Social Network

Google+ è morto

Non che ci fosse bisogno di un veggente, Google+ chiuderà. Non ne sentiremo la mancanza.

Over the years we’ve received feedback that people want to better understand how to control the data they choose to share with apps on Google+. So as part of Project Strobe, one of our first priorities was to closely review all the APIs associated with Google+.

This review crystallized what we’ve known for a while: that while our engineering teams have put a lot of effort and dedication into building Google+ over the years, it has not achieved broad consumer or developer adoption, and has seen limited user interaction with apps. The consumer version of Google+ currently has low usage and engagement: 90 percent of Google+ user sessions are less than five seconds.

2.823 emoji

Ho parlato spesso di emoji qui. Ormai sono entrati nell’abitudine quotidiana, difficilmente ne facciamo a meno e li usiamo soprattutto a sproposito.

Nel prossimo aggiornamento di iOS, 12.1, arriverà una nuova carrellata di emoji. 157 in totale per l’esattezza, incluse tutte le differenti combinazioni di sfumature di pelle.

Il problema è che iOS è rimasto il solo sistema operativo a non avere un sistema di ricerca interno per raggiungere facilmente l’emoji che abbiamo in mente, anche perché il più delle volte non ci ricordiamo minimamente la posizione corretta.

Come suggerisce Business Insider ci vorrebbe un sistema di ricerca interno. Ma non solo. Da qualche tempo la prima parte della tastiera emoji è dedicata alle ultime utilizzate. Il fatto è che la cronologia è identica per tutte le chat in corso.

Si dovrebbe introdurre anche una cronologia personalizzata per ogni chat, in modo da utilizzare quelle emoji maggiormente utilizzate con quelle specifiche persone.

Lana caprina. Ma sta di fatto che il numero impressionante di 2.823 emoji disponibili che raggiungeremo inizia ad essere veramente troppo.

Alcune, ancora oggi, non so a cosa servano.

Emoji 2018

I contorti meccanismi contro la privacy

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Nella pubblicazione di ieri vi è un approfondimento sulla ricerca condotta da Gizmodo circa l’utilizzo del proprio numero di telefono da parte di Facebook se condiviso con la piattaforma, così come la lista dei contatti della rubrica.

Non che ve ne fosse bisogno, ma giusto per ribadire quanto il concetto di gratis online, così come nel mondo reale, nasconde sempre un prezzo da pagare.

Prima della falla di sicurezza, la notizia della settimana (a questo punto settimana nera) su Facebook era un’altra. E cioè che la piattaforma usa i numeri di cellulare inseriti dagli utenti al solo scopo di attivare una misura di sicurezza (altamente raccomandata) sui loro account, cioè l’autenticazione a due fattori, per inviare loro pubblicità mirata entro due settimane dall’inserimento del numero. In pratica chi voglia legittimamente rendere più sicuro il proprio profilo (token di accesso rubati permettendo…) deve accettare di cedere parte della propria privacy, e di essere trovato più facilmente dagli inserzionisti sul social network.

Ricordiamo che Facebook permette a questi ultimi di caricare liste di “clienti”, di cui hanno ottenuto in qualche modo email o telefono, per poterli individuare sulla piattaforma e inseguirli con pubblicità mirate.

Ma non è finita. Sempre secondo questa notevole indagine di Gizmodo, che ha collaborato con alcuni ricercatori universitari, se un utente condivide i propri contatti con Facebook, tra cui un numero di telefono di un amico che sta sul social, gli inserzionisti potranno raggiungere l’amico attraverso il suo numero di telefono e pazienza se la persona in questione quel benedetto numero non l’aveva mai dato alla piattaforma.

Basta aspirarlo come un Folletto dalla rubrica degli amici. Dunque cosa si dovrebbe chiedere a Facebook? Come minimo, di rendere più trasparenti e chiare le informazioni che raccoglie su di noi anche da altri. E di chiarire il modo in cui le utilizza.

Infine, di permettere agli utenti di decidere in modo granulare cosa possono usare gli inserzionisti.

Facebook. 2018, oblio and counting.

Il tempo a disposizione in queste caotiche giornate è davvero poco, ma qualche manciata di minuti all’esplorazione di qualcosa di interessante mi riconcilia con me stesso.

