McDonald's Italia e le novità per #Expo2015

Sono 4 i nuovi panini presentati ai blogger intervenuti ieri sera per l'occasione. Sono in edizione limitata per la durata di Expo 2015, benché uno di questi entrerà a far parte per sempre del menu McDonald's. 

Andiamo con ordine.

Abbiamo conosciuto chef Paola Bagataj, 25 anni in McDonald's e creatrice dei famosi McItaly, che ci ha accompagnato nella comprensione di quanto fa McDonald's per rispettare il massimo della qualità dal punto di vista della conservazione degli ingredienti utilizzati

Per poi spostarci direttamente in cucina e visionare come i panini e il resto delle ordinazioni prendono vita una volta sui vassoi dei clienti. 

Ci spostiamo subito dopo in sala per farci comporre ed assaggiare le 4 novità. Due panini con carne di Black Angus allevata in Italia, i McAngus. Uno all'astice alla catalana, pescato in Canada e trattato nel Maine, il McLobster e l'ultimo completamente vegetariano, il McVeggie. Proprio quest'ultimo è il primo panino completamente vegetariano che troveremo da McDonald's in Italia, con una pastella composta da broccoli, spinaci, carote, mais e piselli. Accompagnata da una salsa al pesto rosso.

Il primo McAngus resterà in menu per tre settimane dal 20 maggio nella variante Bacon e per altrettante a partire dal 10 giugno nella variante Supreme con provolone. Mentre il McVeggie  sarà l’unico a entrare stabilmente in assortimento. 

Sono prodotti di una fascia più alta rispetto ai classici panini McDonald's e per questo motivo in tutti e quattro ci sono delle salse dedicate. Nei due Angus troviamo delle demi glace, nel McLobster maionese al limone, in quello vegetariano come detto il pesto rosso.

Ora,  giusto per trasparenza citata da Vincos, non ho ricevuto compenso alcuno per scrivere questo post. Mi è stato proposto un rimborso spese per postare invece sugli altri social cosi. 

Di McDonald's si è già detto tutto e il peggio di tutto in questi anni. Io non ho mai avuto remore a mangiarci sebbene ne limiti il consumo a 3/4 volte l'anno. Nutrivo la profonda curiosità di vedere come gli alimenti vengono processati, trattati e poi cotti e ho constatato quante trafile burocratiche e  di ottemperanze siano necessarie prima di presentare un prodotto finito sulla tavola. 

Sembrerà strano vedere del fast food sui miei canali, dove di solito propongo assaggi di un altro tipo di ristorazione, ma McDonald's, quanto meno la sua branchia italiana, sembra compiere sempre dei grandi sforzi per ricercare e immettere sul mercato dei prodotti molto vicini al gusto della nostra penisola, seppur rimanendo fedele a una produzione di massa.

Ps. la cosa migliore sono quelle spinacine con parmigiano, una droga!

Ex-Machina

Questo weekend ho visto Ex-Machina. Uscirà in Italia nel 2015, perciò se non volete rovinarvi l'esperienza, fermatevi qui. Altrimenti state pronti agli SPOILER.

Di cosa parla e impressioni

Un milionario. Una quantità spropositata di soldi. La voglia di giocare a fare Dio. Sono questi i primi tre ingredienti nelle veloci sequenze che ci catapultano nella trama principale di Ex-Machina. Il titolo è già un presagio della fine. Ex-Machina, un richiamo preciso al risolutore finale

Caleb è un giovane programmatore alle sue dipendenze, sul suo schermo appare un bel giorno la scritta "Hai vinto" da qui parte il viaggio verso la fabbrica di cioccolato dei nerd, la tenuta del CEO di Bluebook, un motore di ricerca molto potente. Ma invece di Willy Wonka, il magnate Nathan (interpretato da Oscar Isaac, ve lo ricorderete in Drive) riserva una settimana premio al suo impiegato in un vero e proprio centro di ricerca. 

È riuscito nell'impresa. Ha creato l'intelligenza artificiale perfetta. Come? Sfruttando i dati del suo motore di ricerca per alimentarla, costruendone la fisionomia e le espressioni facciali utilizzando le fotocamere di tutti i cellulari presenti nel mondo, pur non avendone il permesso. 

Si chiama Ava (che felice assonanza con Eva, il nome della prima donna creata da Dio), ha sembianze femminili, e se non fosse per il suo corpo percorso da cavi di fibra ottica a fatica la si scambierebbe per un'androide. Caleb è li per quel motivo, provare a constatare attraverso il test di Turing che in effetti è impossibile accorgersi della differenza.

