A lezione di comunicazione con i Radiohead

A me i Radiohead, rock band alternative inglese, non piacciono particolarmente e non li ho mai seguiti molto, ma nei giorni passati hanno parecchio fatto discutere i loro fan. 

La band era scomparsa da Internet. Niente sito, cancellati tutti i post su tutti i Social in cui sono ancora presenti, sia come gruppo, sia come artisti singoli.

Gente a strapparsi i capelli. A trovare motivazioni improbabili e connessioni intergalattiche.

Hanno fatto tutto per un semplice, banalissimo, motivo. Lo stesso quando hanno deciso di vendere un loro album tramite offerta libera sul loro sito web qualche anno fa.

Far parlare di loro.

E direi che ci sono parecchio riusciti. Fior fiori di artisti si sbattono, sudano sette camicie per farsi notare, rilasciano interviste, fanno comunicati e conferenze stampa.

Qui c'è solo stato uno sfruttare in maniera intelligente i mezzi di comunicazione a loro disposizione, con una mossa comunicativa molto interessante. Fruttare regole più spesso destinate all'abbandono e al ritiro dalle scene pubbliche, nient'altro è stato che una vera mossa di marketing.

Come dice il buon Bob:

In an era where everybody is vying for attention, where all is revealed, Radiohead decided to pull back, not only not post but delete its presence, however slowly. They said scarcity was dead, but this is a new spin on the concept, if you’re there but then not we’re interested, for a while anyway.

And Radiohead is ruling today.
You see it’s all about conception. The idea. And there’s no revolution, no revelation in holding your music back, doing the aforementioned windowing. But this disappearing act is a revelation. It’s more than publicity. It’s a comment on our society. Furthermore, this is all you get. Old players would now give interviews, spread the word, explain, double-down on what they’ve done. Modern superstars hold back, what the hell is going on? How the hell should I know!
But Radiohead did use modern tools to get the word out. Not only did the band recede from social media services, it employed them when it reappeared, Instagram and YouTube. He who denies the modern world is left out. And never forget these tools are free. Bitch about that when you’re worried about getting paid.

Questo è saper sfruttare l'era dell'attenzione a proprio vantaggio. Molti complimenti.

Btw tutto questo rumore per lanciare un nuovo singolo, di un nuovo probabile imminente album.

Nell'era della distrazione

Questa mattina mi sono alzato presto. Meglio, ieri sera ho deciso di non tirare troppo tardi e non presentarmi come uno zombie accettando l'invito di Domitilla.

Il format è una cosa di cui abbiamo discusso a lungo durante un pranzo tanto tempo fa, ma siccome lei è più brava di me l'ha tirato su e l'ha portato avanti. Si chiama #duegradiemezzo e come le creative mornings, è una colazione di networking in cui non solo si ascolta l'ospite della mattinata, ma si porta a casa sapere.

Questa mattina l'ospite è stato Mario Fusco, ci ha parlato di collaborazione e come riuscire ad incentivarla e migliorarla al lavoro. Tuttavia, ho riflettuto parecchio su un altro argomento, non troppo lontano dal processo migliorativo della collaborazione: la distrazione.

Collaborare meglio e con maggiore efficacia significa anche evitare di distrarsi e farsi distrarre dagli altri, imponendo i nostri spazi, ma soprattutto i nostri tempi, dettati dal nostro flow come Mario suggeriva. 

Ma la distrazione proviene da molteplici fonti, il nostro device deposto a farci compiere il nostro lavoro è anche la fonte primigenia di molte dei nostri fuoripista. Oggi ho trovato questo video, vecchio di un paio d'anni, ma sempre molto attuale. Non so quanto vecchio e già condiviso, ma come spesso mi accade le coincidenze in cui la giornata debba essere a tema univoco, mi è capitato durante una fase di distrazione. 

Il nostro smartphone, come il nostro computer, è una slot machine, siamo alla costante ricerca di novità e di vedere cosa succede dopo aver fatto refresh di un qualsiasi servizio o di una pagina web. Nonostante sappiamo che andremo perdere del tempo, non ci fermiamo e continuiamo verso l'oblio, interrompendo spesso quei momenti di turbinio creativo. 

23 minuti per ritrovarlo! Tristan Harris spiega come il design digitale può e deve aiutarci a spendere meglio il nostro tempo.

