Posts in Social Network
Contenuto molto personale

Ieri poi con la fretta di voler scrivere qualcosa entro la mezzanotte ho pure scritto peggio di un bambino sui libri di grammatica.

Complice il sonno e un periodo non troppo rilassante.

La scorsa settimana, culminata poi con ieri, mi ha visto concentrarmi su un argomento ben specifico. Anzi due.

Il primo. Condividere sempre, senza se e senza ma, qualsiasi cosa. Il culmine, per l’appunto, con il dover condividere il fatto di aver votato su di un social network, sfiorando quasi il reato. Sì perché veniva richiesto di inserire anche un’immagine e il richiamo delle sirene a voler fotografare proprio la crocetta apposta era assai forte.

Dicevo, è reato farlo. Ma tant’è ne ho viste passare su questi benedetti social.

Il secondo. Mi viene da sorridere a vedere certi personaggi, ritornare alla ribalta, nascondendo sotto mentite spoglie il loro volere di raggiungere pubblici oramai irraggiungibili con i social network. Dando colpa a quest’ultimi di non essere più il bacino da cui alimentare il proprio ego, quegli stessi luoghi che fino a poco tempo fa fungevano da salva vita per il loro digitare a vanvera. È patetico vederli, adesso, inneggiare al blog come unico strumento per poter parlare ai pochi a cui interessa davvero parlare, perché non più in grado di raggiungere la ribalta altrimenti.

A me che non è mai interessata, la ribalta, continuo a creare il mio contenuto molto personale, per appuntare ciò che di bello trovo online insieme ai miei pensieri.

Cosa accadrà agli influencer...

Un pezzo sprezzante, acuto e molto divertente di Diecimila.me sul tema influencer.

Sorrido.

Ma cosa accadrà quando le tette inizieranno a scendere all’altezza delle ginocchia e i culi all’altezza delle caviglie? Quando le rughe si scaveranno profonde fin dentro quel poco che resta di anima, le lacrime s’asciugheranno, Photoshop e i filtri Instagram non saranno più sufficienti a nascondere quel decadimento fisico che sta lentamente raggiungendo gli stessi livelli di quello morale? Cosa accadrà quando qualcuno più giovane, più fresco, più spregiudicato riuscirà per un po’ a prendere il tuo posto?

Quando avrai finito le idee, e i soldi, e la gente ti fermerà per strada solo per chiederti se hai una sigaretta o due spicci messi male, e gli sponsor non ti cercheranno più, e i tuoi tentativi di contattarli finiranno in una doppia spunta blu senza alcuna risposta? Quando al tuo confronto anche le meteore pop degli anni ’80 ti sembreranno delle icone assolute, tanto che ti verrebbe voglia di dare un rene pur di leccare il fondo del barile assieme a loro all’Isola dei Famosi?

Tu sei in controllo

Una possibile risposta a quanto scrivevo qualche giorno fa.

Social media is up to you. You are in control of what you see and how you use it. Every platform is useful in its own way and thwarting it from your life is not always productive. Use it to your own advantage, and don’t let it control you and you may discover more of the many benefits to the platforms available. If social media only has negative effects on you, don’t force yourself back into that bubble, find other ways to connect with the world, or reinvent your pages and limit your screen time.

Quello che vedi non è reale

Essere onesti online è davvero un gran casino. Anche volendolo è difficile esserlo. Anche provandoci la tecnologia ci invita a fare di meglio, presentando una realtà filtrata.

Qualche anno fa scrivevo di quanto sia complicato essere sé stessi online. In questo post su Medium, la riflessione riguardante instagram fa più o meno il paio con quanto scrivevo al tempo. Gli strumenti che abbiamo a disposizione possono portarci a raccontare una realtà migliore di quella che è davvero.

Perché?

I motivi possono essere molti. Essere accettati, famosi, riconosciuti. La realtà in fin dei conti è che dietro quell’account c’è una persona simile a noi, nonostante provi a far credere che non sia così.

I’m not saying you shouldn’t post what you want to Instagram. because you can. But, what you post does not reflect your life. It only reflects what you want it to reflect. Instagram is not a game. There isn’t a way you win at Instagram, it’s just an app for photos at its core.

By remembering this, we do not fall into the trap of narcissism and do not fall prey to taking what we see at face value. We need to remember that behind the photos there is a person that is very much like you and me, no matter how much they try to prove that they aren’t.

Mezze verità

Via.

Il fallimento dei Social Network è riconducibile al fatto che anziché avvicinare i popoli, contribuire ad accorciare le distanze del pianeta, dare luogo a quel villaggio globale fine ultimo sin dalle origini di Internet, farci conoscere le persone, darci l’opportunità di esprimerci e di ascoltare, ci ha sbattuto in faccia l’amara realtà: la gente fa schifo, tutti odiano tutti, ed è meglio starsene chiusi in casa a leggere, ascoltare musica e vedere la tele.

Echi dal passato

L’altro ieri sono successe due cose incredibili.

I Limp Bizkit si sono esibiti in un concerto karaoke al Troubadour con la formazione originale. Non suonavano insieme dal 2012. Il costo del biglietto era di 3 dollari, come il nome del loro primo LP.

A presenziare vari VIP, tra cui Marilyn Manson e Billy Corgan.

Speriamo sia il preludio al lancio di un nuovo album, atteso dal 2013.

Arriviamo però alla vera notizia.