Il concetto fila, sta in piedi, e non siamo tanto lontani nel tempo da un'altra storia a cui ho dato molto spazio un anno fa di questi tempi, Her. Come in Her, Ex-Machina affronta il tema tremendamente attuale di quanto l'uomo sarà in grado di tenere a bada le "macchine" di matrixiana memoria, e se sarà in grado di controllarle nel momento in cui le intelligenze artificiali avranno piena coscienza di loro stesse.

Se in Her le macchine decidono di ritirarsi dalla scena, in Ex-Machina abbiamo la sindrome alla base di Pinocchio. Nella favola di Collodi il burattino desidera più di ogni altra cosa al mondo di diventare un bambino vero. Allo stesso modo Ava è così avanzata da percepire di essere una macchina soggetta a miglioramenti, spegnimenti, modifiche e perdite di memoria. E farà di tutto per evitarlo.

Questo si esplicita quasi subito, nei primi dialoghi tra Ava e Caleb:

AVA
What will happen to me if I fail your test?
CALEB Ava -
AVA Will it be bad?
CALEB ... I don’t know.
AVA Do you think I might be switched off? Because I don’t function as well as I am supposed to?
CALEB ... Ava, I don’t know the answer to your question. It’s not up to me.
AVA
Why is it up to anyone? Do you have people who test you, and might switch you off? 

La trama è fluida, prosegue spedita e le lacune individuabili in alcuni dettagli della stessa hanno il pregio invece di essere narrate senza soffermarsi troppo su di esse, rivelatasi poi una scelta stilistica molto acuta al termine del film. 

Il tema è stato trattato in lungo e in largo nella storia del Cinema, tuttavia in Ex-Machina la semplicità con cui viene trattato aggiungendoci il restringimento del lasso temporale per cui ciò potrebbe effettivamente verificarsi lo presenta con la necessità di riflessioni maggiori su quanto potrà accadere da qui a qualche anno nell'ambito della robotica e intelligenza artificiale.

Il finale è inatteso e spietato, ma freddo e plausibile negli avvenimenti. Risolutori quanto basta per far corrispondere Ava a quello che realmente è.

Come è girato?

Il campo di ripresa è sempre pieno, di oggetti, di persone, di androidi. Questo fa pari con le sensazioni claustrofobiche del bunker in cui si svolge l'oltre 90% del girato. Spazi stretti, angusti ove non si può sfuggire né da se stessi, né dalla realtà artificiale creata per allontanarsi da quella reale.

È un pugno diritto in faccia, come a dirti "Dove stai andando? Tanto da qui non si scappa". Chi ha diretto la fotografia poi ha fatto un sapiente uso di rimandi e similitudini. Davanti ad un quadro di Pollock, l'umano che gioca a diventare Dio sistemando il caos del mondo esprime tutta la solitudine di un arricchito in preda alle più becere manie di grandezza, senza uno scopo alcuno.

Concedetemi un ultimo parallelismo con Her. Come non notare anche in questo caso la splendida scena finale, dove viene scelto di chiudere con una serie di proiezioni di ombre di alcune persone intente a camminare.
Assumono un significato molto potente, i robot, le intelligenze artificiali o qualsiasi altra diavoleria ci inventeremo per farla assomigliare a noi, altra non è che la proiezione di noi stessi.

Non ho giudizi sulla colonna sonora, in quanto non si è fatta apprezzare, così come le ambientazioni eteree e prive di connotazioni in grado di risaltarle. 

Gli effetti speciali sono così reali da sembrare quasi del tutto invisibili, morbidi e mai troppo accentuati. The Verge ha realizzato un breve documentario per raccontarli meglio:

Resta una pregevole esecuzione, sono certo questa estate tornerà a far parlare di sé.

Ps. se volete divertirvi creando una versione robotizzata di voi stessi c'è il sito: https://ava-sessions.com/

Neon Future II. Un bell'album

Non saprei raccontare i tecnicismi di questo genere musicale, forse Enrico si. Ma siccome ogni tanto spazio, mi sta prendendo parecchio Neon Future II di Steve Aoki appena uscito. 

Al primo ascolto ho beccato le collaborazioni con Snoop Dogg e il cantante dei Linkin Park, mi sono perso quella con il frontman degli Weezer.

Alcune sonorità arcigne, altre piacevoli. Preparatevi all'estate. Lo potete ascoltare qui, sotto le collaborazioni per ogni canzone. 

