Chi l'ha detto per primo su Twitter?

Finalmente Twitter ha reso disponibili i propri archivi pubblici, con la possibilità di essere indicizzati dal 2006 ad oggi.

Il sistema di ricerca ufficiale non è molto efficace e spesso restituisce errori piuttosto che risultati. Ho trovato questa web app in grado di utilizzare le API di Twitter e restituire dopo al massimo un paio di minuti tweet cronologici da quando la parola chiave è stata utilizzata.

Who Tweeted First 

Funziona piuttosto bene, anche cercando solo nomi di account.

Autostrade Musicali

Così definisce il potere della musica il cantante dei Foo Fighters, Dave Grohl, che poi altro non è che il titolo del loro nuovo album Sonic Highways

Sonic Highways non è soltanto un album di 8 tracce, ma è anche l'omonima serie TV HBO dalla quale nasce lo stesso. Un progetto voluto per celebrare i 20 anni di attività della band ripercorrendo le grandi scene musicali degli Stati Uniti con 8 grandi città (Austin, Chicago, Los Angeles, Nashville, New Orleans, New York e Seattle) a fare da contorno.

La serie ripercorre anche gli 8 studi di registrazione utilizzati per il nuovo disco, le cui parole sono la testimonianza storica dell'eredità musicale lasciata dai grandi del passato.

Questa è la seconda produzione video dei Foo Fighters, già cimentatesi nel ripercorrere le radici musicali americane con Sound City

Ottima operazione fatta da Sky Arte, acquistando i diritti sta trasmettendo da settimana scorsa la serie quasi in contemporanea con gli States. Proprio stasera, e per ogni mercoledì, alle 21.45 andrà in onda il secondo episodio

Su NME, cliccando sull'immagine qui sotto, trovate la mappa interattiva con degli estratti per ciascuna città.

Se nel frattempo volete gustarvi la nuova uscita, ascoltate qui:

Termino con segnalare il tour U.K. con una data speciale, il mio compleanno. Con i Royal Blood come band di supporto. Inutile dire che farò di tutto per essere a Wembley quel giorno. 

Diffidenti e Social: Come si cambia tra online e offline

Per prima cosa guardate questo video:

L'ho trovato su qualche blog di marketing tra i miei feed, non ricordo più quale purtroppo.

Plauso innanzi tutto a Nestlé per una pubblicità fatta in questa maniera. Come al solito ho cercato di guardarla dal punto di vista della sociologia della comunicazione e dei rapporti interpersonali. Negli anni, anche distrattamente, ho appuntato qui qualche pensiero sull'argomento: Il piccolo mondo delle ore 8, Noi stessi anonimi, Siamo ciò che condividiamo

Il video qui sopra me li ha fatti ricordare tutti, è riuscito a concentrarli in pochi minuti. Un esempio perfetto di come ci siamo evoluti, influenzati da una comunicazione sempre più fatta di apparenze online, sempre più disturbata e diffidente quando ci troviamo ad affrontare uno sconosciuto nella vita reale: Cosa vuole? È scemo? Perché mi parla? Non vede che sto pensando ai fatti miei? Gira i tacchi e lasciami perdere.

Sensazioni conosciuta? Il video sicuramente ce le stimola ulteriormente se ci cerchiamo di immedesimare nella medesima situazione. 

Ho voluto scambiare velocemente due battute con il Dott. Michele Cucchi, si proprio quello in apertura del video.  A lui ho voluto chiedere perché questa espansività online, mentre dal vero le nostre barricate si alzano a dismisura? Questa diffidenza e ritrosia ad approcciarsi a qualcuno che non conosciamo anche in una situazione sicura, può essere causata da un cambiamento nel nostro modo di comunicare influenzato da Internet?