Ora le parole di Mario di questa mattina mi sembra abbiano davvero molto più senso. 

Pizza ancora italiana?

Nonostante la volontà di trasformare la pizza in patrimonio dell'Unesco, anche dagli US si accorgono che questo alimento non appartiene più agli italiani, almeno a livello di business. Ma forse consiste proprio in questo essere un bene di tutti. 

Making a good pizza is an art. A whole academy is dedicated to it. It’s also a good place to find a job: With 100,000 employed as pizzaioli(pizza chefs) full time, at least 50,000 more weekend workers, and at least 6,000 vacant spots, according to data from Accademia Pizzaioli(pizza chefs’ academy, link in Italian), the field is uncommonly healthy in Italy’s difficult job market.
But making pizza is hard work, too, especially when it involves hours standing by a wooden fire as hot as 400° C, or about 750° F, quickly preparing sometimes hundreds of pizzas per night. Between eat-in and takeaway, 1.6 billion pizzas are eaten in Italy every year, says the academy.
This might be why more Italians are giving up pizza making and handing it over to immigrants. According to data from Coldiretti, Italy’s main agricultural organization, at least 35% of all pizzaioli (link in Italian) aren’t from Italy. In Milan, further data shows, half the pizza shops (link in Italian) are owned and run by foreigners.

Ora io non so fino a quanto questa storia dei gradi possa reggere, ma probabilmente c'è qualcosa che non mi torna davvero. Il nostro tasso di disoccupazione è a livelli stratosferici, soprattutto tra i giovani, mi piacerebbe capire quindi se non c'è invece una combinazione astrale differente da quella di una gradazione di un forno. 

Provando a pensare ad un italiano che voglia fare il pizzaiolo, oppure fare l'imprenditore e aprire una pizzeria le motivazioni sono molteplici: paghe molto basse, mancanza di voglia di fare un lavoro manuale, una concorrenza spietata sui prezzi (dettata forse da evasione? Dagli egiziani del mio paese difficilmente esco dal negozio con uno scontrino, bisogna chiederlo di proposito). 

Insomma, con un pensiero del tutto personale e forse molto ottocentesco, siamo riusciti ad esportare forse il più buon cibo del mondo, ma ovviamente perdendone di vista la sua identità. Non che questo sia necessariamente un male, ma un po' di nostalgia la mette. 

Globalizzazione uber alles. 

Vinyl. Stagione 1.

È terminata lunedì la prima stagione di Vinyl. Lo show co-prodotto da Scorsese e Mick Jagger sulla scena musicale rock anni '70. O forse meglio dire solo scena musicale.

Le prime puntate restano fortemente ancorate al rock e all'imminente arrivo del punk sulle coste statunitensi, ma all'avvicinarsi dell'ultima puntata si apre uno spiraglio molto importante sul funk e sulla dance music in procinto di esplodere.  

Da un punto di vista filmico, la serie non ha molto da dire, segue una narrazione molto lineare con Richie Finestra, discografico in cerca di riacquistare il successo appena smarrito, alle prese con droga, alcool e nuovi artisti da scoprire per guadagnare soldi.

C'è molto la mano di Scorsese, uno spruzzo di mafia e italianità, forse residuo del recente passato con The Boardwalk Empire, è d'uopo. Insomma, niente di particolarmente esaltante.

Credo però, a dispetto del piattume espresso dalle recensioni viste online, che ci sia invece stato un egregio lavoro artistico. Ogni puntata della serie è stata accompagnata da una release di EP da parte di Warner Bros e Atlantic Records su Spotify, che potete trovare qui, con l'ampia collaborazione di artisti datati e di primo pelo che hanno contribuito, in alcuni casi re-incidendo tracce del periodo, a donarci una colonna sonora molto ampia.

È stata rilasciata tra l'altro una soundtrack sintesi delle migliori tracce apparse durante tutta la stagione, dove si trova, ad esempio, il nuovo singolo dei Royal Blood oppure un Julian Casablancas in splendida forma.

Insomma, spero in una seconda stagione solo per godere di nuovo di queste piccole gemme musicali e Richie Finestra come contorno del tutto. 