 

1. "Time Capsule (Intro)"   3:01

2. "I Love It When You Cry (Moxoki)" (with Moxie Raia)

3. "Youth Dem (Turn Up)" (featuring Snoop Lion)

4. "Hysteria" (featuring Matthew Koma)

5. "Darker Than Blood" (featuring Linkin Park)

6. "Lightning Strikes" (with NERVO and Tony Junior)

7. "Tars (Interlude)" (featuring Kip Thorne)

8. "Home We'll Go (Take My Hand)" (with Walk off the Earth)

9. "Heaven On Earth" (featuring Sherry St. Germain)

10. "Holding Up the World" (featuring Harrison and Albin Myers)

11. "Light Years" (featuring Rivers Cuomo)

12. "Warp Speed (Outro)" (featuring J.J. Abrams)

E.ON, ora l'App funziona

Mi sento tanto come in quei servizi di controllo di Striscia La Notizia, dove tempo dopo verificano la bontà delle promesse fatte. 

Qui nessuno mi ha fatto promesse, ma quel che giusto è giusto. Da un fail a un win. Un anno fa scrivevo dell'impossibilità d'utilizzo dell'app mobile di E.ON per l'auto-lettura del consumo gas.

È già da un paio di mesi in realtà che l'app è stata corretta e ora sembra funzionare molto bene. Sono già a 3 auto-letture effettuate così.

Bravi, bene, bis.

Pizzeria La Taverna - Milano

Se sei di Milano o ci hai vissuto per sufficiente tempo per sentirtene parte e hai un account Facebook, avrai sicuramente pigiato il bottone "Mi Piace" sulla pagina denominata "Il Milanese Imbruttito".

Al di là della fenomenale raccolta di espressioni gergali per le quali molto spesso mi sento chiamato in causa in prima persona, la pagina si è evoluta negli anni anche in un blog che di tanto in tanto racconta la milanesità fatta di luoghi comuni, costumi, usanze e cibo. 

Ricordo di essermi imbattuto già quest'inverno nella classifica delle migliori 5 pizzerie di Milano secondo loro, ma avendo già provato la prima, Piccola Ischia, ho deciso di testare la seconda: La Taverna in Via Anzani 3, Milano

Il locale è spartano, ma arredato con gusto, niente fronzoli, forno a legna a vista e spiccata connotazione partenopea. Ci sono circa una ventina di posti a sedere all'esterno, mentre dentro oltre ad una piccola sala appena entrati, ce n'è una molto ampia nei locali al piano seminterrato.

Nonostante la gustosissima bufala servita come antipasto, la presentazione della stessa nel piatto non è stata delle migliori. Il piatto forte resta ad ogni modo la pizza. 

Croccante e ben cotta, risulta meno "gonfia" e liquida di tutte le pizzerie napoletane provate a Milano, tuttavia il poco sapore della pasta non lascia altrettanta soddisfazione al gusto quanto alla vista. Ottimo il pomodoro fresco.

Fosse stata un pelino più gustosa, avrebbe raggiunto il mio personalissimo olimpo. Ingiustificate le assenze di Spontini e de Il Griso di piazzare Maciachini per quanto mi riguarda, benché probabilmente siano da classificare in un'altra categoria di pizza rispetto alla tradizionale.

La Taverna di Via Anzani per me si prende 2 stelline su 4.

★★☆☆ 

Alla prossima degustazione!

#GazzaNight Una notte "rosa" di sport con la Gazzetta

Lunedì sera sono stato invitato ad un'esperienza diversa e per certi versi difficilmente ripetibili.  Una serata, #GazzaNight, in compagnia del direttore de La Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, a conoscere i segreti della redazione cartacea e online, gli aspetti social e la neonata Gazzetta TV. Un semplice antipasto.

All'arrivo nella nuova sede in via Rizzoli, un incontro inatteso con Ringhio Gattuso ci spalanca le porte alla redazione del più seguito quotidiano sportivo italiano. Dopo una visita guidata dal direttore in persona tra tutti gli uffici, un breve ma intenso approfondimento su come il giornalismo sportivo stia cambiando, come i social lo permeano e lo modificano e cosa sta facendo Gazzetta per restare sempre al passo coi tempi senza dover necessariamente rincorrere delle mode. 

