Genova. La gestione della crisi e la relativa comunicazione

 Daniele dice tutto, come sempre, in maniera efficace parlando della gestione della comunicazione da parte dei due attori protagonisti del disastro di Genova di qualche giorno fa.

Nient’altro da aggiungere:

In conclusione si misura l’assoluta mancanza di conoscenza delle dinamiche della comunicazione digitale di crisi da parte del privato. La sua mancanza di percezione di essere un soggetto esposto disintermediatamente al pubblico e ai propri stakeholders e che a questi avrebbe dovuto rispondere, interpretandone umori ed esigenze, in una situazione di crisi assoluta come questa.

Dall’altra parte, invece, una piena consapevolezza di cosa sia l’intercettazione delle emozioni delle persone e la loro “cura”, nei social network. La consapevolezza dell’importanza fondamentale del tempismo, dell’uso accorto, efficace, quasi “militare”, dell’ecosistema digitale e della proattività.

In buona sostanza incapacità di gestione di una crisi, ma ancor prima di comprensione di cosa sia una crisi oggi a fronte di una consapevolezza, declinata in un sistema potente di relazione e dialogo disintermediato, potente proprio perché preesistente. Nulla da dire, il crisis management è ancora materia tutta da approfondire.

Vita Italian Burger

Complice una scappata veloce in città prima di riprendere le vacanze, ero in cerca di un locale aperto a pranzo in questo torrido post-ferragosto.

Tra il cimitero monumentale di Milano e la sede di Microsoft, angolo tra via Farini e Ceresio, c’è Vita Italian Burger.  

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Un buco di locale, moderno e super accogliente con sedute a sgabello. 20 posti al massimo. Ci sono 8 burger a menu, tutti senza carne, tutti vegetariani e tutti stra buoni.

Qui sopra trovate il menu fotografato all’entrata. I prezzi sono contenuti e aumentano all’aumentare degli ingredienti. Se si prenota anche con The Fork e c’è il cashback con Satispay.

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Se cercate uno spuntino veloce e salutare consiglio di farci un salto. Soprattutto per quella salsa all’avocado (che in realtà si avvicinava molto al gusto del pesto) che accompagna le patatine chips.

★★★☆

Vita Italian Burger, via Carlo Farini 2 Milano

 

O guidi o scrivi

Da Il Giornale apprendo la volontà di inasprire le pene per chi viene beccato a mandare messaggi mentre è al volante.

La soluzione al problema, a mio avviso, non risiede soltanto nel ritirare la patente a chi viene fermato (pena giustissima!), ma riuscire a trovare un modo per garantire prove schiaccianti alle forze dell’ordine. Altrimenti nella giungla giudiziaria sarà sempre una parola contro l’altra. E i dati qui sotto delle pene annullate fanno parecchio riflettere.

Quello dell'uso degli smartphone mentre si guida è un fenomeno grave, soprattutto perché"ha a che fare con le nostre abitudini più radicate e con l'idea, errata, che in fondo certe cose possano accadere solo agli altri". Secondo i dati del Consiglio di Sicurezza Nazionale,ripresi dal Corriere della Sera, il 27 per cento degliincidenti automobilisticidello scorso anno sono stati causati dall'uso del cellulare alla guida. Secondo l'Aci, in Italia, 3 incidenti su 4 sono dovuti alla distrazione, spesso conseguenza proprio dell'uso dello smartphone. Infatti, circa il 20 per cento degli automobilisti è solito effettuare chiamate o mandare messaggi anche al volante.
Oggi, per la guida col cellulare è prevista una sanzione che va da 161 a 646 euro, con la perdita di 5 punti dalla patente. Se si ripete la stessa infrazione entro due anni, scatta la sospensione della patente da uno a tre mesi. Spesso però le sanzioni vengono ridotte o annullate in tribunale, quando i giudici richiedono prove schiaccianti per collegare l'incidente all'uso del cellulare.

Play

Ancora nessuno ne ha parlato. Esce Oggi questa piccola gemma di Dave Grohl, Play

Un corto di 30 minuti, con un brano di 23. Play è il tributo che il frontman dei Foo Fighters paga alla musica e ai musicisti, ma soprattutto alla costante ricerca, il viaggio senza fine, alla scoperta di nuove sonorità insieme al superamento dei propri limiti. 