Mi ha risposto così:

Il mondo dei social ci scherma dalle difficoltà emotive che "dal vivo" caratterizzano l'interazione con l'altro, momento in cui scattano paura del giudizio, paura di non accettazione, dubbi su come approcciarsi ( collaborazione, seduzione, accudimento, competizione). Nel mondo virtuale abbiamo tempo per scegliere cosa dire, la pancia non si attiva e non ci influenza, possiamo gestirle meglio. È più difficile dire ciò che pensiamo chiaramente dal vivo. 
Il mondo social ci permette di spine eco sento e un po' di più oltre la naturale barriera del pudore, della convenzione, del riguardo.
Quindi: è un po' come giocare alla playstation a FIFA e giocare davvero: nel cp scegli chi sei e più o meno poi fare tutti i ruoli che vuoi. Dal vivo....dipende chi sei.

Torniamo quindi alla mia convinzione. Online si cerca di dare il meglio di sé, la propria versione maggiormente accettata dagli altri. Offline, o nasci attore o lo diventi. Essere se stessi non è più sufficiente a quanto pare.

Arriva il freddo

Consigli utili su come difendersi. Da Internazionale.

  1. Se ti metti sciarpa e guanti a novembre, a gennaio ti rimarrà solo la pelle d’orso.
  2. Hai bisogno di carta per accendere il camino? È l’occasione per dare un senso alla tua tesi di laurea.
  3. Ricorda: il modo più ecologico per scaldarsi è fare sesso.
  4. Aspetta a combattere lo stato di ipotermia: la pelle bianca e il rossetto viola quest’anno vanno di moda.
  5. Il tè bollente è la cosa che riscalda meglio. Soprattutto se te lo versi addosso.

Serie TV e Romanzi. Diversi, ma non lontani

Leggendo la Lettura di ieri ho scovato l'articolo a firma di Paolo Giordano su come i romanzi siano molto meglio delle serie TV. Mi sono appuntato questi due passaggi:

Difficile, quasi impensabile, che dal discorso intorno a una serie televisiva si finisca per parlare di altro, o magari di sé, del modo in cui quella serie ha fatto da specchio alla nostra vita, al nostro dolore, alla nostra realtà. Il viaggio inizia e termina con la visione della stessa.

Quasi in chiusura d'articolo scrive testualmente:

[...]Non esiste miracolo di HBO o Netflix o Sky che nel lungo periodo abbia un effetto sulla nostra personalità, sul nostro immaginario, paragonabile a quello prodotto da un'opera letteraria. E mai esisterà. Le due esperienze, semplicemente, non sono sullo stesso piano [...]

Ora io non so chi tu frequenti caro Paolo, siamo coetanei concedimelo, ma credo sia piuttosto chiaro a tutti che quanto si staglia di fronte ai loro occhi durante una puntata di una qualsiasi serie televisiva sia un'interpretazione di determinati attori di un'ulteriore soggettività interpretativa da parte di autori e sceneggiatori di un'opera letteraria, o addirittura di qualcosa di una produzione ad hoc originale.

E in entrambi i casi, sia proveniente da un testo letterario sia una sceneggiatura originale, la serie TV non avrebbe successo se non vi fosse un'elevata qualità dello scritto. È quindi un po' riduttivo dire di non metterle sullo stesso piano, perché in realtà strettamente correlate. Vallo a dire a G.R.R. Martino e le sue "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" con la trasposizione in serie televisiva "Il Trono di Spade" di cui per altro è autore.

Tuttavia è sufficiente andare leggermente un pochettino più in profondità alle cose. Nessuno, a parte la vostra cerchia di amici e conoscenti, ammetterà mai le emozioni e le sensazioni scaturite dalla visione di una serie televisiva, ciò non significa che non le abbia provate o non ci abbia riflettuto su per giorni interi; non confesserà le riflessioni sulla vita scaturite da True Detective, non dirà mai di aver navigato per ore online alla ricerca di un senso compiuto all'ultima puntata di Lost, non ammetterà di fronte a tutti di essersi appuntato tutte le battute di Frank Underwood per provare ad essere un po' più squalo e un po' meno agnello. 