Non prima di averci illustrato la disposizione e il funzionamento coordinato tra le varie sezioni, sia a livello di argomenti, sia a livello di pubblicazioni

Tutti riuniti, in silenzio, parla Andrea Monti. Questi sono tutti gli spunti raccolti, pur essendo il direttore dell'edizione cartacea, ha ben chiaro in testa come il panorama giornalistico stia subendo profonde trasformazioni. Mi è piaciuto molto la sua comprensione dei mezzi di comunicazione a disposizione del giornalista e mi è sembrato molto più addentro a queste tematiche di tanti saccenti social media manager o so-called guru:

  • La Gazzetta dello Sport ha una posizione di vantaggio. Parla di sport, è un po' come l'esperanto, non c'è bisogno di una traduzione in senso compiuto per il lettore. Piuttosto bisogna essere in grado di raccontarlo
  • La recente apertura di GazzettaTV è il perfetto completamento per chiudere il cerchio della presenza della rosea su tutte le piattaforme. Non solo potrà essere più vicina agli user generated content ora più che mai, perché si potrà costruire una programmazione basata proprio su quest'ultimi
  • È possibile fare del giornalismo con uno smartphone o con Twitter? Si è possibile, bisogna studiare molto il come va fatto per alzare la qualità nella produzione dei contenuti. La rinuncia di fare giornalismo per il mondo mobile sarebbe arrogante. Perché utilizzare Twitter è sempre giornalismo, ma è una narrazione effimera, si divora il contenuto precedente, come essere su un ponte che dietro di te si sta sgretolando e vai veloce per raggiungere l'obiettivo
  • Per la Gazzetta il miglior Social Network è una copia della rosea sul tavolino di un bar
  • 63% delle revenue di Gazzetta arriva dall'edizione cartacea
  • Il vero incubo del direttore è FantaGazzetta.com, viene quotidianamente subissato di email, erroneamente indirizzate a lui, quando con loro non centrano davvero nulla
  • Il miglior consiglio per chi decide di scrivere per un giornale? Presumi sempre che il tuo lettore sia più intelligente e più informato di te. Metti nella tua narrazione il gusto di un romanzo, perché un quotidiano è fatto per chi ha tempo e voglia di leggerselo. Emozioni, passione, scrittura e qualità in dosi superiori rispetto a quanto ne possa contenere un tweet
  • Ma anche in Twitter c'è una grande identità letteraria, in Facebook ancora maggiore. Ed è per questo che vanno costruiti dei canoni professionali per ciascun medium 
  • Preservare sempre l'identità di qualità mediando con i mezzi disponibili oggi. Ed è per questo che bisogna essere bravi a decidere di NON essere presenti su tutti i mezzi se non si hanno le competenze per starci, o il linguaggio adatto per poterci sopravvivere

La nostra serata non è ancora finita. Se da vicino abbiamo potuto vivere l'esperienza di come viene prodotta un'opera letteraria frutto di una miriade di interazioni umane, ci siamo spostati nel luogo in cui il contenuto prende forma, quella più tradizionale. 

Il polo di stampa di Pessano con Bornago. Un luogo a pochi minuti da casa mia, un luogo così lontano da come ci immaginiamo la produzione d'informazione oggi, ma che rimane ancora tra le più diffuse. Qui 110 persone ogni notte percorrono i 20.000 metri quadrati coperti del polo più grande d'Italia, in grado di distribuire per tutto il nord-ovest della penisola Corriere della Sera con i vari inserti locali, Gazzetta dello Sport, La Stampa e Corriere di Como. 

Sono 6 in totale le rotative, 4 stampano ne formato 35x47, il vecchio formato di Corriere, 2 rotative nel nuovo formato 31x45. Per le prime 4, più datate rispetto alle ultime due, la struttura si è dotata di taglierine in grado di rifilare ad altissima velocità le copie prodotte.

28.000 sono copie ora per rotativa. Le vecchie macchine 30.000 copie ora, le nuove stampano 60.000 copie ora. Ogni notte vengo utilizzate dalle 100 alle 120 bobine di carta completamente riciclata in arrivo da Austria, Germania, Norvegia e altri paesi scandinavi. Ogni bobina è in grado di produrre dalle 11 alle 12 mila copie. Per un'edizione del Corriere della Sera vengono utilizzate circa 60 bobine.

Usciamo intorno all'1 di ieri mattina, con in mano le nostre copie ancora calde di stampa e la lastra utilizzata per stampare la prima copia di Gazzetta. Stanchi ma felici, complici gli innumerevoli spritz concessi durante il giro in redazione. 

