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Il rock non muore mai. Feral Roots

I Rival Sons sono tornati venerdì scorso con un album bello bello. Appena in tempo per essere recensiti da quelli di Come Un Killer Sotto Il Sole.

Godetevelo in santa pace. 🤘🏻

Se Feral Roots fosse, infatti, un bollettino medico o l’esito del check up di un moribondo dato per spacciato, molti si sorprenderebbero a scoprire che il rock gode, non di buona, ma di ottima salute. Basta mettere sul piatto il disco e farsi asfaltare dalla sequenza dei primi tre brani: la ferocia anthemica di Do Your Worst, il tambureggiare spasmodico di Sugar On The Bone e lo schianto metallico di Back In The Woods, selvaggia e arrembante come una carica di cavalleria, sono i classici tre indizi che forniscono una prova grossa come una casa.

Un inizio potente, rumoroso, martellante, roba che se non si sta attenti al volume delle casse si rischiano denunce penali dai vicini di casa. Il rock sta benissimo, allora, e proprio grazie a band come i Rival Sons, che continuano a fare del loro meglio affinché il sacro fuoco non si spenga mai. Giunti al sesto album in studio, dopo oltre dieci anni di attività, la band di Long Beach è ormai una macchina da guerra collaudatissima, con un proprio suono e una propria identità, tanto che pigri paragoni con grandi band del passato, Led Zeppelin su tutte, sono ormai solo meri esercizi di stile giornalistico che non hanno (quasi) più ragione d’essere.

In cabina di regia torna nuovamente Dave “Re Mida” Cobb, che anche fuori dagli steccati dell’americana, si trova meravigliosamente a suo agio. Nello specifico, mette lo zampino anche in alcune delle composizioni, e soprattutto, forgia un suono dal tiro pazzesco, secco, pulito e letale come un colpo di mazza ferrata sullo zigomo. Il resto ce lo mettono questi quattro ragazzi, che non solo non hanno perso un briciolo dell’entusiasmo degli esordi, ma sono anche cresciuti notevolmente a livello di songwriting.

MusicAndrea Contino
Musish

Un gruppo di ragazzi svegli e che forse come me si è rotto anche un po’ le scatole - Brychan Bennett-OdlumRaphaël Vigée, James Jarvis e Filip Grebowski [GitHub Link] - ha creato questa piccola gemma: https://musi.sh

Finalmente un player web per Apple Music. Ok non è ufficiale, manca di alcune funzionalità (tipo l’implementazione con Last.fm), ma è decente, non ciuccia troppa ram e funziona bene.

Apple cosa aspetta a fare una cosa simile?

Buon ascolto.

MusicAndrea Contino
Il mio loop

Il mio di loop, parte da qui. Un maledetto meme visto mesi fa su twitter. Non so perché mi fece così ridere ai tempi, ma tant’è nel mezzo del nulla, durante il primo giorno di vacanze settimana scorsa mi è tornata in mente l’immagine.   

E niente, ho avuto in mente per 7 giorni Psycho Killer dei Talking Heads a ripetizione, senza sosta, dal risveglio a quando si andava a dormire.  

Quindi mi sembrava giusto farvela ciucciare anche a voi.  

MusicAndrea Contino
Il Logo dei Queen

Una storia affascinante.

Having attended art college, Freddie Mercury actually designed Queen's logo, called the 'Queen crest', shortly before the release of the band's first album in 1973.

The logo combines the zodiac signs of all four members: two lions for Leo (John Deacon and Roger Taylor), a crab for Cancer (Brian May), and two fairies for Virgo (Freddie Mercury).

The lions can be seen embracing a letter Q, while the crab rests on top the letter with flames rising directly above it. The fairies are situated below a lion.

There is also a crown inside the Q, and the whole logo is contained by a huge phoenix. The symbol resembles the Royal coat of arms of the United Kingdom, particularly with the lions.