Segnalo questo post, con cui mi trovo d'accordo, su come probabilmente Vinyl è una serie che ci ricorda come si rendevano famosi certi artisti e come l'industria era composta da una serie quasi infinita di intermediari, mentre oggi, grazie all'accesso di coda lunga abbiamo accesso a una quantità e varietà di musica per quei tempi impensabile. Non solo in termini di differenze di genere, ma proprio di musicisti che grazie alla rete escono dall'ombra. 

Music is not an especially leisurely business these days. It’s not particularly glamorous either. But every day and every night there are artists out there making money — some of them pulling in more cash for an hour-long set than artist’s in the music industries ‘glory days’ were making in a year.
Is the music better or worse? That’s a whole separate conversation. Point is, if you’re a music fan, some things have definitely gotten better. And if you’re in the business — either as an artist or working behind-the-scenes — the opportunities seem far more significant, perhaps even more interesting now than they did say, ten years ago.

5 anni da moderatore

Ricordo ancora con molto piacere le interminabili ore spese nel forum di Everyeye.it almeno una decina di anni fa. Ricordo di essere entrato come semplice utente e dopo un paio di anni essere diventato moderatore di qualche sezione.

I blog, ma soprattutto i Social Network, erano ancora un miraggio per l'Italia, ma devo dire che gran parte della netiquette, dei comportamenti online e di come funzionano le interazioni l'ho imparato lì. Ed è probabilmente grazie ai tantissimi moderatori che negli anni si sono succeduti su Forumeye che quel posto è rimasto ancora oggi non solo aperto, ma anche uno dei più frequentai luoghi dove discutere di videogiochi online in Italia.

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Comprendo perciò benissimo il racconto di Marc Burrows, ex-moderatore del sito del Guardian che per 5 anni ha visto una media di 70.000 messaggi passare sotto i suoi occhi. Una discreta esperienza. Condivido con lui, i commenti non vanno chiusi, ma lasciati aperti a chi ha qualcosa da condividere e aggiungere un nuovo punto di vista, altrimenti decade il concetto stesso di Cultura dal basso a cui Internet ci ha abituato negli ultimi tre decenni.

So what can be done? Human moderators are expensive, and no one has the money to keep employing more and more people. Technology can help up to a point, but it is hard to imagine a robot intelligent and sensitive enough to handle such debates.
The other option is to let commenting die; to turn it off and let the trolls wither on the vine, out of sight, out of mind. Many news sites have done just this, and some Guardian columnists have gone on record as saying it’s time, that we have lost the battle. I disagree. There is so much good to be found below the line, so much wit and silliness, so much glorious irreverence and so much knowledge.
No. The conversation has to become better. We need to change behaviours.
News sites such as the Guardian owe it to readers to get this right, because when it works, it really works. On the Guardian, thousands of people spend every day using the platform to discuss the day’s news and the vast majority of those discussions are worth having.

Ford Mustang 2.3 Ecoboost #FordDesign

Non posso nemmeno dire finalmente l'ho guidata, perché nella mia vacanza a Miami dell'anno scorso ne ho guidata una molto simile. 

Però non appena Silvio mi ha chiesto di provare la nuova bellezza Ford Mustang 2.3 Ecoboost non ho potuto dire di no. Io avevo provato la V8 5.0 e da poco passavano i primi spot dell'imminente arrivo in italia di questa stupenda muscle car americana. Ma ero comunque curioso di vedere le eventuali differenze con la versione Europea. 

Io di solito non apprezzo il design di questa tipologia di super car, preferisco sempre e di gran lunga le italiane, ma ho un debole inattaccabile per la Mustang, la sua leggendaria storia e forse ancora di più per quella hard top rispetto alla convertible. 

Bene. Qualche impressione. Il motore è reattivo, incolla al sedile proprio come il suo gemello più grande, ma lo fa con più delicatezza anche con la marcia S inserita. Non si ha quella sensazione di decollo che avevo provato sulle highway americane, ma un paio di partenze brucianti in quel di San Felice mi hanno dato altrettanta soddisfazione e la giusta scarica di adrenalina. 

Il listino che varia dai 38.000 ai 49.000 chiavi in mano, dipende ovviamente da quale versione decidete di acquistare e quali accessori inserire, non è altissimo se consideriamo la tipologia di macchina e le prestazioni date chiavi in mano. 317 cavalli. A parità di equini e con una linea decisamente più teutonica dovreste aggiungere un 10k in più in una versione hard top.

