Squarespace + Unsplash

Finalmente su Squarespace è arrivata l’integrazione totale con Unsplash.

Unsplash è il più grande database di immagini prive di copyright e utilizzabili sotto creative commons.

Da oggi se si cerca un’immagine nell’imagine block appare questa schermata.

Ottima integrazione. Ci voleva.

Unsplash

Anche voi starnutite al sole?

Io sì. Siamo il 10% della popolazione. Non si sa bene il perché ed è una condizione genetica molto rara.

Have you ever stepped out on a sunny day only to be struck by a bout of sneezes? If yes, you likely suffer from a rare genetic condition that has been baffling scientists for millennia. Photic sneeze reflex—also known as autosomal compelling helio-ophthalmic outburst, or ACHOO—affects 10% of the world’s population. Scientists from Aristotle to Francis Bacon have had their own conjectures about the syndrome, but modern science has proved all these theories wrong. As scientists today continue to try to solve the ACHOO effect, the answer might not be as simple as you think.

Lacrime di Ferragni

Chi si indigna per 8 euro scarsi per una bottiglia d’acqua naturale a firma Chiara Ferragni probabilmente non ha conoscenze a sufficienza circa il concetto di valore di marca e quasi sicuramente è in fila ogni anno per acquistare un iPhone nuovo di pacca a cifre altrettanto spropositate.

Quella cifra per una bottiglia di normalissima acqua è tanto? Se la consideriamo soltanto acqua, sì, certo che si tratta di un prezzo esorbitante se si pensa che con poco più di 1 euro posso acquistare 6 di bottiglie da 2lt.

Quando invece la si considera per il valore che quella bottiglia assume nel momento in cui porta sulla sua etichetta il nome di una delle persone più influenti del pianeta, facendola così diventare un’edizione limitata, quella stessa bottiglia assume un valore completamente differente agli occhi di chi sta per acquistarla.

Evian risucchia tutta la Brand Equity e la Brand Value del marchio Ferragni, permettendosi così di prezzare quella bottiglia a 8 euro.

Esempio pratico. Moleskine.

Non sono in fondo dei meri taccuini con dei fogli di carta dentro da una quindicina d’euro, o giù di lì, mentre se vai in cartoleria trovi un quaderno per scrivere a pochi centesimi e magari con anche molto più spazio?

Idem per il sopra citato iPhone, oppure una scarpa Jordan, o qualsiasi altro esempio vi venga in mente.

Il mercato libero ci permette di lasciare la bottiglia lì dov’è, sullo scaffale, perché anche dal costo così elevato, quella bottiglia risponde all’ineluttabile legge della domanda e dell’offerta.

E qui la definizione di Seth Godin è perfetta:

A brand’s value is merely the sum total of how much extra people will pay, or how often they choose, the expectations, memories, stories and relationships of one brand over the alternatives.

Buono shopping a tutti.
Update: Come giustamente mi fanno notare, avete mai provato ad acquistare una San Pellegrino negli Stati Uniti?

Google+ è morto

Non che ci fosse bisogno di un veggente, Google+ chiuderà. Non ne sentiremo la mancanza.

Over the years we’ve received feedback that people want to better understand how to control the data they choose to share with apps on Google+. So as part of Project Strobe, one of our first priorities was to closely review all the APIs associated with Google+.

This review crystallized what we’ve known for a while: that while our engineering teams have put a lot of effort and dedication into building Google+ over the years, it has not achieved broad consumer or developer adoption, and has seen limited user interaction with apps. The consumer version of Google+ currently has low usage and engagement: 90 percent of Google+ user sessions are less than five seconds.

Project xCloud. Microsoft prova la strada del gaming in streaming

E sulla carta sembra una figata pazzesca. Ciò che sarebbe dovuto essere OnLive qualche anno fa.

L’idea è portare i videogiochi Xbox all’interno di qualsiasi piattaforma, giocabili così anche su hardware non strettamente collegati a Microsoft o Windows. Il tutto grazie alla tecnologia Azure.

Project xCloud, così si chiama l’idea del progetto, entrerà in Beta nel 2019, senza una data ufficiale di rilascio al momento e funzionerà su network 4G e 5G e avrà bisogno di una banda minima garantita di 10Mbps.

