Rispondere allo spam

Da un paio di settimane la mia casella email personale è infestata dal fastidioso spoofing. Ovvero ricevo email da me stesso con un ripetitivo costante messaggio che mi invita a contattare ogni sera una ragazza diversa per consumare il miglior rapporto della mia vita.

Ora, la prima buona regola, oltre ad aggiustare i setting della inbox su dominio personale è quella di non cliccare mai su nessun link, ma soprattutto non rispondere mai a quell'email. Il comico James Veitch ci ha provato, il risultato è tra i più esilaranti video del TED.

Uber e i loghi

Si è impennato da qualche settimana il tasso di rebranding di tante famose aziende. E devo ammettere quasi la totalità non ha suscitato l'apprezzamento di chi frequenta social, blog e l'Internet in genere. Bastava farsi un giro il giorno di quello di TIM o quello di Enel.

Ieri è stato il turno di Uber. Il font del suo logotipo in primis:

Per poi passare al logo dell'app mobile. 

Il blog Brand New, bellissimo se ancora non l'ho consigliato in passato, è uno dei punti di riferimento quando si tratta di analizzare grafica, rebranding e quello che in genere concerne i profondi cambiamenti quando si decide di dare un taglio netto col passato con la propria identità iconografica aziendale. 
Ha analizzato ovviamente quanto accaduto ieri, centrando probabilmente un punto focale di questo incomprensibile cambiamento per una realtà relativamente giovane come Uber. Il logo dell'app è quella che ci rimane più impresso, personalmente perché non necessitava di nessun cambiamento, facilmente riconoscibile rispetto a tutte le altre, a dispetto di quella attuale davvero lontana dal richiamare sia il naming, sia l natura stessa dell'azienda. Il pensiero è riassunto in questo paragrafo:

The bigger issue with the redesign — far more troubling — than the logo redesign is the app icon. In this case the app icon gets more action than the logo itself. That’s the first interaction from most users. If I wasn’t a fan of the curl in the “U” of the old logo I was even less of a fan of the inward serifs of the old icon. But, hey, it was a “U” for Uber and it was shiny like the badge on the grill of a car. The new icon is completely unidentifiable in any way as Uber other than it saying “Uber” underneath. Let’s assume that it’s a matter of being used to poking on that icon for the last five or six years and that we just need to get used to poking at this new one but, even then, it seems like this is an icon for something else altogether. I don’t think there is enough strength in the bit as the principal (and literal) touchpoint. Having a separate icon for drivers that looks even less like anything doesn’t help the cause of establishing a consistent, recognizable mobile environment.

Aperture e chiusure

Quelli di Cinefix hanno raccolto in questi due video i 10 film con le migliori aperture e chiusure.

Per le aperture: Sentieri Selvaggi, Toro Scatenato, Apocalypse Now, Star Wars IV, Contact, Fight Club, Effetto Notte, Flowers of Shanghai, The Player, L'infernale Quinlan

Per le chiusure: 2001 - Odissea Nello Spazio, A Serious Man, Lezioni di Piano, Gangs of New York, Fight Club, Inception, Sentieri Selvaggi, Stalker, I 400 Colpi e Casablanca

Dormire meglio

Le guide di Vox sono stuzzicanti. Di recente sto cercando di migliorare non tanto la qualità del mio sonno, ma piuttosto come gestisco il processo per addormentarmi. Il video da qualche consiglio pratico che combina in realtà entrambe le cose:

  • Doccia calda prima di addormentarvi non solo aiuta a rilassarvi, ma anche a raffreddare più rapidamente il corpo una volta a letto. La situazione ideale sarebbe riposare in una stanza con una media di 18-19 gradi
  • Il corpo percepisce la luce circostante, la situazione migliore per avere un riposto altamente qualitativo è il buio più assoluto
  • La cosa degli olii non mi convince molto, ma proverò

Di mio aggiungo, provate a sostituire tablet, pc o smartphone con un bel libro. Aiuta un sacco e prepara gli occhi a spegnersi dopo poco. Infine, musica soft e magari anche una voce soffusa o ripetitiva sono un sonnifero potentissimo.
C'è anche chi consiglia di concentrarsi sulla respirazione per addormentarsi più o meno istantaneamente grazie al metodo "4-7-8", ma con me non ha mai funzionato.

