Homescreen 2018

Home screen iPhone XS 2018

Rispetto allo scorso anno ci sono un po’ novità.

Una su tutte Bear dalla quale creo e gestisco ora tutti i post del blog.

Dark Sky, benché a pagamento, è la più affidabile e attendibile per quanto riguarda le previsioni meteo. E gestendo molti eventi all’aperto è più che mai essenziale.

Inbox di Gmail è ormai ufficialmente defunta. Ho quindi sostituito come app di default per la mia posta personale con Edison. Minimale ed efficiente, come piace a me.

Sparito Spotify, ho sostituito lo spazio vuoto con Halide. Un’app di fotografia molto potente che, grazie e soprattutto alla fotocamera di iPhone XS, riesce a realizzare degli scatti magnifici in formato RAW in modo da permettervi di editarli come meglio vi aggrada.

E voi che cambi avete operato? Qualche nuova app da consigliare?

Canzone e album 2018

A meno di improvvise sorprese e uscite inaspettate, con il consueto report musicale che arriverà nel mio post del 31 dicembre, ho determinato la mia canzone e il mio album dell’anno.

Quest’anno con mio grande rammarico ho dovuto dedicare meno tempo alla musica in paragone all’anno passato, ma mi sono comunque difeso bene.

Ho eliminato il mio abbonamento a Spotify Premium. Ho deciso di avere soltanto Apple Music, molto più vicino ai miei gusti e preferenze di utilizzo. E avendo un Mac anche al lavoro il tutto risulta più comodo e integrato.

Tra le varie proposte arrivate nella sezione “Per te” sono comparsi gli Hotel Mira (p.s. il loro sito è basato su Squarespace 🙌🏻). Gli Hotel Mira sono una band canadese, e nasce dalle ceneri dei JPNSGRLS i cui album già mi piacevano molto, per cui l’affinità è stata più che naturale nell’ascoltare l’inedito e omonimo EP di debutto.

All’interno è contenuta secondo me una canzone meravigliosa, Stockholm. È la canzone di chiusura dell’album e il testo fa inevitabilmente riferimento alla Sindrome di Stoccolma. Un po’ la sindrome dell’anno, già incontrata durante la visione de La Casa di Carta.

Il pezzo chiude così:

And you say
They're better off without me

Oh Jesus Christ I'm Trembling
I'm helpless again

And they say
That planet Earth Is lonely

But less so when you
Hold me

Meraviglioso.

Passiamo all’album. Ambia lotta, in lizza ne avrei avuto almeno 3 tra cui scegliere. A mani basse però ho lasciato lo scettro all’album dei The Vaccines: Combat Sports.

Tutte le canzoni sono bellissime, non banali, ma soprattutto nonostante sia un genere piuttosto comune nell’alternative rock, riescono sempre a mantenere i loro accenti super riconoscibili.

Buon ascolto.

Parmigiano Reggiano

A wheel of parmesan cheese can cost over $1,000. A single wheel takes at least one year to age, 131 gallons of milk to make, and it can only be made in a restricted area in northern Italy, in the region of Emilia Romagna. We visited a dairy in Parma, Italy to find out how the cheese is made and why it is so expensive.

Installare Nest

Installare un termostato Nest non è semplice come vi dicono. A me no che abbiate riscaldamento termo autonomo, abbastanza agio per accedere alla caldaia e un minimo voglia di seguire un tutorial online.

Se invece abitate come me in un condominio con il riscaldamento centralizzato, anche di ultima generazione (ecco, sì, forse non ultimissima, è del 2010), a pannelli solari, l’installazione non è poi così semplice.

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Ma partiamo dal principio. Il mio impianto ad ogni riaccensione invernale fa i capricci. Ho una casa su due piani e quello di sopra fatica a riscaldarsi a dovere con qualche calorifero che sembra addormentarsi senza riaccendersi a dovere finché a) non si sfiata l’aria residua di un anno intero di interruzione al funzionamento b) non si trova qualche altro tipo di problema.

Quest’anno è toccato al secondo tipo di problema. Classico giro di idraulico e risolto con un’uscita, quest’ultimo mi ha fatto notare la vecchiaia dei miei termostati, difficili da impostare quanto Java senza aver mai visto un linguaggio di programmazione.