The original logo can be seen on the reverse-side of the cover of the band's first album, was a simple line drawing. Later sleeves featured a more detailed coloured version of the logo.

Queen Logo
MusicAndrea Contino
Canzone e album 2018

A meno di improvvise sorprese e uscite inaspettate, con il consueto report musicale che arriverà nel mio post del 31 dicembre, ho determinato la mia canzone e il mio album dell’anno.

Quest’anno con mio grande rammarico ho dovuto dedicare meno tempo alla musica in paragone all’anno passato, ma mi sono comunque difeso bene.

Ho eliminato il mio abbonamento a Spotify Premium. Ho deciso di avere soltanto Apple Music, molto più vicino ai miei gusti e preferenze di utilizzo. E avendo un Mac anche al lavoro il tutto risulta più comodo e integrato.

Tra le varie proposte arrivate nella sezione “Per te” sono comparsi gli Hotel Mira (p.s. il loro sito è basato su Squarespace 🙌🏻). Gli Hotel Mira sono una band canadese, e nasce dalle ceneri dei JPNSGRLS i cui album già mi piacevano molto, per cui l’affinità è stata più che naturale nell’ascoltare l’inedito e omonimo EP di debutto.

All’interno è contenuta secondo me una canzone meravigliosa, Stockholm. È la canzone di chiusura dell’album e il testo fa inevitabilmente riferimento alla Sindrome di Stoccolma. Un po’ la sindrome dell’anno, già incontrata durante la visione de La Casa di Carta.

Il pezzo chiude così:

And you say
They're better off without me

Oh Jesus Christ I'm Trembling
I'm helpless again

And they say
That planet Earth Is lonely

But less so when you
Hold me

Meraviglioso.

Passiamo all’album. Ambia lotta, in lizza ne avrei avuto almeno 3 tra cui scegliere. A mani basse però ho lasciato lo scettro all’album dei The Vaccines: Combat Sports.

Tutte le canzoni sono bellissime, non banali, ma soprattutto nonostante sia un genere piuttosto comune nell’alternative rock, riescono sempre a mantenere i loro accenti super riconoscibili.

Buon ascolto.

MusicAndrea Contino
An introduction to Led Zeppelin

Penso che un po’ tutti i mostri sacri del Rock (qualsiasi sotto genere incluso) dovrebbero fare un’operazione del genere, specialmente per quelli che hanno più di 5 dischi all’attivo.

La celebrazione dei 50 anni della band è anche l’occasione per questa piccola grande collezione di brani, utile per entrare in contatto (per chi avesse commesso l’errore gravissimo di non averlo ancora fatto) con una delle più importanti band della storia della musica.

MusicAndrea Contino
Song Maker

This is fun!

Google has launched “Song Maker,“ a nifty new in-browser program that allows users to sequence basic beats in their web browser. “Song Maker” is the latest web-based music tool from Chrome Music Lab, which has previously rolled out experiments geared towards demonstrating and visualizing concepts such as chords and oscillators. “Song Maker” users can program drums, change the tempo, and set the key so that even the most inexperienced beatmaker can come up with something listenable. It’s also compatible with MIDI keyboards. Try it out for yourself.
Flauto di pelle

A me la musica italiana, in genere, non garba. 

Non l'ho mai sopportata, quel pop forzato a tutti i costi, il rock e il rap scimmiottanti ciò che avviene in UK o US, il cantautorato sempre troppo uguale a se stesso. 

Dimenticavo però che questo 2017, oltre a tutto il resto, mi ha portato a scoprire Andrea Martinelli. Così, per caso, una sera d'agosto dove di solito trascorre le ferie estive. 

Nonostante cantasse in italiano, nonostante le ballate mix tra De André e Celentano, mi ha coinvolto. 

L'ironia e i temi crudi della quotidianità italiana mi portano a consigliarvi l'album Sottoponziopilato, che poi è disponibile tutto su YouTube

MusicAndrea Contino