Una delle prime amorevoli giustificazioni addotte da maestre e genitori negli anni delle scuole elementari per invogliarci a leggere è quella in cui si dice che la lettura stimola la fantasia e tantissimi altri benefici sul nostro cervello. Nulla da obiettare, così è e così sempre resterà.

Demonizzare le serie televisive non aiuterà a vendere più libri, sarebbe magari utile accompagnare il pubblico alla visione di esse con un corollario di scritti da approfondire pre e post visione delle stesse.

Caro Paolo, posso dirtelo, trovo la tua un'analisi molto superficiale. Mi spiace non aver ancora letto il tuo "La solitudine dei numeri primi", l'ho comprato giuro, ma non siamo degli automi e la nostra fonte di emozioni, difficile da credere, arriva dai più disparati canali.

Persino una serie tv o un videogioco.

Prima Interstellar a destra

Ieri sera sono andato a vedere Insterstellar in 70mm al Cinema Arcadia di Melzo. Credo sia la prima volta in vita mia in cui apprezzo la qualità dei 70mm, anche non ne avevo mai visto uno con questa qualità. Una qualità grezza, slavata, con molta poca luminosità, ma dai colori veri e reali

Mi piace l'altissima definizione e come sapete detesto il 3D, ma probabilmente una pellicola in grado di dare la sensazione di assistere ad un film di qualche decennio fa è forse equiparabile all'ascolto di un vinile oggi.

Ora, non ho metri di paragone per giudicare come si possa apprezzare in 4K il medesimo film, quello che posso dire è che tutte le imperfezioni, visibili ad occhio nudo, della pellicola contribuiscono a rendere quest'opera ancora più attaccata al mondo reale, almeno per questo aspetto.

Ho notato poi come ci siano almeno 7 tagli molto bruschi durante il film. Tagli, immagino, voluti in fase di montaggio, molto crudi e apparentemente fastidiosi nel cambio di sequenza filmica, tuttavia comprensibili se lo si approccia tenendo a mente il fatto che il film è stato girato e pensato per essere visto in 70mm. Kudos quindi ad Arcadia per essere una tra le sole 5 sale in Europa a trasmetterlo così come Nolan l'ha concepito. Se avete quindi la fortuna di visionarlo in questa risoluzione, non spaventatevi se le immagini ad un certo punto salteranno, è una cosa voluta, fa parte della narrazione.

Spostandomi sull'opera filmica, mi ero immaginato di andare a recuperare qualche chicca e qualche spiegazione aggiuntiva (cosa che poi ho fatto comunque, ma guidandovi nell'interpretazione del film) come fatto con Her qualche mese fa. Tuttavia mi sono detto che questa volta sarebbe stato troppo complicato e sarei finito con dare delle interpretazioni sbagliate. 

Ciò che posso fare, evitando di attivare la modalità spoiler, è quella di dare dei consigli prima della visione dello stesso e magari condividere una discussione sui medesimi una volta tornati dal cinema o da qualsiasi supporto voi scegliate per guardarlo. 

Il primo. Non scadete nell'errore di uscire dalla sala cercando di interpretare Interstellar come un trattato scientifico, un documentario uscito da National Geographic o Discovery Channel. Nella maggior parte dei casi non ci riuscirete a meno di essere degli astrofisici e anche in quel caso avreste molte domande per la testa. Nonostante ciò, se le domande iniziano a diventare pressanti e faticate a prender sonno qui ci sono un paio di articoli a supporto: il Post cerca di fare il sunto dell'uomo comune, Wired racconta invece di come proprio un astrofisico, Kip Thorne, abbia supportato il regista Christopher Nolan (scrivendo anche un libro) nella realizzazione del film.