Già da un po’ avevo adocchiato l’arrivo in Italia di Nest. Convinto della complessità del mio impianto, mai li avevo presi in considerazione per sostituire i vecchi termostati di oltre 8 anni. Questa volta, deciso a dare una svolta alla domotica di casa ho voluto approfondire sul sito di Nest.

Un sito dove si dice tutto e il contrario di tutto, dove si cerca più di non far capire nulla a un semplicissimo acquirente, piuttosto che aiutarlo e guidarlo nella scelta tra i due modelli proposti (Nest Learning Thermostat e Nest Thermostat E).

Poi, la luce.

Un form da compilare. Lascio email e numero di telefono. Saranno passati 10 minuti e squilla il cellulare con un numero con prefisso Stati Uniti. Un operatore Nest, in perfetto italiano, mi fa qualche domanda sul mio attuale impianto. Chiedo se il Nest può essere installato a casa mia, dove ho due termostati, uno per piano, e nessun controllo sulla caldaia.

Sì. È fattibile. È anche il 23 Novembre. Black Friday, 50€ di sconto per ogni modello. Acquisto e mi addormento sognando già una facile installazione in pochi minuti, risparmio e meno inquinamento.

Il mattino dopo ricevo un’email con link alla mappa degli installatori più vicini a me. Decido che meglio non metter mano dove non ho competenze. Pertanto ne contatto tre, nessuno sa darmi data per un appuntamento. Scrivo tre email, ma in tre giorni nessuna risposta.

Ne contatto un quarto, molto gentile. Un paio di giorni ed è a casa mia. Mi dice subito che gli altri colleghi non rispondono in quanto installare Nest non è quel che sembra. L’installazione si rivelata infatti il classico assioma: quello che ti dice un commerciale solitamente non corrisponde alla realtà delle cose.

Nest Learning Thermostat

Installare Nest sul mio impianto non è stato un gioco da ragazzi come i video ufficiali ti vogliono far credere, nemmeno come l’operatore al telefono ha cercato di vendermi. I due termostati Nest devono controllare tre elettro valvole che adesso funzionano alla perfezione dopo mezza giornata di lavoro. Se non ne sai di elettricità, se non sai soprattutto come è fatto il tuo impianto è sempre meglio rivolgersi ad un installatore che conosce Nest e come installarlo.

Sì perché il termostato ha una componente che si chiama HeatLink che sulla scheda prodotto evitano di raccontarti nel dettaglio, ma che in realtà è il cuore del termostato e senza di quello non funzionerebbe. È una scatoletta che si collega all’impianto e permette la gestione della caldaia o, come nel mio caso, delle elettro valvole.

Nest App

Una volta installati i termostati fanno il loro dovere, hanno un’opzione che recepisce la presenza o assenza di persone dentro casa, in modo da regolarsi automaticamente dopo tot di giorni e cercare di iniziare a risparmiare sul riscaldamento. Sono curioso di approfondire la curva di apprendimento e verificare se effettivamente si possa adattare alle mie esigenze. Nel frattempo ho attivato la programmazione settimanale.

L’app per smartphone per il controllo remoto è molto basica, ma con il termostato connesso ad internet si può controllare la temperatura da ovunque. Per verificare un effettivo miglioramento nei consumi ho bisogno però di attendere un anno nel mio caso, perché il riscaldamento, essendo condominiale, fa parte delle spese contestuali.

Per concludere, benché sul sito sembra tutto facile e veloce come l’installazione di un modem o una classa Bluetooth qualsiasi, il Nest sia che esso sia il Learning Thermostat o il Thermostat E, ha bisogno di esperienza e conoscenza da chi lo installerà altrimenti si rischia di far danni o peggio restare al freddo per molto a lungo.

Wi-Fi non ti mollo mai.

L’arrivo delle Shortcuts su iOS ha sicuramente fatto fare un passettino avanti ad iPhone e all’automazione di compiti o attività ripetitive, schematiche e proprio perché sono “sempre le stesse” non meritano troppi sforzi da parte nostra.