Il post di oggi è dedicato a quel geniaccio di John Oliver. Il suo stile può apparire arcigno con una retorica molto pungente, tuttavia ciò che dice di Facebook ha dei tratti tristemente veri.

Poi ti chiedi perché i fondatori di Instagram se ne siano andati.

Facebook’s global expansion has been linked to political turmoil overseas, so maybe their ads should focus less on how they “connect the world” and more on why connecting people isn’t always the best idea.


Le conversazioni su Twitter. Finalmente.

 È stata forse la feature più richiesta. Quella che la piattaforma non era mai riuscita a implementare chiaramente facendo perdere risposte e discussioni in un rivolo di tweet senza capo né coda.

Il CEO, Jack Dorsey, ha appena svelato come cambierà la piattaforma da qui a breve, facilitando la visualizzazione delle risposte catalogate tramite thread molto basici

Inoltre, l’aggiunta della tipica notifica di quando un utente è online o meno, mutuata dalle chat più diffuse.

Che ne dite?  Graficamente mi sembra di essere tornati indietro di 10 anni. 

Difference between a Community and a Network

From El Pais interview to Zygmunt Bauman:

The question of identity has changed from being something you are born with to a task: you have to create your own community. But communities aren’t created, and you either have one or you don’t. What the social networks can create is a substitute. The difference between a community and a network is that you belong to a community, but a network belongs to you. You feel in control. You can add friends if you wish, you can delete them if you wish. You are in control of the important people to whom you relate.
People feel a little better as a result, because loneliness, abandonment, is the great fear in our individualist age. But it’s so easy to add or remove friends on the internet that people fail to learn the real social skills, which you need when you go to the street, when you go to your workplace, where you find lots of people who you need to enter into sensible interaction with. Pope Francis, who is a great man, gave his first interview after being elected to Eugenio Scalfari, an Italian journalist who is also a self-proclaimed atheist. It was a sign: real dialogue isn’t about talking to people who believe the same things as you. Social media don’t teach us to dialogue because it is so easy to avoid controversy…
But most people use social media not to unite, not to open their horizons wider, but on the contrary, to cut themselves a comfort zone where the only sounds they hear are the echoes of their own voice, where the only things they see are the reflections of their own face. Social media are very useful, they provide pleasure, but they are a trap.

Facebook cambia. Di nuovo.

Questa notte Mark Zuckerberg ha scritto questo post su come in Facebook vogliano trasformare il servizio da qui al prossimo futuro.

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Sinceramente, il post non appare essere molto chiarificatore. Ci sono molte zone grigie che forse solo l'articolo sul portale PR della compagnia riesce a chiarire: 

With this update, we will also prioritize posts that spark conversations and meaningful interactions between people. To do this, we will predict which posts you might want to interact with your friends about, and show these posts higher in feed. These are posts that inspire back-and-forth discussion in the comments and posts that you might want to share and react to – whether that’s a post from a friend seeking advice, a friend asking for recommendations for a trip, or a news article or video prompting lots of discussion.
We will also prioritize posts from friends and family over public content, consistent with our News Feed values.
What does this mean for Pages and public content?
Because space in News Feed is limited, showing more posts from friends and family and updates that spark conversation means we’ll show less public content, including videos and other posts from publishers or businesses.
As we make these updates, Pages may see their reach, video watch time and referral traffic decrease. The impact will vary from Page to Page, driven by factors including the type of content they produce and how people interact with it. Pages making posts that people generally don’t react to or comment on could see the biggest decreases in distribution. Pages whose posts prompt conversations between friends will see less of an effect.

In soldoni:

  • Apparirà maggior contenuto proveniente dai vostri amici rispetto a quello di pagine di brand e media
  • Quindi, di conseguenza, meno news o contenuto sponsorizzato, meno video notizie, meno video pubblicitari
  • Una forte lezione per tutti quelli che hanno deciso di delegare a Facebook soltanto il ruolo di portatore di traffico principale verso i propri contenuti esterni alla piattaforma. Ancora una volta la grande lezione del web è quella di diversificare e frammentare

Ora, non so dire sinceramente come questo influenzerà il nostro utilizzo del social network che negli anni ha puntato a diventare il solo utilizzo di Internet stesso per molti utenti con un PC o uno smartphone.

