Journey

Nel 2005 quando uscirono due delle console per l'intrattenimento domestico, Xbox 360 e Playstation 3, feci un patto con me stesso. Acquistare su la console Sony soltanto le esclusive e giocare tutto il resto sulla piattaforma Microsoft. Principalmente per una mia repulsione verso il pad Playstation e la scarsa applicazione nel cercare di innovarlo nel tempo. Ma questa è un'altra storia.

Avendo sempre bene in mente questo dogma, acquistai nel corso degli anni solo una manciata di titoli vicini al mio genere, di sicuro apprezzamento. Tra questi Heavy Rain e, proprio ieri, Journey.

Un fulmine a ciel sereno nel panorama videoludico di questi ultimi anni.

Journey è un viaggio musicale, un viaggio emozionale, un viaggio alla scoperta di se stessi.

Journey_wallpaper_preview.png
Journey_wallpaper_preview.png

Le metafore del viaggio ci sono tutte. Introspezione, conoscenza e morte. Journey non corrisponde ai classici canoni videoludici tradizionali, è un esperienza, un bagno sensoriale, un'immersione verso l'infinito. E come tale va vissuto.

Pad alla mano, un soffio di vento sposta granelli di sabbia dorati, il pad quasi s'inchina a questo scenario quasi post apocalittico, guidiamo una creatura vagamente umanoide verso una lontana montagna sacra.

Il principio e la fine di tutto.

Come il Monte Fato ne Il Signore degli Anelli, come la città delle macchine in Matrix. C'è un viaggio da compiere, un viaggio della e per la vita. Dagli sconfinati altipiani nevosi, ai desolati deserti assolati, la nostra creatura è dotata di soli due comandi in grado di farla avanzare per raggiungere la propria meta. Una spruzzata di platform ci consente di interagire con qualche elemento dell'ambiente circostante.

Sempre con un fil rouge ad accompagnarci: la sinfonia musicale a colonna sonora, e la medesima prodotta dal nostro personaggio ogni volta che premiamo il tasto sul nostro gamepad. La stessa musica che ci permette di interagire con oggetti e altri giocatori online incontrati durante il tragitto, come noi alla ricerca della comprensione di sé. Una sinestesia in grado di permeare occhi, orecchie e anima.

E' un confronto con il sublime, nella concezione più vicina a Coleridge del termine. Lo stupore nei confronti di quello che ci circonda, la contemplazione di un disegno più grande del singolo individuo, ma che solo con l'apporto di quest'ultimo diventa completo.

Journey è la dimostrazione che il mezzo videoludico può competere ad essere considerato alla stregua delle altre produzioni artistiche dell'umanità, ed entrare di diritto tra i tentativi, di cui parlavo qualche settimana fa, di trovare strade alternative per l'esplorazione di un mondo ancora tutto da scoprire e inventare.

Questo piccolo grande semplice capolavoro (per completare il gioco sono sufficienti meno di 3 ore) è stato realizzato da thatgamecompany, lo stesso team di flOw e Flower ed è disponibile esclusivamente come contenuto scaricabarile su Playstation Network.

Ora sapete come occupare il pomeriggio post abbuffata pasquale.