Se ne trovano tante online, alcune molto carine. Io ne ho un paio per avvisare quando sto uscendo dall’ufficio oppure per disattivare velocemente il bluetooth e il wi-fi e salvare un po’ di batteria.

C’è questa specie di fastidiosissimo bug che tiene ancorato il nostro telefono al segnale Wi-Fi per molto tempo, e bisogna allontanarsi dall’edificio per diversi metri prima di sganciarsi completamente dal segnale. Questo succede da quando c’è iOS ed è una vera rottura di scatole.

Soprattutto ora con l’arrivo di questi utilissimi Comandi, mi capita spesso che mentre sono ancora sul portone per lasciare l’ufficio Siri non risponda ai comandi perché proprio in quel limbo tra 4G e mezza tacca di segnale Wi-Fi.

Assistenza Wi-Fi

Nonostante questa funzionalità (scommetto non ne sapevate l’esistenza, si trova sotto “Cellulare”) sia attiva.

C’è questa shortcut che ho creato che spegne il Wi-Fi per 40 secondi, un tempo accettabile per permettervi di mandare un messaggio o di pigiarne un altro per attivare un altra shortcut e il Wi-Fi ritorna ad accendersi.

Spero Apple possa migliorare questo aspetto oppure semplicemente rilasciare delle shortcut ufficiali per ovviare al problema.

Upgrade

Dopo aver ceduto un po’ all’ansia alla fine della visione di “Tutti lo sanno”. Oggi mi sono conceduto "Upgrade”.

Leggiucchiando qua e la, ho notato di tanti paragoni con la serie TV Black Mirror. Azzeccati. Pertanto non potevo perdermi questa visione.

Upgrade ha deciso di lasciare alla tecnologia lo scettro di protagonista del film. Come accade nella serie TV di Netflix, quest’ultima sottolinea come il corpo umano è un peso a cui sarà necessario rinunciare per ampliare le nostre possibilità di conoscenza e interazione con il mondo. Le macchine ci accecano con la promessa di liberare tutto il nostro potenziale inespresso. Uno specchietto per le allodole per poter infine avere il controllo totale sul mondo e schiavizzarci come noi abbiamo fatto con loro per anni.

Come in tanti script simili, su tutti Ex-Machina, non è importante il quando e il dove. È il come che ci deve importare. Come è iniziato che ci lasciassimo controllare dalle macchine. In questo revenge movie, il regista Leigh Whannell si lascia ispirare da tanti b-movie e dark movie, ma senza scadere nello stereotipo dell’happy ending.

Ora. Upgrade non è certo un film di denuncia. È solo un risvolto possibile di un futuro non troppo lontano. Humor nero, plot interessante, ne fanno sicuramente il film Fanta-tecnologico del 2018. E a ridosso dei pericolosissimi cine panettoni ci voleva proprio.

Megafoni online. Saper comunicare non è affar semplice

Niente di più facile, niente di più difficile. Come sostengo sempre anche io, comunicare online non è affar semplice.

Via zurobets

La tentazione di agire male è sempre in agguato. Per questo, alle volte, anche persone di cultura, dalla parte di alti e solidi principi che grazie alla Rete raggiungono le folle, vengono tentate e cadono nel tranello dello shaming. Per esempio: come se un Professore con molti seguaci iniziasse a fare shaming ai danni di un altro utente che lo dileggia e in poche battute finisse, spalleggiandosi con i suoi, a dire che il tizio debba tagliarsi i capelli.

Essere nel giusto spesso non equivale all’essere giusti, e come dicevamo stare online è complesso. Detto questo bisogna educarsi al non cedere alle facili scorciatoie, agli inganni di una rete densa e allo stesso tempo rarefatta e quando si è su un podio cercare di non farsi abbacinare dalla comodità del far parte di una folta schiera, abbracciando una tanto diffusa quanto pessima pratica. Perché se lo fanno quelli con il megafono, allora sarà normale farlo anche per le ultime file. E se hai il megafono ci sono cose che possono essere dannose da fare. Urlare, ad esempio.

E se le modalità con cui sia proficuo comunicare la scienza non è ben chiaro quali possano essere, spero diventi sempre più chiaro quali siano quelle corrette per vivere online senza inquinare.