Per un appassionato di comunicazione, di come funzionano le cose e di giornalismo, ieri è stato come entrare nel paese dei balocchi. Forte e sincera si è respirata la passione e la volontà di realizzare un prodotto culturale di elevata qualità, dalla vita breve, ma che ogni giorno aggiunge un mattoncino nella costruzione percettiva del brand Gazzetta. 

E forse, come dice il direttore, per realizzare qualcosa del genere servono anche gli ultra cinquantenni impallinati dell'ultima diavoleria social, e i poco più che ventenni aspiranti grandi firme del giornalismo sportivo. 

Perché in fondo lo sport a differenza di qualsiasi altra notizia, fa proprio questo, unisce e consolida le più profonde diversità, soprattutto quando è il momento di lottare per un obiettivo comune. 

La TV che verrà

Qualche previsione di facile comprensione e, probabilmente, di disarmante banalità su come la TV cambierà drasticamente da qui ai prossimi 20 anni per coma la conosciamo oggi. A farle è il CEO di Netflix, Reed Hastings:

  • La televisione lineare, con orari prestabiliti di messa in onda di uno show o un film, è in costante declino, mentre quella online continua la sua crescita
  • La internet TV è personalizzabile, per essere vista su qualsiasi device con qualsiasi tipo di sottotitolo
  • Ora del 2018 la stragrande maggioranza di noi avra una TV con risoluzione 4K. Solo Internet sarà in grado di portare questa qualità a tutti, in quanto non tutti i broadcaster saranno pronti per una trasmissione TV con una qualità così elevata
  • La TV diventerà un tablet gigantesco, pieno di applicazioni che lotteranno per ottenere la nostra attenzione
  • Si evolveranno necessariamente anche i contenuti, con attività impensabili con la TV tradizionale. Come interagire con gli spettatori, anche coinvolgendoli nella trama di quello che andranno a vedere da lì a poco

Come siamo messi oggi in Italia? Non molto bene direi, sia dal punto di vista dei contenuti e vi suggerisco la lettura del post di Libertist di questo weekend dal titolo "Maria De Filippi" è la televisione: 

Quindi la sua non è la migliore televisione possibile in assoluto, è solo – almeno dal punto di vista della realizzazione – la migliore televisione che c’è ora e che possiamo permetterci. L’unica che ci meritiamo, forse.

sia dal punto di vista tecnologico. Sebbene Netflix sia in arrivo in Italia, la versione a disposizione sarà per così dire mozzata e comunque intermediata da un provider telefonico, le alternative sono quelle dei maggiori broadcaster privati attivi in Italia, ma che comunque offrono un catalogo non esclusivo

Per non parlare del ritardo nell'accesso alla banda larga e quello, di non meno importanza, di accesso ai contenuti limitati a discapito del Paese in cui ti trovi. Chi vivrà vedrà.

Enjoy. Al tuo servizio.

Settimana scorsa ha aperto i battenti la start-up Enjoy. Il suo business si basa su un nuovo concetto di esperienza d'acquisto di prodotti tecnologici. Invece di andare in un qualsiasi negozio e richiedere informazioni ad un commesso, o peggio riceverlo a casa e fare tutto da noi, Enjoy garantisce la consegna da parte di un esperto che aiuterà nel set-up e nello spiegare il funzionamento se si spendono più di 200$ all'interno del loro store.

A capo di Enjoy c'è Ron Johnson, il creatore dell'esperienza Apple Store per come la conosciamo oggi. 

L'idea sembra stare in piedi, almeno concettualmente, inoltre se si hanno già a casa aggeggi infernali dall'utilizzo incomprensibile, Enjoy alla modica cifra di 99$ mette a disposizione un esperto per il supporto nella loro configurazione. 

Nel primo caso il catalogo sembra piuttosto limitato, ma comprensibile in quanto credo siano i primi tra i quali riescono a trarre il giusto margine di guadagno mandando un loro dipendente a casa dell'acquirente. Quindi immagino puntino forte sul servizio consulenza, ovvero il secondo.

Enjoy

Per ora è disponibile sono a Manhattan e nella baia di San Francisco. Rivoluzionerà il modo di acquistare tecnologia? 

Non per la fascia degli appassionati, nerd, geek e smanettoni. Tuttavia a sentire in giro sembrerebbe ce ne sia un disperato bisogno. Resta da capire in quanti siano disposti a pagare una cifra del genere. Vediamo come si svilupperà e se servizi simili arriveranno anche qui in Europa e in Italia. 

Da tenere d'occhio.