L'esperienza di guida di un'auto come questa si traduce con una sola parola: piacere. Nonostante i limiti di velocità e nonostante la costante attenzione da avere in strada, si guida con molto piacere in condizioni normali. E nonostante pensassi fosse davvero troppo larga per le nostre strade mi sono dovuto ricredere, non è del resto molto di più di un SUV di grande taglia, probabilmente l'effetto ingigantito è dovuto dall'infinito cofano che sembra mettere tra noi e l'asfalto un tavolo da ping pong.

Chissà se Ford in futuro si applicherà per dotare la Mustang di guida completamente autonoma.Si perché non solo Tesla e Mercedes stanno innovando nel settore. Ford sta sperimentando soprattutto nei veicoli con guida completamente autonoma in condizioni invernali e diciamo che per chi vive in America non è una cosa così banale. 

I prototipi Ford a guida completamente autonoma si avvalgono della mappatura 3D ad alta risoluzione generata in precedenza e utilizza dei punti di riferimento, riconosciuti tramite i sensori LiDAR, per sovrapporla a quella generata in tempo reale e procedere nella traiettoria più corretta. A differenza delle tecnologie GPS, inutilizzabili perché non sufficientemente precise perché basate su un’approssimazione di vari centimetri, la mappatura tramite LiDAR è in grado di indicare ai sistemi di bordo la posizione millimetrica dell’auto rispetto alla corsia di marcia.

A vederlo sembra molto molto interessante. Resta da capire come e quando verrà implementato su tutta la gamma, ma sono certo non elimineranno del tutto la possibilità di intervenire manualmente e lasciarci il piacere di guidare una bestiola come questa.

Qui la gallery con un po' di foto scattate ieri!

Trivelle sì, trivelle no

Al di là delle opinioni politiche di Enrico, più o meno schierate verso una posizione politica molto netta, c'è da tener conto della riflessione da lui fatta su due aspetti. 

La prima, la votazione del 17 Aprile sul fantomatico referendum sulle trivelle, sulle trivelle poi non è:

Tra alcuni giorni ci sarà, in effetti, un referendum, ma questo non riguarderà per niente le trivelle e le trivellazioni, visto che sono impedite dalla legge.
Il referendum sarà – reggetevi forte – sulle concessioni in licenza delle piattaforme energetiche in mare, cioè gli impianti che vengono costruiti *dopo* le trivellazioni e che recuperano l’energia dai giacimenti, permettendone il trasferimento sulla terraferma.
Se siete appassionati di minimalismo politico, ecco a voi il tema del referendum: decidere se fermare le licenze d’uso delle piattaforme dopo un numero arbitrario di anni, senza nessuna ragione apparente, oppure utilizzarle fino alla fine del giacimento su cui insistono. Stiamo parlando di poche decine di piattaforme (tra l’altro quasi tutte a metano, che tra le energie fossili è la più pulita), giusto per avere chiara la portata della consultazione.

Ma forse la cosa ben peggiore è il fatto di come la campagna politica e mediatica sia stata costruita invece con un messaggio ben diverso e ingannevole. Per semplificare, la politica ha strumentalizzato una votazione vicina all'argomento trattato, portando il messaggio ad un livello da comprensione popolare a cui si è chiamati a decidere su qualcosa che già per legge è vietato.

Si ci stanno prendendo in giro:

La risposta non credo vi piacerà, ma ci riguarda.
Il fatto è che la politica si è accorta che siamo al contempo molto interessati a cosa ci succede attorno e molto superficiali.
Insomma, il mondo politico (con gradi diversi di sfacciataggine) ha scoperto che può tranquillamente proporre una narrazione parziale o, come in questo caso, totalmente falsa alla nostra voglia di sapere. E noi in gran parte ci cascheremo.
Quindi tutti i poster in cui vedete la scritta “no alle trivelle”, tutti i “comitati notriv”, tutte le immagini della campagna per il sì che dicono “salviamo il nostro mare” o mostrano foto terribili di gabbiani inzaccherati di morchia oleosa sono un palese caso di truffa politica.

Per un ulteriore approfondimento, vi consiglio l'articolo di Rivista Studio qui
Oppure quello di Internazionale dove viene spiegato da chi ha scritto il testo del Referendum.
Ultimo, alcune informazioni utili per la votazione.