Si dimostra ancora un one man e band show, suonando tutti gli strumenti e confezionando un brano senza tempo, un rock privo di definizioni ed etichette. 

La Casa Di Carta

Finalmente ho terminato la visione de La Casa Di Carta. La serie TV Netflix di produzione spagnola, divisa in due parti, che racconta la storia di un'epocale rapina alla zecca di stato di Madrid. 

Il classico stile heist movie, ricalca tanti cliché del genere. I nomi di città per identificare i personaggi protagonisti, la resistenza contro il Sistema, il farci apparire i cattivi come buoni e i buoni come cattivi. 

L'intreccio viene snocciolato da uno dei personaggi, Tokyo, raccontato dal suo punto di vista come voce narrante. Il colpo del secolo ha una piano perfetto e studiato nei minimi dettagli dal Professore, il cervello di tutta l'operazione che mette insieme un gruppo di disperati, ognuno con la propria storia personale e motivazioni che l'ha condotto sin lì. 

La fiction ha come minimo comun denominatore il surrealismo. Dalla scelta del travestimento con l'utilizzo di una maschera di Dalì da parte dei rapinatori, fino ad alcune scene di dubbia credibilità circa l'incapacità della polizia nel poter affrontare lo "scacco matto" della banda.

Queste prime due parti (sono già state confermate le parti 3 e 4) sono eccessivamente prolisse, molti episodi sono superflui per la comprensione della trama, ma forse indispensabili per approfondire molto bene il profilo dei personaggi.

Senza contare i colpi di scena, stressati in maniera estrema, che caratterizzano in abbondanza ogni puntata. Il plot twist è sempre dietro l'angolo e forse anche questo aspetto alimenta l'aura di surrealismo di cui la serie è intrisa. 

Non mancano le citazioni e rimandi alla filmografia di genere. Le scene di stallo a "Le Iene" di Tarantino, Il tuffarsi su una montagna di soldi come in Breaking Bad, la voglia di riscatto come in "V per Vendetta", il significato potente della "maschera" come in Superman etc. La Casa di Carta è un continuo rimando e celebrare un grande miscuglio di rivincita e libertà fatto di antipatia verso il Sistema. 

Infine, l'amore. Per come viene trattato l'argomento sembra il più delle volte di trovarsi in una puntata del Grande Fratello o Tempation Island per la facilità con cui alcuni dei personaggi cambiano partner.

Tuttavia è innegabile che il fil rouge dell'amore faccia da generatore di empatia nei confronti di tutti i rapinatori, il cui profilo viene sviluppato perfettamente nel corso della serie senza scadere in stereotipi o banalità, e sarà poi l'elemento scatenante delle tante difficoltà nel procedere della rapina. 

Perché guardarlo?

La Casa di Carta ha il pregio di tenerti incollato allo schermo. Regia, fotografia e colonna sonora sono eccellenti. Nonostante il costante climax di avvenimenti sia più vicino al paradosso che alla realtà, non si può fare a meno di andare avanti e scoprire cosa ne sarà del destino di questi antieroi che resistono per la libertà, senza rubare realmente a nessuno. 

Penso sia LA serie da seguire in questo 2018 ancora scarno di grandi colpi di scena. Dagli attori scelti, al doppiaggio eccellente in lingua italiana (benché comprensibilissima in Spagnolo, la voce reale dei personaggi non rende giustizia), La Casa di Carta è la dimostrazione di come si possano creare degli ottimi contenuti a livello locale senza dover essere necessariamente a Hollywood.

E in questo Netflix sta facendo un eccellente lavoro nel portare alla ribalta attori poco famosi, ma qualitativamente molto validi, così come accaduto anche per Suburra in Italia. 

Sicuramente da guardare.