Altri metodi da consigliare?

#WhyIBlog Intervista a Luca Sartoni

WhyIBlog stenta a morire, o meglio,  sopravvivere. Di fatto non sono mai riuscito a mettere la testa seriamente per sintetizzare tutto in un eBook o anche solo raccogliere tutte le riflessioni e rielaborarle per raccontare lo stato di produzione di contenuti dal basso avvenuta degli ultimi 7/8 anni e più.

La colpa è soltanto mia, anche solo per non aver iniziato a buttare giù qualche riflessione, e per non esser riuscito a raccogliere maggiori testimonianze utili alla comprensione di un fenomeno sempre in dirittura d'arrivo, ma mai domo. Tuttavia, la grande maggioranza di chi aveva un blog anni orsono, soprattutto in Italia, ha deciso o di lasciar perdere o di proseguire sui Social Network. O più semplicemente quando l'ho contattato/a ha deciso di non rispondere.

Più che normale e comprensibile. Ogni tanto però mi piace dare spazio e comprendere le motivazioni di chi ancora ha deciso di non mollare e riconosce l'importanza di pubblicare quasi quotidianamente, per le ragioni più disparate. Nel mio piccolo penso e sono convinto sia quasi una specie di terapia, o più in generale saper riconoscere in molti la volontà di apportare contributi più o meno utili al vasto contenitore Internet.

Oggi ricominciamo, per questo 2016 appena iniziato, con Luca Sartoni che ormai da qualche tempo ha ripreso con cadenza quotidiana a scrivere sul suo blog.

1. Presentazioni. Nome, professione. URL e piattaforma utilizzata

Luca Sartoni, Growthketeer at Automattic, http://lucasartoni.comWordPress.com

2. Perché hai un blog?

Ho aperto il mio blog nel 2006 perché mi serviva un posto in cui pubblicare le mie storie e dove collezionare link alle risorse che trovavo sul web. L’ho sempre usato per scopi molto personali, dal pubblicare ricerche universitarie che altrimenti non sarebbero mai uscite dalla mia casella di email, al raccontare storie relative al mio lavoro, al pubblicare foto di viaggi. Ho avuto periodi in cui alcuni argomenti erano più presenti di altri, ho avuto pause anche lunghe, ultimamente ho l’obiettivo di pubblicare tutti i giorni. Forzarmi alla pubblicazione mi obbliga a prendere dieci minuti ogni giorno e a dedicarli alla ricerca di informazioni interessanti o alla produzione ex-novo. È un’ottimo esercizio che consiglio a tutti.

Luca Sartoni

3. Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro ed arrivare alla più importante società di CMS?

Nel 2006, come ti dicevo ho iniziato a scrivere sul mio blog e attraverso i contatti che avevo stabilito online ho ricevuto una offerta interessante: lavorare come reporter per Intruders.tv, una web TV appena nata a Londra che cercava reporter in altri paesi. Insieme a Livia Iacolare abbiamo mandato avanti la web TV per un po’, e ad un certo punto le nostre strade si sono separate. Lei è andata a lavorare per Current TV, e adesso per Twitter, io invece ho iniziato a lavorare come country manager per 123people.com, una startup viennese. Circa 18 mesi dopo essermi trasferito a Vienna ho lasciato 123people e ho preso parte ad un’altra avventura imprenditoriale, durante la quale ho avuto modo di conoscere WordPress e Automattic da vicino. Ad un certo punto è stato quasi naturale fare candidatura e dopo un periodo di prova molto intenso sono stato preso.

4. Quale significato ha oggi averne uno? Non sono sufficienti i Social Network?

I siti di social network vengono e vanno. Se tra dieci anni Facebook non sarà più il Facebook che conosciamo oggi, tutto il contenuto che ci mettiamo dentro sarà diversamente accessibile. Se invece abbiamo un nostro blog, tutti i contenuti restano di nostra proprietà e sono facilmente accessibili. Quando si sceglie una piattaforma su cui investire il proprio tempo, si deve anche considerare il fine ultimo dei contenuti che andiamo a distribuire. Se abbiamo la speranza di giocare una partita a lungo termine e assicurarci che i nostri contenuti restino nel tempo, dobbiamo scegliere una piattaforma solida e libera. Per questo WordPress è stata la mia scelta tanti anni fa e lo rimane anche adesso. Persino WordPress.com, che è un prodotto commerciale, ha come capostipite del Term of Service il fatto che i contenuti restano completamente di proprietà esclusiva di chi li ha prodotti, e offre funzionalità di esportazione totalmente libere. I siti di social networking sono ottimi strumenti per avere interazioni veloci, estese, ed immediate, ma se vogliamo che qualcosa resti nel tempo dobbiamo avere cura di pubblicarlo in zone libere del web.