Secondo. Se invece di scienza ne capite, come Paolo Attivissimo, magari ne rimarrete delusi proprio come lui come l'astronomo di Slate o le 21 inensatezze di Vulture, perché magari la vostra anima nerd cercherà sempre e comunque il pelo nell'uovo cercando di spiegare ogni singolo fenomeno della pellicola, alla ricerca di un significato anche dove non c'è. Voglio però aggiungere una cosa e sfrutto un estratto di articolo di ScreenChrush:

But a movie is not its marketing; regardless of what 'Interstellar''s marketing said, the film itself makes no such assertions about its scientific accuracy. It doesn't open with a disclaimer informing viewers that it's based on true science; in fact, it doesn't open with any sort of disclaimer at all. Nolan never tells us exactly where or when 'Interstellar' is set. It seems like the movie takes place on our Earth in the relatively near future, but that's just a guess. Maybe 'Interstellar' is set a million years after our current civilization ended. Or maybe it's set in an alternate dimension, where the rules of physics as Phil Plait knows them don't strictly apply.
Or maybe 'Interstellar' really is set on our Earth 50 years in the future, and it doesn't matter anyway because 'Interstellar' is a work of fiction. It's particularly strange to see people holding 'Interstellar' up to a high standard of scientific accuracy because the movie is pretty clearly a work of stylized, speculative sci-fi right from the start.

Come a dire, un film è un film, non è una dissertazione scientifica da pubblicare su Science. Quindi è probabilmente un bel racconto di fantascienza, dove inevitabilmente elementi fantastici sono stati aggiunti per arricchire e abbellire l'esperienza di visione. Posso comprendere la delusione, del resto vengono affrontati temi a cui l'uomo cerca di dare risposta da sempre.

Illustrazione di Chris B. Murray

Illustrazione di Chris B. Murray

Terzo. Mi sono sforzato di comprendere meglio quale fosse il fine ultimo del film e dare una mia personalissima interpretazione. Cosa per la quale, sono convinto, Nolan lasciarci con uno spunto di riflessione. Qui si mi tocca segnalare SPOILER:

  • La gravità non è la sola forza in grado di superare le leggi fisiche di tempo e spazio. L'amore è la seconda di queste.
  • Il messaggio chiaro del film è l'inevitabilità della fine della nostra specie se non facciamo qualcosa per preservare questo luogo chiamato Terra che ci sta solo ospitando. Le referenze sono tante, ma all'inizio del film maggiormente evidenti quando si parla di aver smesso di guardare in alto per concentrarsi sul basso. Sulla Terra appunto.
  • Non concordo sull'evoluzione dell'uomo tanto da riuscire a piegare al proprio volere il tempo, tanto da riuscire a dargli una dimensione fisica. Se fosse molte migliaia di anni dovranno passare, oppure diventare delle macchine noi stessi.

Quarto e mi taccio. Ad un certo punto del film vedrete apparire Matt Damon. Ecco io al primo frame non ho fatto a meno di pensare al suo ruolo in The Departed. La spia, il traditore, il doppio giochista. Evidentemente è un'etichetta alla quale fa fatica a rinunciare. Scoprirete il perché.

Vale la pena? Sicuramente si, se ne parlerà per molto tempo e sicuramente ha segnato la storia della cinematografia così come chi cerca di dare interpretazioni o sta studiando il nostro futuro come specie. Vale sicuramente il suggerimento di apprezzarlo come opera artistica, se poi amate cercare secondi risvolti, scoprirete essere il bello della macchina dei sogni.

La Grande Guerra

Una volta a settimana, per quattro anni, ogni giovedì.

È l'ambizioso progetto di questo "YouTuber", attraverso un video racconto settimanale vuole ripercorrere tutte le settimane di quanto accaduto 100 anni fa per i prossimi 4 anni a venire. Progetto ambizioso, da seguire se appassionati e se avete voglia di sapere di più sulla Prima Guerra Mondiale.

Di seguito la playlist delle prime 15 settimane di conflitto, ma a questo link la playlist dove verranno caricati tutti i video futuri.