Se si limitasse alla rete cellulare potrebbe anche essere un successo, se entrassimo nel campo del Wi-Fi…beh l’Italia non sarebbe un Paese in cui far partire i primi test. A casa mia ho 8 mega scarsi ancora nel 2018.

Restiamo in attesa. 🤩

Questioni di barba: Philips OneBlade è la svolta

Dopo circa un anno e mezzo di utilizzo, posso serenamente affermare di aver trovato il rasoio della vita.

Non ho particolari esigenze di taglio, non tengo la barba lunga, e la taglio regolarmente dopo un paio di giorni. Tuttavia avendo la pelle delicata il rasoio è sempre risultato troppo irritante, mentre i classici trimmer non mi facevano ottenere il risultato sperato, costringendomi praticamente a radermi quotidianamente.

Poi, forse per la prima volta in vita mia, Facebook ha iniziato a martellarmi con la pubblicità di Philips OneBlade. Un rasoio non rasoio. Dopo qualche settimana, incuriosito, ho iniziato ad approfondire l’argomento.

Visto il costo contenuto, ho voluto fare un tentativo. Da quel momento non ho mai smesso di utilizzarlo.

È delicato con la pelle, lascia un effetto taglio di mezza giornata (che è l’effetto che preferisco avere) quindi non ve lo consiglio se abbiate bisogno di un taglio perfetto stile lametta.

Elenco di seguito qualche pro e contro.

Pro

  • È delicato al passaggio, generalmente preciso e il processo di taglio dura molto molto meno rispetto alla consueta combo schiuma-lametta

  • Si può passare a crudo senza nessun problema

  • Indispensabile per chi viaggia

  • I modelli più avanzati dispongono anche di varie misure per mantenere il taglio su barbe di diverse lunghezze

  • Durata batteria di settimane, così come la lametta intercambiabile dalla durata di 4 mesi

Contro

  • Non ha un sistema di raccolta peli, quindi in generale si spargono ovunque dentro e fuori dal lavandino

In conclusione, mi sento di consigliare fortemente l’acquisto per chi come me non ha sbattimento di farsi la barba e nemmeno lo ha di farsela crescere.

★★★☆


2.823 emoji

Ho parlato spesso di emoji qui. Ormai sono entrati nell’abitudine quotidiana, difficilmente ne facciamo a meno e li usiamo soprattutto a sproposito.

Nel prossimo aggiornamento di iOS, 12.1, arriverà una nuova carrellata di emoji. 157 in totale per l’esattezza, incluse tutte le differenti combinazioni di sfumature di pelle.

Il problema è che iOS è rimasto il solo sistema operativo a non avere un sistema di ricerca interno per raggiungere facilmente l’emoji che abbiamo in mente, anche perché il più delle volte non ci ricordiamo minimamente la posizione corretta.

Come suggerisce Business Insider ci vorrebbe un sistema di ricerca interno. Ma non solo. Da qualche tempo la prima parte della tastiera emoji è dedicata alle ultime utilizzate. Il fatto è che la cronologia è identica per tutte le chat in corso.

Si dovrebbe introdurre anche una cronologia personalizzata per ogni chat, in modo da utilizzare quelle emoji maggiormente utilizzate con quelle specifiche persone.

Lana caprina. Ma sta di fatto che il numero impressionante di 2.823 emoji disponibili che raggiungeremo inizia ad essere veramente troppo.

Alcune, ancora oggi, non so a cosa servano.

Emoji 2018

Diet non è meglio

C’è sempre un business dietro ad ogni trend. Vision sembra tirare un po’ le fila circa le contraddizioni della moda diet e gluten free.

Di pari passo, sempre in America, si sviluppa la produzione dei dolcificanti privi di calorie, da utilizzare in sostituzione dello zucchero.

Inizialmente pensati come prodotti per diabetici, prendono presto piede anche nelle diete per la riduzione del peso. Smentite le accuse di essere cancerogeni e di indurre il parto prematuro nelle donne in gravidanza, attualmente tutti i dolcificanti utilizzati in Europa nei prodotti alimentari sono stati approvati da una commissione scientifica, che ne stabilisce una dose giornaliera ammissibile.

