbero tanti altri, ma solo per dire come Twitter è il nuovo luogo di ritrovo catartico per sfogare il proprio psicodramma personale
Scaricatoio di tensioni grazie ad un comune senso di appartenenza alla medesima sofferenza insostenibile altrimenti da soli, soprattutto perché in vacanza e lontani da amici di routine.

E ho solo collezionato quelli che mi han fatto sorridere, ma per questa manciata ce ne sono a migliaia, rappresentativi delle più disparate personalità: il disfattista, il gufo, il troll, l'ottimista inventore di notizie, quello che per forza ci deve buttare dentro i Marò, etc.

Insomma. Il vero bar sport. Poi se sono imbecilli, questo è tutto da verificare.

P.s. Alla fine quel giocatore non è venuto alla Juventus. Vi lascio cercare da soli le successive reazioni....#Draxler

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