5. Uno o più blog che consiglieresti di seguire?

Scott Berkun resta sempre il mio blog preferito: http://scottberkun.com/blog/

Navigare con lentezza

Siamo un Paese noto per la sua lentezza e tranquillità. La spiaggia, il luogo delle vacanze, la rilassatezza di un buon piatto di pasta e un buon bicchiere di vino e tutti gli altri luoghi comuni culinari e turistici invidiati in tutto il mondo.

Ma siamo anche quelli lenti alle poste, a far funzionare la burocrazia, nella lotta contro la Mafia, nel riconoscere diritti civili, a far applicare e rispettare le leggi. E vuoi non essere lento anche nella cosa che per sua intrinseca accezione dovrebbe soltanto diventare più veloce man mano che passa il tempo?
Si siamo ancora la barzelletta d'Europa per la velocità di connessione ad Internet.

A quasi un anno di distanza quei 30 Mbps promessi al 100% della popolazione entro il 2020 dal governo, sembrano un ricordo molto lontano. Certo, al 2020 mancano ancora 4 anni belli pieni, quindi come insito nella nostra natura immagino si compiranno le dovute opere d'infrastruttura a inizio dicembre di quell'anno.

A quasi un anno di distanza un esperto di geopolitica ed economia, Ian Bremmer, con un suo tweet ci sbatte in faccia quanto siamo, per usare un'espressione gergale, "con le pezze al culo" sotto questo aspetto. 

A quasi un anno di distanza, dove ci siamo persi immagino in decisioni di portata intergalattica e dove nessuno si sia voluto prendere una forte responsabilità, ancora a pochi chilometri di distanza dalla più importante metropoli economica italiana ancora vessiamo in questa situazione, dove la centrale di zona è sovraccarica e non ha nessun piano d'espansione imminente. E dove immagino la fibra ottica sia l'ultimo dei problemi.

ADSL Gorgonzola

Benvenuti in Italia, il Paese della lentezza, probabilmente dovremmo considerare un piacere anche farlo utilizzando Internet. Una delle poche salvezze del nostro futuro.

Update: Ho pubblicato in risposta al post di Luca, qualche ulteriore riflessione sull'argomento su Medium. Un altro buon punto di riferimento è il post di Massimo.

Twitter, tornerai a volare?

Personalmente ci spero. È il social medium (ricordate? Non è un social network) al quale sono personalmente più legato e al quale ho forse dedicate più tempo in questi ultimi anni. 

Con un articolo su New Yorker, Joshua Topolsky fondatore di Vox Media e The Verge, prova a fare un breve riassunto di cosa stia accadendo a Twitter, tra l'incapacità di far crescere la propria utenza e la caduta libera della quotazione in borsa.

Ultimately, Twitter’s service is so confused and undifferentiated in the market that it’s increasingly difficult to make a clear case for its existence. There are a small handful of features Facebook might add, or a separate app that it could easily create (as it did with Messenger and the photo-sharing stand-alone feature Moments) that would provide a similar but more consistent experience, with vastly more reach than anything the company can provide today (or tomorrow, for that matter)
Utenti attivi di Twitter al mese, espressi in milioni

Utenti attivi di Twitter al mese, espressi in milioni

La grande forza di Twitter è sempre stata quella di arrivare prima di tutti gli altri strumenti sulla notizia, perché dispone del più grande arsenale di reporter del mondo e la sua natura sostanzialmente aperta consente la diffusione istantanea di qualsiasi avvenimento degno di nota.

Quello che sta accadendo probabilmente è la inevitabile trasformazione di profili, discussioni, tweet in qualcosa di molto personale e per chi ha iniziato ad usarlo solo da poco tempo si può trovare spiazzato dal fatto di non trovarsi davanti un luogo dove si è sempre e comunque dei protagonisti per le proprie cerchie, ma la "fama" ce la si deve conquistare grazie ad hashtag, immediatezza, originalità.
Cosa che alla maggioranza degli utenti risulta complicata, ostica e il vociare si disperde in una miriade di messaggi non letti, un po' come i 4 milioni di brani di Spotify non ancora ascoltati nemmeno una volta.