Nonostante questo, diversi studi mettono in guardia contro i pericoli legati al consumo di dolcificanti, sostenendo il loro ruolo nell’obesità addominale, uno dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per malattie metaboliche come il diabete. Uno studio pubblicato nel 2014 su Nature afferma anche che il consumo eccessivo di dolcificanti potrebbe modificare la flora batterica intestinale fino a causare intolleranza al glucosio. In particolare, sono stati studiati gli effetti delle versioni diet delle bevande gassate. I dolcificanti contenuti nella bibita “ingannano” il nostro cervello, che segnala al pancreas di aumentare la produzione di insulina in risposta a un sapore dolce.

L’insulina facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, ma se il glucosio non c’è, l’insulina non ha niente a cui legarsi. A lungo andare, questo può provocare la sindrome metabolica o sindrome da insulino-resistenza, una condizione che comporta l’aumento della pressione sanguigna, della glicemia e del peso, e nel tempo può causare diabete e problemi cardiovascolari. Ci sono però anche alcune voci fuori dal coro che impongono cautela, affermando la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche per valutarne l’effettiva pericolosità.

Una cosa di cui siamo certi però è che a dimagrire intanto è il conto in banca: uno studio di Federconsumatori afferma, infatti, che i prodotti diet costano in media il 47% in più, con punte dell’82%.

I contorti meccanismi contro la privacy

Le cose importanti prima di tutto. Se non l’hai ancora fatto, iscriviti alla newsletter di Carola Frediani “Guerre di Rete” per essere aggiornato settimanalmente su una selezione ragionata di notizie e approfondimenti sul mondo cyber e dintorni.

Nella pubblicazione di ieri vi è un approfondimento sulla ricerca condotta da Gizmodo circa l’utilizzo del proprio numero di telefono da parte di Facebook se condiviso con la piattaforma, così come la lista dei contatti della rubrica.

Non che ve ne fosse bisogno, ma giusto per ribadire quanto il concetto di gratis online, così come nel mondo reale, nasconde sempre un prezzo da pagare.

Prima della falla di sicurezza, la notizia della settimana (a questo punto settimana nera) su Facebook era un’altra. E cioè che la piattaforma usa i numeri di cellulare inseriti dagli utenti al solo scopo di attivare una misura di sicurezza (altamente raccomandata) sui loro account, cioè l’autenticazione a due fattori, per inviare loro pubblicità mirata entro due settimane dall’inserimento del numero. In pratica chi voglia legittimamente rendere più sicuro il proprio profilo (token di accesso rubati permettendo…) deve accettare di cedere parte della propria privacy, e di essere trovato più facilmente dagli inserzionisti sul social network.

Ricordiamo che Facebook permette a questi ultimi di caricare liste di “clienti”, di cui hanno ottenuto in qualche modo email o telefono, per poterli individuare sulla piattaforma e inseguirli con pubblicità mirate.

Ma non è finita. Sempre secondo questa notevole indagine di Gizmodo, che ha collaborato con alcuni ricercatori universitari, se un utente condivide i propri contatti con Facebook, tra cui un numero di telefono di un amico che sta sul social, gli inserzionisti potranno raggiungere l’amico attraverso il suo numero di telefono e pazienza se la persona in questione quel benedetto numero non l’aveva mai dato alla piattaforma.

Basta aspirarlo come un Folletto dalla rubrica degli amici. Dunque cosa si dovrebbe chiedere a Facebook? Come minimo, di rendere più trasparenti e chiare le informazioni che raccoglie su di noi anche da altri. E di chiarire il modo in cui le utilizza.

Infine, di permettere agli utenti di decidere in modo granulare cosa possono usare gli inserzionisti.

An introduction to Led Zeppelin

Penso che un po’ tutti i mostri sacri del Rock (qualsiasi sotto genere incluso) dovrebbero fare un’operazione del genere, specialmente per quelli che hanno più di 5 dischi all’attivo.

La celebrazione dei 50 anni della band è anche l’occasione per questa piccola grande collezione di brani, utile per entrare in contatto (per chi avesse commesso l’errore gravissimo di non averlo ancora fatto) con una delle più importanti band della storia della musica.

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