Inventare il Web

Il Web ha quasi 26 anni. The Guardian, che tra l'altro rinnova oggi il proprio sito web, in collaborazione con Rolex sfrutta lo storytelling per raccontare 4 innovatori del nostro tempo con il progetto Where I Went Right. Tra cui Tim Berners-Lee, co-inventore del Web per come lo conosciamo oggi.

Bella intervista. Anche se mi sarebbe piaciuto un approfondimento maggiore.

Se hai qualcosa da dire

Dilla. È facile. È gratis. Si chiamano blog.

David Weiner riassume quello che scrissi qualche mese fa in poche righe.

A good blog exists independently of people reading it.
Even if no one read my blog, I'd still write it. Not exactly sure why. Maybe it's something like this -- I would still cook even if I was the only person eating. 
I write because I am a writer. It would be the same if I was being paid for writing vs doing it for free, which is pretty much how I've always blogged. There was a brief time when pieces I wrote here were edited and published by Wired. But I still wrote the same stuff.
Some people seem to feel the need to justify blogging, blogging is still alive they say, but it's actually more than alive blogging is a cultural fixture. Thriving. Read this piece in today's NYT about two Japanese hostages in Syria. They both kept blogs, and their writing informed the reporter. This is why we don't need interviews so much these days. If you have something to say you should be blogging it. (And the hostages weren't available for interviews, in fact one is dead.)
Recently I've been writing stuff on Facebook, because the engagement level there is so high. But I've found that if you want people who don't use Facebook to read you, and there are important people who don't, you have to put it somewhere else, and for me that's here on my blog.

In Galleria

Il salotto di Milano è stato restaurato. È stato creato un sito molto bello per presentare la "nuova" Galleria Vittorio Emanuele II, si chiama InGalleria e raccoglie tanto materiale sulla sua storia e sul processo di rinnovamento.

Nel 1860 l’amministrazione municipale di Milano bandisce un «concorso di idee» per la costruzione di una via tra il Duomo e piazza della Scala. Vince il progetto di Giuseppe Mengoni che prevede quattro bracci coperti che convergono in un ottagono, sovrastato da una cupola. La costruzione della Galleria inizia il 7 marzo 1865 alla presenza del re Vittorio Emanuele II; la conclusione dei lavori è due anni e mezzo dopo, il 15 settembre. L’arco d’ingresso verso piazza Duomo sarà invece costruito tra il 1876 e il 1877. 

Il progetto finale comprende un totale di 1260 locali, 298 nei sotterranei, 160 al piano terra, 154 nel mezzanino, 121 al primo, 171 al secondo, 173 al terzo e 183 al quarto piano.

Impressionante il cambiamento da prima (clic sulla foto):

Fonte: InGalleria

A dopo (clic sulla foto):

VerySchifo

Non meno di una settimana fa ci eravamo illusi di saper promuovere, finalmente, un'immagine diversa dell'Italia grazie al video del Ministero dello sviluppo economico. 

Un video semplice, piatto, fa quello che deve e cerca di screditare - in un anno così importante come questo per l'Italia - un'immagine in caduta libera ormai non so più da quanti anni.

Su Facebook ho commentato questo breve spot come una grande dimostrazione di come la volontà di pochi, dei privati soprattutto, sia la sola cosa ancora in grado di trasmettere quel poco di positivo rimastoci.

Mostrare al mondo cosa c'è nel settore pubblico invece con tutte le sue clientele, una burocrazia elefantiaca, e tante altre nefandezze sarebbe stato come darsi la zappa sui piedi. Ovvio.

L'illusione è finita ieri mattina. Con la presentazione di verybello.it da parte del ministro Franceschini.

Il sito nasce con delle intenzioni nobili, è innegabile. Radunare tutte le iniziative culturali presenti in Italia durante il periodo dell'Expo 2015. Il significato del nome non ritrova, tuttavia, nessun significante nelle URL dello stesso.