Cattura il momento

FASHION-PARIS/LOREAL

Dopo una settimana intera a cercare di decidere se cambiare definitivamente il mio iPhone XS per passare al modello “inferiore” iPhone XR e rimasto poi con la scelta iniziale, oggi ho recuperato un po’ di post non letti complice una trasferta.

Tra tanta fuffa uno interessante di The Atlantic. Un esercizio di stile di alcuni fotografi con degli scatti sull’ubiquità dello smartphone in qualsiasi momento della nostra giornata.

According to reports issued by several market-research firms, including Forrester Research, the total number of smartphone users worldwide will reach 3 billion this year—40 percent of the human population. For many, these versatile handheld devices have become indispensable tools, providing connections to loved ones, entertainment, business applications, shopping opportunities, windows into the greater world of social media, news, history, education, and more. And of course, they can always be put to use for a quick selfie. With so many devices in so many hands now, the visual landscape has changed greatly, making it a rare event to find oneself in a group of people anywhere in the world and not see at least one of them using a phone. Collected here: a look at that smartphone landscape, and some of the stories of the phones’ owners.

Odissea iPhone XS

Nonostante fossi dotato di un iPhone 8 aziendale, ho voluto cedere alla mia passione per la tecnologia e testare tutte le migliorie e i cambiamenti del nuovo iPhone XS. Interesse accentuato dalle nuove camere posteriori, di eccellente qualità e nonostante non sia un fotografo professionista, mi hanno già permesso di portarmi a casa qualche scatto decente.

Tuttavia sin dal primo giorno in cui ho ritirato il telefono ho riscontrato in fase di telefonata delle vibrazioni costanti alla cassa frontale, quella dove si poggia l’orecchio per capirci. Vibrazioni fisiche, sembrava che il vetro sotto il mio orecchio vibrasse ad ogni parola pronunciata dal mio interlocutore.

Forte della mia garanzia e dell’impareggiabile esperienza degli store Apple decido di prenotare un appuntamento al Genius Bar (trovare un posto libero nell’immediato è complicatissimo, assomiglia al sistema sanitario italiano).

Test hardware fallito. Le casse segnano rosso sull’iPad del commesso. Primo telefono sostituito. Prima di uscire mi dice:

Non preoccuparti, può capitare che un lotto sia fallato, succede anche a quelli che ci danno per fare le sostituzioni.

Al che penso: perfetto. Vedrai che anche questo avrà problemi. Ma felice del cambio inizio ad utilizzare il telefono come nulla fosse. Passano un paio di giorni e di nuovo iniziano i problemi.

Prenoto un nuovo appuntamento. Questa volta il test hardware dà risultati negativi. L’iPhone non ha nulla sembrerebbe, ma chiedo gentilmente di far una telefonata di prova. Anche la commessa si accorge del problema, mi dà ragione e mi sostituisce il telefono. E due.

Il terzo iPhone XS sembra integro, le chiamate sono perfette e non presenta problemi. Dopo circa due settimane però, sempre l’autoparlante frontale smette di funzionare mentre riproduco musica, guardo un video o ascolto un podcast. Funziona quella in basso, ma in alto niente da fare, perdendo così l’effetto stereo. Mi reco di nuovo al Genius Bar. Il telefono passa tranquillamente il test hardware, mi dicono che potrebbe essere un problema del mio backup, di ripristinare il telefono e trattarlo come se fosse nuovo. Riscaricando così da capo tutte le app e risincronizzando tutti gli account. Poco male. La cassa sembra effettivamente ritornare in vita. Ma solo per un paio di giorni.

Frustrato prenoto una nuova “visita”. E proprio ieri mi sostituiscono nuovamente il telefono. E tre. Questa volta però l’appuntamento si è protratto per oltre un’ora. La gentile commessa è sparita sul retro per oltre 15 minuti per confrontarsi con gli sviluppatori Apple e capire se fosse un problema software o meno. Non lo è. Pertanto è stata autorizzata a cambiarmelo nuovamente.

Ora, è indubbio che io sia stato particolarmente sfortunato con una partita difettosa e irritato perché Apple abbia messo in commercio un telefono così delicato. Tuttavia l’esperienza utente e consumatore è stata impeccabile. Telefoni sostituiti immediatamente e con tutte le scuse e le cure del caso. Ripristino del contenuto dei telefoni in maniera agevole e senza mai intoppi.