E non fatico a comprendere chi non riesce a sentirsi parte di questo alveare pulsante, perché dopotutto è una gran fatica diventare ape regina.

Un tweet di Kanye West nella sua tweetstorm contro Wiz Khalifa di qualche giorno fa e poi cancellato. Spiegato qui.

Un tweet di Kanye West nella sua tweetstorm contro Wiz Khalifa di qualche giorno fa e poi cancellato. Spiegato qui.

Da assiduo utente, posso dire che Twitter diventa uno strumento imprescindibile nel momento in cui si è in grado di comprenderne appieno tutte le funzionalità, arrivando a discernere il rumore di fondo dalla qualità attraverso un'attenta scelta su chi seguire, o più semplicemente dando fondo alla funzionalità liste.

Quello personalmente trovo mancare per un pubblico neofita, o con poca voglia di impegnarsi a capire la piattaforma, è l'accesso ad un'informazione molto verticale immediata. Non come Moments che trovo troppo generalista. Ad esempio voglio sapere tutto e informarmi sul mondo dei Media e Comunicazione? Ecco per arrivare a costruirsi un'idea e un'onda viva e attiva di informazione di qualità ci vuole del tempo, e purtroppo con un mondo sempre più rivolto ad una fruizione on-the-go via mobile, questo può risultare complicato.
Ma potrebbe essere uno dei punti su cui battere e insistere, di fatto perché in alcuni casi hanno fatto la fortuna di alcune società che sul contenuto di twitter costruiscono la propria fortuna, vedi Nuzzel.

Twitter dovrebbe soltanto dare risalto, corpo e forma a qualcosa che già esiste al sui interno e che purtroppo non è più facilmente fruibile come lo era 4/5 anni fa, l'utenza della prima ora si sta stancando, i nuovi non sanno come usarlo. È come se si fosse raggiunta una massa critica e il contenitore non risulta più adeguato all'utilizzo che l'utenza ha deciso di farne.

The directness and power at the heart of Twitter—short bursts of information that can make you feel that you’re plugged into a hulking hive mind—are still its greatest asset. The company just needs to find the right way to show the power of those connections to a bigger audience, and the value of that audience to advertisers and partners. Not a simple task, but for Twitter an unavoidable one.
Un sondaggio di Brandwatch, proprio su Twitter, evidenzia come l'espansione a oltre 140 caratteri non verrebbe ben accolta

Un sondaggio di Brandwatch, proprio su Twitter, evidenzia come l'espansione a oltre 140 caratteri non verrebbe ben accolta

C'è chi sostiene per questo, a ragion veduta, che la piattaforma debba subire dei cambiamenti sostanziali per adeguarsi a ciò che l'utenza cerca oggi da uno strumento di comunicazione e informazione. L'errore, a mio modesto parere da evitare, però, è quello di voler a tutti i costi scimmiottare chi fa un altro mestiere, ed è per questo che non accoglierei troppo bene l'abbattimento del limite di 140 caratteri.
Dopo tutto questa è sempre stata la forza di Twitter, costringendoci ad essere sintetici e molto precisi. Nessun'altra piattaforma è in grado di coinvolgere VIP di ogni sorta e genere provenienti da mondi diversissimi, CEO di aziende, sportivi, musicisti etc. in discussioni con comuni mortali con la stessa facilità.

No, Twitter non dovrebbe rinunciare alle sue poche caratteristiche differenzianti, anzi dovrebbe cercare di premiarle in modo differente. Ad esempio cercando un modo valido per valorizzare le discussioni in modo sensato evitando di farlo per forza seguendo un ordine temporale così rigido, dove il più delle volte ci si può perdere gran parte dell'interazione. Deve però decidere se vuole essere uno strumento per conversare, oppure fare della sua forza solo e soltanto la breaking news e diventare più impersonale.

Non sarà un'impresa facile. Sicuramente non sarà semplice privarsi di uno strumento del genere in futuro, certo è che deve cambiare e farlo in tempi rapidi.