Il sito è stilisticamente orribile, nessun'altra lingua è presente al di fuori dell'italiano fino al 7 febbraio, è costato 5 milioni di euro (per una paginetta wordpress che raccoglie un database) e francamente trovo indecente essere ricaduti di nuovo così in basso a tutti i livelli. Noi che dovremmo essere l'icona dello stile nel mondo, lo andiamo a raccontare agli altri varcando lo spazio-tempo utilizzando un design web da inizio anni 2000. 

5. Milioni. Di. Euro.

E c'è ancora tempo per fare dell'ironia a quanto pare. 

Il blog Irresponsabile Commerciale ha raccolto qualche pensiero, molto condivisibile, sulla faccenda:

  • una parte consistente degli addetti ai lavori solleva un sacco di critiche accettabili e condivisibili;
  • il sito rallenta tantissimo per buona parte della giornata, anche in serata, e lei acclamandone il successo dichiara sostanzialmente che 500.000 accessi sono sufficienti per mettere in crisi il server che dovrebbe essere interpellato da una consistente fetta di umanità che raggiungerà l’Expo;
  • succede anche, si fidi, che buona parte dei tecnici che in rete non la criticano, siano così silenti per imbarazzo oppure troppo vicini a lei per non sentire il rischio che alle critiche possa scomparire qualche sedia o qualche lavoretto, ché lei come anche un’altra rilevante figura dell’Enit avete saputo iniettare narcotico a qualche specialista di settore oggi troppo silente;
  • succede che tante persone che si sono sobbarcate la spesa di una giornata a Roma per sostenere il TDlab siano tra coloro che la stanno criticando e che con l’operazione #verybello hanno compreso che forse lei e il suo entourage, quello che è l’elaborato del laboratorio digitale lei non l’abbia letto o, caso più grave, lei non l’abbia capito;
  • anche il fatto che quel traffico al sito verybello.it sia traffico curioso e non pertinente e non della qualità per cui il sito è creato a lei non interessi è preoccupante. Provi a controllare i dati relativi al tempo medio di permanenza sul sito, il numero delle pagine lette o il tasso di rimbalzo, così da avere un’idea più chiara e comprendere che il tweet che lei ha scritto, nella migliore delle ipotesi, è dettato dalla non consapevolezza della situazione, altro motivo per dimettersi.
  • la cosa però più grave del suo tweet è che è colmo di supponenza e di consapevolezza d’impunità. Quel tweet è la misura della sua inconsistenza, della sua inutilità.

Si. Forse si. Ci vorrebbe il napalm. O quanto meno lo spaccato dei costi utilizzati per costruire un sito del genere.

McDonald's The Icon Club

Da un paio di giorni sono apparti anche nel mio piccolo paesino sperduto dell'interland milanese alcuni cartelloni iconici.

Icone dei principali prodotti  McDonald's. In effetti di facile riconoscibilità, non tutti comprenderanno in realtà ciò che si nasconde dietro essi. 

La campagna: The Icon Club 

Dal 15 gennaio è stata lanciata un’applicazione mobile chiamata “The Icon Club”, che permette di creare una composizione di musica elettronica a partire dalle icone protagoniste della campagna. A ogni prodotto corrispondono 8 diversi suoni da mixare, divisi per categorie (“beats sound” per il Big Mac, “bass sounds” per le patatine, “FX sounds” per l’Happy Meal, “leads sounds” per i Chicken McNuggets, “Vox sounds” per il Sundae e “pad sounds” per il Cheeseburger), quattro subito disponili e altri quattro sbloccabili interagendo con le affissioni.
Recita la comunicazione Mc Donald’s: “Puoi ottenere altri suoni per rendere la tua traccia ancora più bella. Fotografa con la speciale funzione interna all'app tutte le icone McDonald's che trovi in città e nei ristoranti e aumenta il tuo divertimento”.

Via 

Pagherà una comunicazione del genere senza la minima spiegazione?  Forse servirà una spinta anche in televisione.