Non è molto ben chiaro, tra l'altro, cosa accadrà a quei contenuti media condivisi dai nostri amici provenienti da fonti esterne, se subiranno una penalizzazione da parte dell'algoritmo o saranno riconosciuti come scintilla per dar vita a conversazioni. 

Preparatevi quindi ad una nuova ondata di video di gattini su cui discutere fino alla morte. Evviva la UGC. Le news ci hanno rotto le scatole.  

280

Twitter raddoppia, solo per alcuni selezionatissimi account (anche se esiste già un modo per averli), i caratteri a disposizione per comporre un tweet, diventando così 280. L'annuncio è stato dato ieri dal loro blog:

Ora, riflettendoci un po' questa mattina mi sono domandato un paio di cose.

Prima di tutto, perché? Come scrivevo a gennaio del 2016, Twitter dovrebbe fare Twitter e non scimmiottare altri servizi. Si snatura essenzialmente ciò per cui Twitter è stato creato, come scritto nell'articolo del Guardian:

Brevity is the soul of wit, as Shakespeare told us. A curious claim coming from a man who wrote four-hour-long plays, admittedly – but brevity is definitely the soul of Twitter. A good tweet boils information down into what’s essential. You get the headline, and a little more detail. That’s it.
That’s why whenever big news breaks, Twitter is the best place to go. It’s almost always faster and more efficient than television, radio, newspapers, or any other source. I love the Guardian’s live blogs, but when something major unfolds, Twitter becomes a collective live blog written by the world’s best journalists (at least if your feed is well-curated). Brexit, Trump’s election, the recent hurricanes – all of these events, and countless others, unfolded in a more compelling way on Twitter than anywhere else.

Divertentissimo in tal senso un tweet di un editor della rivista VICE che "ri-scrive" il post dell'annuncio del CEO di Twitter Jack Dorsey stando nei 140 caratteri:

Secondo punto, ciò che vengono addotte come scuse che hanno portato all'esperimento sono molto fragili e completamente arbitrarie. Non ci sono molti dati a supporto e sembra solo una mossa per provare a cambiarne l'utilizzo da parte degli utenti.

Insomma, più un canto del cigno che una svolta.

Che ne pensate?

Old but gold

What Seth Godin says in his post may be applicable from the very first day of social media advent. Something you should better remember anytime you start your hunt for likes: 

More than ever, people, lots of people, hordes of anonymous people, can watch what you do.

They can see your photos, like your posts, friend your digital avatar.

An essentially infinite collection of strangers are in the audience, scoring you, ranking you, deciding whether or not you're succeeding.

If you let them.

The alternative is to focus on the audience you care about, interacting with the person who matters to you. Your audience, your choice. One person, ten people, the people who need you.

Everyone else is merely a bystander

Non uscire dal giardino incantato

Per contro ad avere la miglior reach organica – non a pagamento – sono gli status [senza link] e i video, naturalmente meglio se nativi, se realizzati ad hoc per essere pubblicati direttamente sulla piattaforma social, sui quali Facebook, come noto, punta alla grande.
Anche “il trucco” di caricare un’immagine e poi mettere il link nel testo, secondo l’analisi di  Socialbakers, funziona sempre meno ed infatti, come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato, la reach organica è mediamente attorno al 3% della fanbase.
Insomma, Facebook fa di tutto per mantenere le persone nel suo “walled garden” e i brand, ma anche i newsbrand naturalmente, faticano sempre più ad utilizzare il social network per portare le persone sul proprio sito web e/o sulla landing page dedicata ad una specifica operazione senza investire in ads.

Pier Luca scrive nel suo post di lunedì una cosa forse banale, ma che sto constatando sempre di più su questi lidi.
Postare contenuti di questo blog sul mio profilo Facebook ha mediamente un'interazione infinitamente più bassa, addirittura minima, rispetto a contenuti nativi "caricati" sulla piattaforma. Non solo i link provenienti da lì si stanno riducendo sempre più, ma anche le interazioni stesse con il post stanno subendo un picco verticale.

I dati arrivano dalla ricerca condotta da socialbakers su oltre 230 mila pagine nel mese di aprile e maggio del 2017.

Insomma, postare qualcosa su Facebook in cui si cerca di rimandare al di fuori della piattaforma risulta non solo penalizzante per il contenuto stesso, ma altresì per l'apparizione di quel determinato post tra i risultati organici delle bacheche di amici e follower.

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