Banlieu bergamasca

Se adesso uscissi e mi mettessi in macchina, arriverei a Zingonia in meno di 15 minuti. Forse 10. Se non avessi visto questo servizio de La Gabbia su la7 probabilmente la mia idea di quel paesino sarebbe ferma a una decina di anni fa.

E invece le cose sono peggiorate. E di molto. Già qualche mese fa la7 è stata sul posto, con un servizio più breve raccontava la storia della cittadina, 8 abitanti italiani, molto degrado, il sogno di un polo abitativo concentrato attorno a promesse di grandi fabbriche in grado di garantire lavoro e sostentamento a tante persone andato frantumandosi con il passare dei decenni. 

10 minuti di strada, un mondo completamente diverso che sembra lontanissimo da ogni plausibile spiegazione di come si sia potuti arrivare a tanto rispetto a qualsiasi altra realtà dell'hinterland milanese/bergamasco.

Ora. La faccenda tragica non è tanto il fatto che Zingonia sia popolata da immigrati, il servizio lo sottolinea parecchie volte, ma non vedo come possa essere soltanto questo il problema.
C'è e c'è stata una cattiva gestione della situazione da parte delle istituzioni a tutti i livelli, quelle municipali in primis, dove probabilmente non ci sono fondi sufficienti a disposizione per controllare e riqualificare la zona. E via via più in alto, verso quelle statali, immobili e assenti di fronte a un fac simile di tante piccole realtà che nei prossimi decenni non faticheremo a trovare altrove, se già non ce ne sono. 

Foto presa da Flickr

Foto presa da Flickr

Quanto è complicato garantire benessere e salute a tutti coloro arrivano in questa nazione? Lo scopriamo attraverso micro situazioni come questa, dove l'assenza di una qualsiasi struttura sociale legata a regolamentazioni, lavoro, sviluppo culturale sta portando lentamente l'umanità a deteriorarsi con conseguente perdita di dignità, lasciando nella più totale impotenza quei pochi che pur vorrebbero cambiare le cose per migliorare il proprio futuro e allargando le maglie per gli approfittatori. 

Io non ho in mente una soluzione e posso immaginare quanto complicato possa essere reagire a realtà del genere per restituire dignità alle persone. Però mi viene da chiedere se la realtà che hanno lasciato nel loro Paese d'origine, e non parlo di rifugiati di guerra, sia del resto così peggiore di questa, o se semplicemente qui siamo solo più permissivi o indifferenti.

Mezzi pubblici gratis? 🚃

Leggevo della proposta di una candidata alle primarie PD di Milano, Francesca Balzani, di provare a rendere gratuiti i trasporti a Milano. 

Sebbene sulle prime l'idea possa essere interessante, riflettendoci ci sono un po' di questioni da risolvere, non da poco conto, prima di arrivare a portarla a compimento.
ATM è un'azienda municipale, fa capo al comune di Milano e per sostentarsi, far funzionare linee, costruire nuove tratte ha ingente necessità di avere costanti entrate e pure ingenti. 

E sebbene sembra che Milano abbia il costo biglietto tra i più bassi, stando alle parole dell'assessore ai trasporti Maran su Facebook:

Abbiamo le tariffe più basse in Europa come biglietto singolo ed abbonamento mensile, eppure gli introiti coprono i costi di servizio per ben più del 50% (ed è un’eccellenza a livello europeo dove spesso la contribuzione pubblica è in percentuale maggiore), facciamo viaggiare 20mila anziani gratis e abbiamo gratuità verso disoccupati e cassintegrati.

Il costo del biglietto, soprattutto per chi arriva dalla provincia è una stangata mica da ridere con prezzi in costante aumento anno su anno. Per non parlare poi della gestione delle stazioni e delle aree limitrofe. 
Un esempio, quella di Gessate, che ancora in certi periodi dell'anno, se non fosse per il volontariato di alcuni cittadini, resterebbe in balia di rifiuti e sporcizia perché non si sa bene di chi sia competenza quell'area (si sa benissimo, ma nessuno se ne cura).

Ho fatto in anni alterni il pendolare in metropolitana, il servizio non è mai cambiato se non per alcuni nuovi convogli introdotti, e il buonsenso di qualcuno che ha finalmente tolto il treno per Cascina Gobba almeno negli orari di punta.