★★★☆

Il Multitasking non esiste

Forse dovremmo semplicemente smettere di considerare il multitasking una dote, una skill dei tempi moderni che ci consente di gestire al meglio le nostre attività. In primis per la contraddizione sul termine multitasking, e poi perché è esattamente il contrario, considerando gli studi analizzati. È soltanto il sintomo della fast-generation, di quel “tutto e subito” che somiglia pericolosamente al concetto di “usa e getta”.
Siamo convinti di poterci districare tra diverse azioni, di essere portatori sani di una multifunzionalità che in realtà non esiste. Tutto questo aumenta la superficialità, non l’efficienza. È forse una necessità del nostro tempo, per non restare indietro. Per non venir spazzati via dal vento, come un sacchetto di plastica che galleggia nell’aria.

Sempre pensato che il concetto di multitasking fosse un'emerita panzana. 

Prètto. Prosciutteria e convivio a Siena

In una veloce gita toccata e fuga a Siena, ci siamo fermati da Prètto. L'insegna cita "Prosciutteria e convivio" in realtà è molto altro. Una minuscola locanda a pochi passi da Piazza del Campo, ospita anche qualche piatto caldo con ricette tipiche della zona: lampredotto, pici, trippa.

Una volta aperto il menu ci si trova davanti la poesia qui accanto che scandisce lo sfogliar delle pagine fatte dello stesso cartone delle rustiche tovaglie tipiche di una trattoria spartana, ma dove si è certi di mangiare divinamente.

Ed effettivamente così è stato.

Accecati dalla fame dopo una lunga camminata ci siamo gustati una pinsa romana con un po' di prosciutto crudo e melone in attesa di queste due meraviglie: pici al ragù di chianina e pappardelle al cinghiale. 

Personale molto gentile, rapporto qualità prezzo eccezionale, cibo ottimo. Con due acque, un antipasto, due primi e un caffè abbiamo mangiato con 35 euro totali. 

Se siete di zona o semplicemente di passaggio, fermatevi in questa piccola meraviglia. Il vostro stomaco ringrazierà.

★★★☆

Prètto
Via dei Termini, 4
Siena
 

Certe cose non le impari sui libri

Al di là dell’evidente sessismo che si annida in questo tipo di approccio che concepisce la donna come un target da bombardare con le proprie strategie belliche, ciò che davvero mi inquieta di tutto questo mondo è l’idea che qualsiasi cosa, persino le relazioni umane, possa diventare oggetto di una campagna marketing. Il fatto che vengano ripetutamente sbattuti in faccia i numeri, il termini del successo, le tattiche di promozione che si adottano per ottenere il risultato ambito dimostra come la logica pubblicitaria in cui siamo perennemente immersi è tanto permeata nella nostra coscienza da ritenere che per avere uno scambio con l’altro sesso sia necessario adottare delle strategie per vendersi come un bene di consumo.
Non solo la donna diventa un prodotto usa e getta da accaparrarsi nel più breve tempo e con il minor sforzo possibili in qualche discoteca di Ibiza, ma anche l’uomo si copre di ridicolo trasformandosi in un venditore porta a porta della sua presunta e tanto decantata mascolinità. E non c’è niente di più deludente in uno scambio tra due esseri umani di scoprire che in realtà il dialogo che si è instaurato altro non è che una scaletta da rappresentante di elettrodomestici che deve convincerti di quanto sia incredibile questo nuova aspirapolvere.
Esistono delle cose che non si possono imparare sui manuali di how to, né tantomeno da qualche istruttore invasato che tratta altri esseri umani come traguardi senza identità. E per fortuna i rapporti umani sono fatti ancora – spesso – di errori, di brutte figure, di imbarazzi e non di Power Point su come sfruttarle al meglio per il massimo risultato infield.

Nessun manuale potrà mai insegnarti qual è il tuo modo per conquistare. Nessun manuale ti insegnerà mai a saper distinguere quando ti piace o sei piaciuto. Nessun manuale ti dirà mai se è il momento giusto.

Non c'è niente di giusto, non c'è niente di sbagliato. Ci sono le circostante e contano solo quelle.

 Il marketing in amore in stile copycat potrà funzionare forse sulla creazione di un lead, ma difficilmente pagherà si trasformerà in loyalty

Un bell'articolo sul marketing del rimorchio

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