FriendFeed, il miglior social network di sempre, sembra essere risorto come un’araba fenice. Il vecchio zoccolo duro di utenti italiani si è iscritto in massa a: FreeFeed.

Già il nome richiama il defunto, ma non solo, sembra avere la stragrande maggioranza delle funzionalità con un lookalike impressionante.

Insomma, pronti a perdere altre decine di ore a raccontarci cazzate e recuperare vecchie/nuove amicizie.

Google+ è morto

Non che ci fosse bisogno di un veggente, Google+ chiuderà. Non ne sentiremo la mancanza.

Over the years we’ve received feedback that people want to better understand how to control the data they choose to share with apps on Google+. So as part of Project Strobe, one of our first priorities was to closely review all the APIs associated with Google+.

This review crystallized what we’ve known for a while: that while our engineering teams have put a lot of effort and dedication into building Google+ over the years, it has not achieved broad consumer or developer adoption, and has seen limited user interaction with apps. The consumer version of Google+ currently has low usage and engagement: 90 percent of Google+ user sessions are less than five seconds.
2.823 emoji

Ho parlato spesso di emoji qui. Ormai sono entrati nell’abitudine quotidiana, difficilmente ne facciamo a meno e li usiamo soprattutto a sproposito.

Nel prossimo aggiornamento di iOS, 12.1, arriverà una nuova carrellata di emoji. 157 in totale per l’esattezza, incluse tutte le differenti combinazioni di sfumature di pelle.

Il problema è che iOS è rimasto il solo sistema operativo a non avere un sistema di ricerca interno per raggiungere facilmente l’emoji che abbiamo in mente, anche perché il più delle volte non ci ricordiamo minimamente la posizione corretta.

Come suggerisce Business Insider ci vorrebbe un sistema di ricerca interno. Ma non solo. Da qualche tempo la prima parte della tastiera emoji è dedicata alle ultime utilizzate. Il fatto è che la cronologia è identica per tutte le chat in corso.

Si dovrebbe introdurre anche una cronologia personalizzata per ogni chat, in modo da utilizzare quelle emoji maggiormente utilizzate con quelle specifiche persone.

Lana caprina. Ma sta di fatto che il numero impressionante di 2.823 emoji disponibili che raggiungeremo inizia ad essere veramente troppo.

Alcune, ancora oggi, non so a cosa servano.

Emoji 2018
I contorti meccanismi contro la privacy

Le cose importanti prima di tutto. Se non l’hai ancora fatto, iscriviti alla newsletter di Carola Frediani “Guerre di Rete” per essere aggiornato settimanalmente su una selezione ragionata di notizie e approfondimenti sul mondo cyber e dintorni.

Nella pubblicazione di ieri vi è un approfondimento sulla ricerca condotta da Gizmodo circa l’utilizzo del proprio numero di telefono da parte di Facebook se condiviso con la piattaforma, così come la lista dei contatti della rubrica.

Non che ve ne fosse bisogno, ma giusto per ribadire quanto il concetto di gratis online, così come nel mondo reale, nasconde sempre un prezzo da pagare.

Prima della falla di sicurezza, la notizia della settimana (a questo punto settimana nera) su Facebook era un’altra. E cioè che la piattaforma usa i numeri di cellulare inseriti dagli utenti al solo scopo di attivare una misura di sicurezza (altamente raccomandata) sui loro account, cioè l’autenticazione a due fattori, per inviare loro pubblicità mirata entro due settimane dall’inserimento del numero. In pratica chi voglia legittimamente rendere più sicuro il proprio profilo (token di accesso rubati permettendo…) deve accettare di cedere parte della propria privacy, e di essere trovato più facilmente dagli inserzionisti sul social network.

Ricordiamo che Facebook permette a questi ultimi di caricare liste di “clienti”, di cui hanno ottenuto in qualche modo email o telefono, per poterli individuare sulla piattaforma e inseguirli con pubblicità mirate.

Ma non è finita. Sempre secondo questa notevole indagine di Gizmodo, che ha collaborato con alcuni ricercatori universitari, se un utente condivide i propri contatti con Facebook, tra cui un numero di telefono di un amico che sta sul social, gli inserzionisti potranno raggiungere l’amico attraverso il suo numero di telefono e pazienza se la persona in questione quel benedetto numero non l’aveva mai dato alla piattaforma.

Basta aspirarlo come un Folletto dalla rubrica degli amici. Dunque cosa si dovrebbe chiedere a Facebook? Come minimo, di rendere più trasparenti e chiare le informazioni che raccoglie su di noi anche da altri. E di chiarire il modo in cui le utilizza.

Infine, di permettere agli utenti di decidere in modo granulare cosa possono usare gli inserzionisti.
Facebook. 2018, oblio and counting.

Il tempo a disposizione in queste caotiche giornate è davvero poco, ma qualche manciata di minuti all’esplorazione di qualcosa di interessante mi riconcilia con me stesso.

Il post di oggi è dedicato a quel geniaccio di John Oliver. Il suo stile può apparire arcigno con una retorica molto pungente, tuttavia ciò che dice di Facebook ha dei tratti tristemente veri.

Poi ti chiedi perché i fondatori di Instagram se ne siano andati.

Facebook’s global expansion has been linked to political turmoil overseas, so maybe their ads should focus less on how they “connect the world” and more on why connecting people isn’t always the best idea.