Ora, pensare di avere i mezzi gratuiti come si è visto in alcuni esperimenti citati da ilPost come quello di Tallin (che poi Tallin non fa pagare solo i residenti) hanno sicuramente dei limiti. Gli introiti per il comune devono arrivare da qualche parte, sarebbe un modello poco sostenibile e andrebbe comunque a gravare sulle spalle di qualcuno che probabilmente il servizio nemmeno lo fruisce.

Senza contare poi gli esempi di altre città dove i benefici non si sono ottenuti. Atlantic elenca due studi su questo aspetto, ma menziona anche l'esempio virtuoso di Singapore dove la gratuità viene limitata solo a certi orari del giorno, ovvero quelli di punta:

A 2002 report released by the National Center for Transportation Research indicated that the lack of fares attracted hordes of young people, who brought with them a culture of vandalism, graffiti, and bad behavior—which all necessitated costly maintenance. The lure of "free," the report implied, attracted the "wrong" crowd—the "right" crowd, of course, being wealthier people with cars, who aren't very sensitive to price changes. The NCTR report concluded that eliminating fares “might be successful for small transit systems in fairly homogenous communities, it is nearly certain that fare-free implementation would not be appropriate for larger transit systems.”
Another report followed up 10 years later, revisiting the idea of a fare-free world. The report reviewed the roughly 40 American cities and towns with free transit systems. Most of the three dozen communities had been greatly successful in increasing ridership—the number of riders shot up 20 to 60 percent “in a matter of months.” But these successes were only to be found in communities with transit needs different from those of the biggest cities; almost all of the areas studied were either small cities with few riders, resort communities with populations that “swell inordinately during tourist seasons,” and college towns. In other words, slashing fares to zero is something that likely wouldn’t work in big cities.
Despite that, one big city has tried. In January 2013, Tallinn, the capital city of Estonia, announced that it was making public transit free to all of its citizensA study released a year later revealed that the move only increased demand by 1.2 percent—though it did inspire Estonians that year to register as Tallinnian citizens at three times the normal rate. The authors of the Tallinn study reached the same conclusion as the NCTR: Free subway rides entice people who would otherwise walk, not people who would otherwise drive.
What makes more sense than implementing free transit on a grand scale is deploying it as a specialized tool. By the summer of 2013, officials in Singapore, for example, noticed that the city’s subways were getting unsustainably crowded during peak hours, between 8:15 and 9:15 in the morning. In response, the citycomped rides for anyone who got off the train in a city center before 7:45. The shift made a significant difference. Before the rule change, peak-hours riders outnumbered off-peak riders about three to one; after, that ratio was closer to two to one.

Milano però ha un problema un pochettino differente, ha bisogno come il pane di collegare in modo più efficiente ed efficace più zone della città, riducendo sensibilmente il numero di macchine in circolazione, non solo all'interno della cerchia stretta del centro storico.
E credo non ci siano solo in ballo le questioni legate all'inquinamento, a Milano è davvero un casino spostarti in macchina, i parcheggi latitano e anche quando si può fare lo sforzo di spostarsi con i mezzi pubbici si viene disincentivati. 

Se volessi usare la metro per restare in centro e tornare dopo un abbondante dopo-cena, dovrei non solo calcolare il minutaggio corretto per evitare di attendere le mezz'ore, ma anche sapere che il limite massimo è l'1 di notte, dopo di che dovrei trovare mezzi alternativi per rincasare.

Non è forse più ragionevole pensare di adottare strategie differenti per aiutare i cittadini ad essere più vicini ad un trasporto pubblico degno di una metropoli europea?

  • Potenziamento tratte serali
  • Allungamento fascia oraria d'apertura anche di notte
  • Provare, quantomeno nelle fasce serali, a sperimentare treni più veloci che saltano qualche fermata tra le più piccole

E parlo solo del trasporto tramite metropolitana, quello di superficie lo conosco poco, ma immagino si possa fare di più anche in quell'ambito.

Credo che ogni cittadino, volenteroso di vedere una città, la propria, e hinterland circostante competitivi con il resto del mondo non possa aver paura nel voler pagare una giusta cifra, giustificativa del mantenimento di un servizio ad elevati standard qualitativi.

Inside the tunnel again

A photo posted by Andrea Contino (@contz) on