Dopo queste settimane travagliate ho voluto approfondire un po’ le cose. Capire se fossi stato l’unico ad avere problemi di questo tipo. Dopo una ricerca senza risultati in Italia, ho trovato più di una casistica su Reddit e anche su siti specializzati.

Insomma. Sembra esserci un problema che Apple non ha ancora ufficialmente riconosciuto, ma mi auguro che se le casistiche dovessero aumentare provvedano in qualche modo invece di continuare a sostituire device.

È sempre colpa dei videogiochi

Nel pezzo di cronaca di Massimo Gaggi sul numero odierno del Corriere della Sera viene raccontata la strage dei dodici morti in California, a seguito di una sparatoria in un locale a nord di Malibu. Il killer, un veterano 28enne dell’Iraq, si suicida. Viene dipinto come afflitto da PTSD, cito il virgolettato del Corriere:

La sindrome da stress post-traumatico è un disturbo psichico e colpisce persone che hanno subito eventi traumatici. Ne soffrono molti veterani di guerra e probabilmente ne era affetto anche Ian David Long, 28 anni

Qualche pagina dopo, nella sezione “Lo Dico Al Corriere” c’è un altro articolo, un pezzo d’opinione sempre a firma di Massimo Gaggi, il cui titolo cita: La cultura delle armi inizia dai videogames.

Ennesimo massacro di ragazzi. Smarrimento, tentativi di spiegare l’inspiegabile. Difficile parlare di prevenzione o di risposte più pronte della polizia quando il killer entra e, senza dire una parola, comincia a sparare.

[…] Forse, però, si possono prevenire guai ancora peggiori provando a incidere su una cultura delle armi sempre più diffusa e distorta. In passato si è discusso, senza risultati, del boom dei videogiochi violenti.

Ora dalla finzione della playstation o del telefonino si passa al realismo dei maxischermi. Succede anche a New York: in un locale del West Side, mentre brindi con gli amici, puoi affittare per qualche decina di dollari la replica di un’arma vera e sparare raggi laser contro un bersaglio in movimento in uno scenario reale. I locali della catena Lucky Strike offrono questo divertimento, insieme a biliardi e bowling, in molte città d’America. Con qualche dollaro in più si può ottenere un upgradinge sparare a bersagli umani in scenari classici: una banca assaltata, un rapimento per strada e, perché no?, anche una sparatoria in una scuola.

Ebbene, un articolo che con i videogiochi non c’entra assolutamente nulla. Un titolo molto distante dal contenuto di quanto scritto poco più sotto, ancora una volta a screditare il videogioco e a dare una giustificazione molto comoda a quanto è accaduto.

Comodo. Sì, comodo perché non si prova nemmeno a citare altre influenze negative, non si prova nemmeno a raccontare che i poligoni di tiro esistono da molto prima della diffusione dei cosiddetti videogiochi violenti, così come film ben più cruenti. Idem per laser game o paintball.

Sinceramente da un quotidiano autorevole come il Corriere della Sera, mi aspetterei un po’ più di approfondimento, risolutezza nel trattare un argomento del genere, argomentare con maggiore attenzione, magari dando voce anche a qualcuno del settore, o semplicemente ricercatori e scienziati che hanno comprovato che dai videogiochi non nascono stragi con sparatorie annesse.

Possono contribuire? Forse. Ma le menti distorte sono quelle incapaci di riconoscere una dipendenza o una malattia molto seria. Le concause che si innescano e che portano a una tragedia del genere hanno disparate origini, a volte da ricercare molto accuratamente nel passato, negli eventi traumatici di una persona, nel contesto dove è vissuto.

I fattori di contribuzione alla attuazione del male non risiedono dietro un gamepad e una tv con dentro un fucile. Il troppo stroppia in ogni campo. E i videogiochi non ne sono esenti, così come i libri, i film, serie tv etc.

Buttarla sempre a tarallucci e vino, tanto è sempre e comunque colpa dei videogiochi, però sinceramente ha un po’ stufato.

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